The Last of Us Serie TV Recensione: all'altezza del gioco!

Craig Mazin e Neil Druckmann confezionano un adattamento degno del capolavoro di Naughty Dog in una serie TV che lascerà il segno.

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The Last of Us, il videogioco di Naughty Dog del 2013, era ed è tutt'oggi un capolavoro. La serie TV prodotta da HBO, creata e scritta da Craig Mazin e Neil Druckmann, non è da meno, ed è la miglior trasposizione in live-action da un videogame di sempre. Sono dichiarazioni forti, certo, arrivate dopo ore di riflessioni, di silenzio, con lo stomaco chiuso dopo i 9 episodi visionati in anteprima. Con gli stessi brividi di dieci anni fa, durante i titoli di coda che chiudevano il sipario sull'indimenticabile sguardo pieno di dubbi della giovane Ellie. Stavolta, al posto del viso digitale a cui Ashley Johnson diede vita un decennio or sono, ci sono gli occhi fanciulleschi di Bella Ramsey, e al posto del Joel barbuto di Troy Baker c'è il volto segnato e stanco di Pedro Pascal. Due interpreti che hanno caricato sulle proprie spalle il peso di una responsabilità immensa, quella di restituire le stesse emozioni con cui un uomo e un'adolescente fatti di poligoni hanno travolto i cuori di tantissimi appassionati.

E la bella notizia è proprio che sì, Pedro e Bella ce l'hanno fatta, insieme a Mazin e Druckmann dietro le quinte, a realizzare un adattamento live-action credibile, fedele. Un lavoro di cuore, che non soltanto permetterà ai neofiti di conoscere la stessa, bellissima storia che PlayStation pubblicò nel 2013, ma che offrirà ai fan della prima ora ulteriori spunti di approfondimento sulla mitologia e sui personaggi creati dal team di Naughty Dog. Spesso seguendo con rispetto il materiale originario, alle volte prendendo le giuste distanze dal videogioco, ma sempre e comunque con una coerenza e una funzionalità da manuale. E dunque, ad embargo scaduto, a pochi giorni di distanza dal debutto in esclusiva su Sky e NOW (The Last of Us è tra le serie Sky e NOW di gennaio 2023), eccoci ad inseguire le Luci ancora una volta.

The Last of Us: 10 anni dopo, ma in TV

Che la serie TV di The Last of Us volesse mantenersi il più fedele possibile al materiale di partenza era palese sin dalle primissime immagini promozionali, dagli scatti rubati dal set, dai primi trailer e dalle dichiarazioni degli autori.

E di fatto, per chi ha già vissuto e rivissuto l'epopea di Joel ed Ellie (la recensione di The Last of Us Parte 1 Remake è a un passo da voi), il nucleo centrale del racconto non cambia affatto: vent'anni dopo lo scoppio di un'epidemia che ha decimato la popolazione mondiale, trasformando gran parte degli esseri umani in famelici infetti cannibali, un contrabbandiere accetta di scortare una ragazzina da un capo all'altro degli Stati Uniti. Un semplice "lavoro" per Joel (Pedro Pascal), che in questo viaggio dai toni brutali e strazianti stringe un legame profondo con Ellie (Bella Ramsey), al punto da volerla proteggere come una figlia dai pericoli del mondo esterno e dalla minaccia dell'apocalisse. Attraverso la penna eccezionale di Craig Mazin, il creatore di Chernobyl (la nostra recensione di Chernobyl descrive un vero e proprio capolavoro di HBO), la serie di The Last of Us tratteggia il decadimento di un'intera civiltà con eccezionale maestria, mentre l'apporto del co-sceneggiatore Neil Druckmann (scrittore del videogioco d'origine e director del suo sequel, The Last of Us Parte 2) risulta cruciale nel delineare la mitologia e i personaggi chiave del viaggio di Joel ed Ellie.

I volti di Tess, Bill, Henry, Sam, Marlene e di tutti i comprimari che i videogiocatori ben conoscono rimangono cristallizzati nei loro rispettivi ruoli, con piccole ma significative differenze che risultano coerenti e funzionali al racconto televisivo e al passaggio da un medium all'altro. Il talento dei due autori, in effetti, si amalgama perfettamente in un intreccio senza sbavature: la capacità di Mazin di raccontare con crudo realismo il declino del genere umano si unisce alla grande sensibilità di Druckmann nel tornare a modellare i suoi personaggi, per certi versi migliorandone addirittura il ruolo ai fini della scrittura televisiva.

È il caso dell'intera struttura narrativa, che non scende a compromessi a ripercorre eventi, flashback e colpi di scena con lo stesso ritmo del videogioco, ma ne espande i retroscena, dando più respiro sia ai protagonisti sia alle origini del virus Cordyceps. Nell'opera di riadattamento Mazin e Druckmann riescono persino ad andare oltre la storia originale, sostituendo alcuni segmenti action (che al di fuori del videogame sarebbero risultati vuoti e ridondanti) con un finissimo e delicato lavoro di introspezione, dando un senso assai più profondo sia ai volti secondari del cast sia alla caratterizzazione dei due protagonisti, portati in scena da una coppia di attori che non avrebbero potuto essere più affiatati di così.

Bella Ramsey è una Ellie del tutto convincente, dolce e vulnerabile nei suoi maggiori momenti di fragilità ma anche aggressiva, combattiva e tenace, proprio come la sua indimenticabile controparte videoludica. D'altro canto, il Joel di Pedro Pascal è semplicemente perfetto: l'ormai iconico attore di Game of Thrones, Narcos e The Mandalorian sfoggia l'interpretazione più commovente e intensa della sua carriera.

Un adattamento intelligente

Se da un punto di vista della scrittura l'operato dei due sceneggiatori è pressoché inattaccabile, lo stesso può dirsi del valore e della qualità di una messinscena che traspone al meglio la regia videoludica di Naughty Dog. La portata produttiva di The Last of Us di HBO è mastodontica, al pari dei migliori Blockbuster televisivi degli ultimi tempi. La musica di SantaolallaLa colonna sonora della serie TV di TLOU è curata da Gustavo Santaolalla, lo stesso compositore della soundtrack dei due videogiochi di Naughty Dog. E infatti la OST dello show televisivo riprende integralmente le splendide melodie acustiche dei videogame, riproposte con una totale coerenza a quelle originali. In più, per l'adattamento di HBO Santaolalla propone alcune tracce che i giocatori hanno ascoltato nel sequel videoludico ambientato a Seattle, ulteriore conferma della totale continuità artistica tra la Parte 1 e la Parte 2.

Lo è per quanto concerne l'ampiezza e il respiro degli scenari, coadiuvati da una fotografia che riesce ad esaltare al meglio il mondo marcio e morente dell'opera originale; lo è grazie all'occhio cinematografico dei registi coinvolti nel progetto (Jeremy Webb, Ali Abbasi, Kantemir Balagov, Peter Hoar, Liza Johnson e Jasmila Zbanic oltre allo stesso Druckmann, che ha diretto un episodio), capaci di cogliere anche la più piccola sfumatura degli elementi ludici di The Last of Us Parte 1. Inquadrature che spesso strizzano l'occhio ad alcuni degli scorci più iconici del videogame, dettagli estetici e movimenti di camera che omaggiano i crismi più memorabili dell'opera prima, un comparto action che ottimizza al meglio le risorse della produzione.

Per ovvi motivi, infatti, le fasi d'azione sono state visibilmente asciugate e ridotte nella serie TV di The Last of Us, in parte per porre l'accento sulla già citata ed eccelsa caratterizzazione dei protagonisti, e in secondo luogo per rendere la violenza espressa nell'opera madre il più coerente possibile con la messinscena in live-action.

Ed ecco che le lunghe traversate per edifici abbandonati, hotel in rovina o interi insediamenti vengono riassunti in poche scene di conflitto, che risultano estremamente a fuoco e funzionali al minutaggio dello show. In alcuni specifici casi, peraltro, la controparte action del videogioco viene del tutto sacrificata ad interi episodi di grande intimismo e rara sensibilità: una scelta, a parere di chi scrive, sia creativa sia produttiva che non depotenzia il messaggio finale dell'opera, ma anzi lo rafforza e gli dà nuova linfa.

Un lavoro francamente encomiabile di un colosso produttivo come HBO, che non lesina nemmeno sugli effetti visivi: per quanto centellinato, l'utilizzo degli infetti e delle varie tipologie di orde devastate dal Cordyceps hanno evidenziato un ottimo mix tra trucco prostetico e CGI, dando vita con efficacia e credibilità - e con alcuni sprazzi di apprezzabile regia orrorifica - al terrore putrescente di Runner, Clicker e Bloater.

The Last of Us HBO The Last of Us di HBO è la conferma che "si può fare". Può esserci coerenza e continuità tra un videogioco e il suo adattamento televisivo o filmico, se chi ne riadatta la storia è un autore che sa quello che fa. Lo sforzo congiunto di Craig Mazin e Neil Druckmann dà vita ad un capolavoro degno del materiale d'origine: merito di una storia che ha lo stesso cuore dell'opera da cui trae spunto e persino delle differenze con il gioco, che diventano coerenti e funzionali alla scrittura televisiva. Ma è anche merito dei due volti principali che portano sul piccolo schermo il dolore, l'intensità e la fragilità di Joel ed Ellie: un Pedro Pascal commovente e una Bella Ramsey travolgente, che si caricano sulle spalle tutto il peso di una trasposizione più delicata che mai. Vincendo e convincendo. E anche stavolta potete giurarci.

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