The Last of Us 1x02 Recensione: un episodio fantastico di Neil Druckmann

Dopo aver sorpreso fan e curiosi con un debutto semplicemente sensazionale, la serie si concentra sui protagonisti e sul loro pericoloso viaggio

The Last of Us 1x02 Recensione: un episodio fantastico di Neil Druckmann
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Come dimostrato dall'ondata di reaction, commenti e recensioni, il debutto di The Last of Us ha smosso le acque del panorama televisivo mondiale e sembra aver superato ampiamente anche le aspettative più rosee dei fan. Un piccolo fenomeno che, stando alle prime impressioni, ha messo d'accordo pubblico e critica accogliendo un consenso pressoché unanime: il primo episodio della serie in esclusiva su Sky e NOW è stato il secondo miglior esordio di HBO negli ultimi 12 anni mettendo in mostra tutte le qualità di un racconto quanto mai fedele e accurato, ma al contempo congeniale alla struttura televisiva.

La prima puntata di The Last of Us si è rivelata intrigante soprattutto nelle proprie aggiunte, mostrando il grande interesse con cui il creatore dell'opera, Neil Druckmann, e lo showrunner Craig Mazin intendono esplorare o approfondire il materiale a propria disposizione. Tali divagazioni si sono rivelate estremamente utili e appropriate, offrendo allo spettatore uno sguardo più ampio, coeso e verosimile sia del contesto, sia della situazione pandemica, senza tuttavia allontanare l'attenzione dai personaggi. Dopo essersi lasciato il prologo e le presentazioni alle spalle, il secondo episodio si concede quindi ampio spazio per presentare alcuni elementi cruciali del mondo post-apocalittico e per approfondire il carattere dei protagonisti, creando il perfetto mix tra dramma e tensione per cominciare al meglio questo lungo viaggio.

L'unione forzata

Sin dalle prime battute (come accennato nella nostra recensione di The Last of Us 1x01) HBO ha mostrato l'intenzione di costruire un mondo estremamente realistico, cercando di avvicinarsi quanto più possibile a contesti che lo spettatore potesse percepire come plausibili senza allontanarsi eccessivamente dallo stile del videogioco. Le prime sequenze di questa puntata mostrano un ulteriore approfondimento originale della situazione pre-pandemica, tornando poi a seguire Joel, Tess ed Ellie nel loro viaggio verso ovest.

In una Boston in cui l'oppressione e la desolazione sono più palpabili che mai, ogni passo dei protagonisti rappresenta un rischio da non sottovalutare: fra cumuli di macerie e silenzi assordanti, anche il minimo rumore può rivelarsi fatale. Mentre Joel e Tess cercano di comprendere cosa fare con la ragazzina, fugando eventuali dubbi sulla sua condizione, chi osserva ottiene un primo assaggio delle difficoltà e delle sorprese che comporta avventurarsi in zone del tutto inospitali.

Si percepisce chiaramente il desiderio di offrire un'esperienza introspettiva e profonda sia per mezzo dei dialoghi, sia attraverso l'esplorazione immersiva di un ambiente curato nei minimi dettagli. Attenzionando ogni scena per mantenere alta la tensione, il senso del pericolo riesce a emergere e a colpire con una potenza dirompente. Se il walk and talk crea la giusta atmosfera per permettere di conoscere a fondo i protagonisti, il cuore dell'intreccio si lega strettamente alla rottura degli equilibri così minuziosamente creati.

Nell'approfondire le proprie trame, The Last of Us prende anche il rischio di citare lo stile Chernobyl, con le prime scene degli episodi finora mostrati che richiamano perfettamente il metodo che ha reso celebre Mazin. L'azione vera e propria è invece rappresentata in maniera eccellente, allontanandosi senza particolare sforzo dalle banalità tipiche del genere. La traversata della zona esterna, con luoghi importanti come il museo e il municipio, fa da perfetta cornice per un episodio che intende caricare tutto il peso dello show sul cast e l'ambiente.

Strade perdute e corridoi inquietanti

Nel suo muoversi costantemente seguendo i volti di punta fra scambi profondamente curati e situazioni ben più caotiche, Neil Druckmann scruta con estrema attenzione ogni mossa delle proprie creature e si ritrova spesso a indugiare sulle impressioni dei personaggi - siano essi primi piani, giochi di sguardi e micro-espressioni. Il creatore della saga, qui nelle vesti di regista, è quanto mai accorato nella messa in scena: è grazie alla sua maniacalità se le sequenze acquisiscono il giusto pathos, tra movimenti di macchina precisi ma abbastanza fluidi da non percepire la ripresa e una particolare attenzione per le emozioni portate su schermo.

Si tratta senza dubbio di un chiaro messaggio sulla piega che lo show intenda seguire, evolvendo il proprio dialogo su temi più alti mentre alimenta la tensione con un'azione centellinata e carica di significato. Le atmosfere della serie si confermano a livelli elevatissimi sia in termini di resa estetica, sia nella cura per i particolari, con un'innumerevole

quantità di elementi a schermo che faranno piacere ai fan di lungo corso e forniranno ulteriori particolari ai nuovi spettatori. Anche i primi, veri scontri portano la tensione alle stelle e sono costruiti in modo tale da enfatizzare al massimo l'atmosfera con le eccellenti musiche di Gustavo Santaolalla. Al racconto del dolore e della perdita si aggiunge qui la paura primordiale dell'ignoto, trattenuta e dilaniata dall'opprimente spasmo di proseguire. Se l'estetica premia le ambientazioni iconiche, sono però le interpretazioni a dominare la scena: Anna Torv porta Tess a livelli da Emmy e sfrutta al massimo il tempo che le viene concesso dando al personaggio un'impronta memorabile. Pascal appare meno centrale e "ingombrante", quasi lasciando volutamente maggior spazio a Bella Ramsey per presentarsi adeguatamente agli occhi di chi osserva. Il lavoro svolto in fase di preparazione dal cast è encomiabile sotto ogni punto di vista e si inserisce perfettamente nel contesto stilistico voluto in cabina di regia.

In tal senso, il comparto visivo spicca per la sorprendente resa d'insieme, mescolando digitale e prostetico per ottenere la versione migliore dei luoghi e degli infetti tanto amati dai fan. L'impegno congiunto profuso su più fronti mira ad acquisire rilievo nella mente dello spettatore, scrollandosi di dosso il peso di eventuali paragoni e impressionando per la congenialità alle modalità del nuovo medium.

Confini e barriere

Nonostante l'episodio sia più breve rispetto al primo, la densità narrativa non viene meno; anzi, lo show acquisisce un sapore diverso, catapultando lo spettatore in un presente che deve necessariamente compiersi. Il viaggio acquisisce sin dai suoi primi passi molti dei canoni tipici dell'epopea senza però apparire stucchevole o prolisso. Druckmann va saggiamente a colpire con l'emotività dei propri personaggi, lasciando spazio al rimorso e all'orrore con una delicatezza e una sottigliezza invidiabili.

La serie di The Last of Us riesce nel difficile intento di dar voce alla decadenza, la quale parla allo spettatore e lo rende partecipe di un mondo in cui le scelte difficili sono all'ordine del giorno. Lo show sfida chi osserva a mettere in discussione la propria idea di giustizia e il proprio concetto di morale, guardando l'orrore sotto una luce diversa dalla semplice lotta tra sopravvissuti e mutati. Ponendo ogni elemento sotto la lente d'ingrandimento appare evidente che la serie intenda offrire un crescendo sotto quasi ogni aspetto della sua produzione. La cura ambientale, enfatizzata da un sound design all'altezza della situazione, evidenzia forse meno spinta creativa rispetto alle attese, ma la caratura generale di The Last of Us si spinge oltre le lacune in termini di pura originalità. La drammatizzazione dinamica accarezza storie di vita stravolte dal trauma con accuratezza poetica e naviga la coscienza dei personaggi in maniera talmente sentita da sopperire a eventuali carenze in fase espositiva.

La retta via

Ancor più che nel primo episodio diretto da Mazin, l'impronta di Druckmann si fa qui tangibile nel dedicarsi amorevolmente alla propria creatura, coccolando e coccolandosi nel suo mondo in frantumi prima di aprire ufficialmente le porte alla narrazione principale. Pur non trattando nulla di eccezionalmente unico nel suo genere, la cura maniacale per la messa in scena e l'elevata qualità di tutti gli aspetti della produzione potranno fare le fortune di The Last of Us agli occhi del grande pubblico.

Siamo certi che, man mano che lo show procederà nel raccontare la propria storia, anche i fan potranno arrivare a comprendere la natura intrinseca di un'opera meravigliosamente autonoma e in grado di reggersi sulle proprie gambe - prendendosi tutti i rischi del caso. Fintanto che il livello di dramma e di coerenza interna rimarrà a livelli simili, senza cedere in opportunismi ma cambiando anche in modo marcato per raggiungere una maturità differente, non abbiamo dubbi che la serie procederà sulla strada giusta.

The Last of Us HBO Fornendo maggiori dettagli su quanto presentato nel suo primo episodio, sia per quanto riguarda l'epidemia del Cordyceps, sia per quanto riguarda il carattere dei personaggi, la serie HBO su The Last of Us conferma che Craig Mazin e Neil Druckmann intendano lasciare il segno in questa stagione televisiva. Attingendo a piene mani da un potenziale produttivo di primissimo ordine e dal sensazionale cast a propria disposizione, i primi passi del viaggio di Joel ed Ellie si muovono con sicurezza verso la giusta direzione.