The Good Lord Bird Recensione: l'epopea di John Brown su Sky

Avvalendosi di un mood a cavallo tra il drammatico e l'irriverente, The Good Lord Bird è una miniserie accattivante e sorprendente, con qualche ma.

recensione The Good Lord Bird Recensione: l'epopea di John Brown su Sky
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Se si ha tra le mani un prodotto a tema storico particolarmente sentito bisogna fare attenzione, per forza di cose. Almeno è questo il modo in cui siamo abituati a pensare ed in effetti ci sono situazioni, contesti, personaggi che necessitano di un certo tatto o sensibilità. Però al contempo quanto è bello piegare regole simili, uscire dalla gabbia e giocare un po' con le aspettative pur di sorprendere una volta per tutte. The Good Lord Bird, miniserie incentrata sugli ultimi anni di vita del celebre abolizionista John Brown andata in onda nelle ultime settimane su Sky, capisce perfettamente questa esigenza - così come lo capiva l'omonimo romanzo da cui è tratta

E quindi che si aprano le danze in uno spettacolo dai toni assurdi e a tratti persino grotteschi; uno show in cui uomini vengono scambiati per donne, truffatori per salvatori, politici per amici e pazzi deliranti per eroi. Un teatro in cui tutto sembra possibile nonostante sia incanalato su binari ben precisi, decisi quasi due secoli fa dalla storia. Questo già di per sé è un successo notevole, non sempre capace tuttavia di mascherare alcuni evidenti difetti strutturali, che già avevamo in parte evidenziato nella nostra anteprima di The Good Lord Bird.

Ritratto di uno schiavo

Le ultime gesta di John Brown (un sontuoso e spiritato Ethan Hawke) sono mostrate attraverso un punto di vista molto peculiare: quello di Henry Shackleford (Joshua Caleb Johnson), un fittizio schiavo di colore che viene liberato proprio da Brown e la sua banda in una delle loro numerose incursioni per debellare l'America dalla schiavitù, a qualunque costo. Per un curioso e tutto sommato esilarante equivoco, però, Brown si convince che il nuovo arrivato non si chiami Henry, bensì Henrietta, tanto da donargli un nuovo ed elegante vestito destinato in origine alla figlia.

Soprannominato da tutti Cipollina, l'adolescente comprende subito di poterci guadagnare da un inganno del genere, poiché nessuno si sognerebbe di far combattere la guerra per l'emancipazione ad una giovane donna. Inizia così un viaggio surreale, fatto di lunghe cavalcate, ripetizioni ossessive della Bibbia - Brown era un cristiano a dir poco fervente - e disavventure di ogni tipo.

Ma prima tutto è anche e soprattutto la vicenda umana di Henry/Cipollina, una persona che fino a quel momento non aveva conosciuto altro che la schiavitù. Sicuramente una schiavitù comoda rispetto a tante altre, fatta di un certo agio e addirittura condita con un'educazione di base; eppure la libertà è un'altra cosa. Henry inizia a conoscere contesti inediti, stati e città in cui un uomo di colore può diventare una personalità importante e rispettata, dando via inevitabilmente al confronto. Al confronto segue la rabbia.

Alla rabbia succede la frustrazione e l'impotenza, meravigliosamente ritratta nella sua incredulità: schemi mentali talmente radicati nei suoi pensieri da essere ritenuti immutabili. È uno strano ed affascinante rovesciamento quello che The Good Lord Bird mette in scena perché è una schiavitù descritta senza mai rivolgersi all'orrore e alla violenza. Una delle pagine più vergognose dell'umanità si mostra invece nella sua quotidianità, in ciò che Henry considera naturale - un uomo di colore sempre sottomesso ad un bianco - e specialmente in ciò che vede come alieno.

Scintille di guerra civile

Un riassunto egregio dell'abominio che Brown ha tentato di condannare con le sue sanguinose gesta, un invito quasi alla rieducazione oltre che ad un'ovvia presa di posizione istituzionale. Fin qui, The Good Lord Bird sembrerebbe seguire un tracciato piuttosto standard per un prodotto storico, travolto e disintegrato ogniqualvolta entra in scena proprio Brown. La miniserie si trasforma qui in un'ondata travolgente di eccentricità e follia: deliri religiosi, preghiere interminabili, piani indicibili sussurrati da Dio stesso e un esercito di ben dodici uomini o poco più.

Si alternano senza soluzione di continuità toni drammatici e comici, dialoghi squisitamente tragici ad eventi marcatamente buffi e parodistici - la trasposizione di Frederick Douglass (Daveed Diggs) è un'irriverente macchietta comica. Le carte in tavola cambiano e sopraggiunge quella deliziosa sensazione di imprevedibilità ad ogni angolo. Insomma, non si sa mai quale altra idea strampalata o compito bizzarro Brown possa avere in serbo per il nostro caro Cipollina.

Ogni aspetto della serie è allora stato brillantemente calcolato per supportare questo mood: la recitazione di Hawke è volutamente esaltata e sopra le righe; la stessa sigla è colorata e kitsch con tanto di cipollotto che schiva dei proiettili; i titoli che scandiscono i capitoli delle puntate sono spuntati e grossolani; persino la regia asseconda la bipolarità, per cosi dire, del prodotto mutando a seconda degli eventi e passando in maniera naturale da placida e lenta a fulminea, quasi aggressiva. The Good Lord Bird è, concettualmente, una delle produzioni più riconoscibili nell'attuale panorama seriale.

Un mix funzionante a tal punto da nascondere delle palesi mancanze strutturali. Questo da una parte è un punto a favore, il nucleo concettuale con la sua forza riesce a superare momenti morti o ripetitivi. Dall'altra, però, tali momenti esistono ed in generale la prima metà o poco più di stagione è strutturalmente povera ed insoddisfacente. Varietà inesistente, un episodio quasi totalmente separato dalla trama portante, due puntate di fila con lo stesso schema - Brown va a parlare con persona "x" per ottenere dei fondi; sono aspetti che il mood della serie può mitigare, ma non cancellare del tutto.

Anche se il prezzo più caro da pagare è un altro ed è una diretta conseguenza di un'atmosfera sempre sul confine tra il serio e il faceto-parodistico, ovvero l'incapacità di veicolare alcuni momenti chiave. In The Good Lord Bird ci sono tanti eventi chiave o spartiacque ed in particolar modo su quelli drammatici la scelta di non prendersi mai pienamente sul serio pesa al pari di una spada di Damocle. La coerenza è ammirevole, non lo neghiamo, ma non basta a far trasparire la drammaticità di certe azioni, morti o rifiuti. È l'unico vero grande limite di un prodotto, per molti altri versi, ambizioso, fresco e sorprendente.

The Good Lord Bird The Good Lord Bird è una miniserie coraggiosa, fresca, sorprendente ed irriverente. Nell'offrire il ritratto degli ultimi anni di vita di John Brown da un punto di vista molto peculiare sceglie, infatti, una strada fin troppo poco battuta: quella di non prendersi mai totalmente sul serio nonostante l'importanza degli argomenti trattati. E allora inizia una girandola di follie, deliri religiosi, dialoghi quasi assurdi e personaggio storici mostrati come delle vere e proprie macchiette comiche. Eppure, nonostante questa scelta, la schiavitù e il razzismo sono trattati con una sensibilità unica e soddisfacente, un dipinto fatto di una terribile quotidianità e non di violenza sfrenata. Una coerenza interna encomiabile, seppur probabilmente spinta troppo in profondità: l'unico vero difetto, infatti, è il non voler abbandonare questo tono persino nei momenti più marcatamente drammatici. Il resto è una produzione ambiziosa che finalmente prova a mescolare un po' le carte in tavola.

7.5