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The Journalist Recensione: un dramma poco entusiasmante su Netflix

La serie ispirata al pluripremiato film di Michihito Fujii offre degli spunti interessanti, ma è castrata da una pessima gestione del ritmo narrativo.

The Journalist Recensione: un dramma poco entusiasmante su Netflix
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Per un giornalista il concetto di giustizia si intreccia spesso a quello di libertà. Il mondo dell'informazione viaggia tra i contrasti di notizie clamorosamente importanti, ma con uno scarso riscontro da parte di un pubblico spesso poco interessato a temi che non riesce a comprendere appieno. In questo modo anche lo scandalo delle corruzioni rischia di passare in sordina, soprattutto quando il giro di denaro non raggiunge cifre da capogiro. Per un giornalista con un radicato senso di integrità è complicato scendere a patti con l'evidenza dei fatti, ed è costretto a scontrarsi con modalità di pubblicazione che puntano più alla presa sul pubblico, piuttosto che a inseguire una verità scomoda.

The Journalist è una serie drammatica disponibile in streaming - qui trovate tutte le nuove serie tv Netflix di febbraio 2022 - tratta dall'omonimo film diretto da Michihito Fujii (a sua volta ispirato al romanzo di Isoko Mochizuki). La trama solleva delle questioni spinose, formulando intrinsecamente delle domande scomode sulla gestione delle notizie da parte della stampa, ma i lentissimi ritmi narrativi rendono quasi impossibile lasciarsi trasportare da una storia profonda ed importante.

La corruzione è sempre uno scandalo?

Anna Matsuda (Ryôko Yonekura) è una giornalista completamente dedita al suo lavoro, capace di tenere sulle spine i personaggi sui quali indaga rivelando il marcio sepolto dietro una facciata di onestà e rettitudine. Le sue ultime ricerche l'hanno portata a porsi domande sulla natura di una transazione tra il governo giapponese - per il quale hanno fatto da mediatori il premier e la first lady - ed una società privata, già salita in passato agli onori della cronaca a causa di movimenti poco chiari, che non hanno però mai portato ad una denuncia formale.

La ferma volontà di far luce sull'accaduto mette in una situazione di forte disagio l'esecutivo del Paese, e le pressioni di Matsuda portano addirittura il premier a promettere le dimissioni se le accuse dovessero rivelarsi fondate. Ma al di là delle parole di circostanza si avvia la macchina del fango, attraverso funzionari del governo che si mobilitano per cancellare prove scottanti e per denigrare pubblicamente la giornalista. La strada per la verità si rivela dunque essere una scalata complicatissima, ma Matsuda non è sola: la sua voglia di rendere pubblico lo scandalo ispira altre persone, che la fiancheggeranno in questa lotta impari nella quale il pubblico giapponese si dimostra essere l'ago della bilancia.

Le informazioni come merce

La serie tv Netflix propone un'analisi del mondo dell'informazione ai nostri giorni: un tema a dir poco scottante, che ha assunto maggior rilevanza con il passare del tempo, soprattutto a causa della labilità che ha rivestito il mestiere del giornalista, un ruolo che ormai si confonde con quello di un influencer o di un paparazzo.

Non a caso il focus della narrazione non si basa tanto sullo scandalo vero e proprio, che vede il governo giapponese intento a usare il denaro pubblico per il tornaconto di pochi eletti, ma sul senso di "giustizia sociale" che pervade il lavoro della protagonista. Matsuda non lotta solo contro un nemico che ha il potere di nascondere le prove, ma deve anche fare i conti con la difficoltà di fare presa sul pubblico utilizzando notizie dallo scarso clamore. Nonostante la sua sia una crociata evidentemente giusta e degna di essere perseguita, la testata presso la quale lavora non la spalleggia nella sua ricerca della verità, perché le sue notizie non fanno vendere giornali. Nella formulazione di questa visione quasi oscurantista del giornalismo odierno ci vengono presentate due grandi "entità" in contrapposizione: il singolo individuo e la folla.

I personaggi di The Journalist sono ben presentati e si dimostrano profondi, con il loro bagaglio di tristezze, sogni e lutti. Al loro mondo si oppone concettualmente quello del pubblico generalista: le persone al giorno d'oggi hanno una soglia dell'attenzione minima e la loro opinione è facilmente manipolabile da chi sa costruire a dovere una notizia. Un concetto assoluto descritto alla perfezione da Shakespeare nel suo Giulio Cesare, ma che ha raggiunto un grado di pericolosità allarmante con l'avvento dei social.

Il racconto è gestito male

Il cuore di The Journalist si dimostra quindi in questa analisi importante sul senso di giustizia e libertà di stampa, ma la serie tv pecca sul piano della finzione narrativa a causa di una dilatazione dei tempi ai limiti dell'esasperante. Basta il primo episodio - confusionario e al tempo stesso lento nelle evoluzioni - per capire il piglio manieristico che gli sceneggiatori hanno improntato nella trama, e le cose non migliorano col prosieguo della visione. Matsuda è la protagonista sulla carta, ma il suo coinvolgimento effettivo nel caso arriva soltanto nel quarto episodio.

Fino ad allora l'ordito si sviluppa grazie ai personaggi di Mayumi (Ren Hanami) e Murakami (Gô Ayano), mentre sorprende l'evoluzione di Ryo (Ryûsei Yokohama): uno studente universitario poco affezionato al mondo dell'informazione, che si appassiona allo svolgimento del caso montato da Matsuda prendendo coscienza della forza insita in un giornalismo coraggioso e onesto. Ryo si manifesta quindi come un personaggio redento, che si eleva dalla pigrizia del pubblico generalista per comprendere l'importanza delle notizie.

Lo spettatore si ritrova catapultato nella storia in medias res: lo scandalo che è al centro delle indagini assume quindi forma davanti ai nostri occhi, mentre seguiamo le evoluzioni dettate dal ritrovamento delle prove, ma inizialmente i suoi contorni fumosi provocano un senso di smarrimento che inficia la costruzione di un interesse adeguato.

Una regia attenta

Dal punto di vista registico The Journalist si lascia apprezzare per qualche sequenza abbastanza ispirata, mentre lo svolgimento classico delle riprese prevede una lunga sequenza di conversazioni a due che si basano sul senso dell'onore (un tema molto caro alla cultura giapponese).

La sceneggiatura si lascia andare un po' troppo facilmente ai sentimentalismi, mettendo spesso da parte il vero fulcro della trama, ma le interpretazioni di gran parte del cast riescono a prevenire la frustrazione derivante dall'immobilismo narrativo. I personaggi secondari - tra i quali spicca Tokio Emoto, uno dei protagonisti de Il Regista Nudo (riscoprite uno dei gioielli dimenticati di Netflix con la nostra recensione de Il Regista Nudo 2) - non sono tutti ben scritti (né ben interpretati), ma in generale il livello è buono e dona un senso di concretezza al prodotto. C'è purtroppo da segnalare la mancanza di una localizzazione impegnata, con Netflix che rende disponibile la visione solamente in lingua originale, ma con i sottotitoli in italiano.

The Journalist La serie tv ispirata al film di Michihito Fujii si rivela essere un progetto ambizioso, ma non completamente riuscito. Il cuore pulsante della sua narrazione si basa sul senso di giustizia e sull'onestà della stampa specializzata, la quale si lascia trasportare dalla deriva generalista di un pubblico manipolabile, e le domande scomode che lo show propone dovrebbero preoccuparci tutti. Purtroppo la gestione della narrazione da parte degli sceneggiatori cade in gravi pecche di ritmo, a causa del pantano sentimentalista che tiene in ostaggio gli avvenimenti per troppi episodi. La recitazione sentita e una regia adeguata riescono quasi a salvare un prodotto che prometteva grandi cose, ma che fallisce nella restituzione di un intrattenimento che non risulta pervenuto.

5.5