The Loudest Voice: Recensione della serie su SKy con Russel Crowe

The Loudest Voice: Recensione della serie su SKy con Russel CroweThe Loudest Voice: Recensione della serie su SKy con Russel Crowe.

recensione The Loudest Voice: Recensione della serie su SKy con Russel Crowe
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Il nome Roger Ailes, per chi non sia statunitense o non mastichi giornalismo televisivo, risulterà tanto sconosciuto quanto Carneade a Don Abbondio. Il "buon" Roger è stato l'inventore di Fox News, rete all news del gruppo di Rupert Murdoch, tanto famoso da meritarsi una miniserie targata HBO ed una produzione di alto profilo che può contare sul cast attori quali Russell Crowe, Sienna Miller e Naomi Watts. Avevamo già espresso un primo giudizio su The Loudest Voice quando la serie con Russel Crowe e ispirata proprio alla vita di Roger Ailes iniziò la sua trasmissione su Sky. Ora, dopo aver visionato tutti gli episodi, siamo pronti a parlarne nella nostra recensione.

Riempire un vuoto

All'inizio degli anni '90 si fece strada un nuovo modo di far giornalismo televisivo, non più semplici finestre inserite nel palinsesto quotidiano, ma canali che trasmettevano news di ogni genere. Nel 1995 la Fox decide di affidarsi a Roger Ailes, appena fuoriuscito dalla CNBC, il quale riesce in pochi anni a portare la rete dove è tutt'ora: in cima alla classifica dei network all news. Per arrivare a questo obiettivo Roger personalizza la rete con i suoi valori repubblicani, tradendo ogni deontologia giornalistica. Fox News vene dotata di un taglio conservatore ed opportunista, distribuendo notizie convenienti con il fine del suo amministratore delegato. Roger riempie così un vuoto, con un canale di schieramento repubblicano che, a fronte di una facciata imparziale, risulta più votato all'opinione che all'informazione. La miniserie è divisa in sette episodi che seguono eventi ben precisi quali l'11 settembre, le elezioni di Obama, la campagna elettorale di Donald Trump. Ma The Loudest Voice va più a fondo, occupandosi anche delle accuse di molestie sessuali che decretarono la fine della carriera di Ailes.

Roger, all'apparenza un duro, ma giusto capofamiglia, è in verità un uomo opportunista ed egoista pronto ad usare il suo potere per favorire o distruggere la vita e le carriere di chi incontra, prime fra tutte le sue collaboratrici donne, le quali devono sottostare ai suoi desideri sessuali, per andare avanti.
Ciò va avanti finchè una delle dipendenti più importanti di Fox News Gretchen Carlson (Naomi Watts), vedendosi in difficoltà per aver sempre rifiutato le avances di Roger, decide che è tempo di ribellarsi e denuncia Ailes, decretando la fine della carriera dell'uomo. Dopo aver dato un primo sguardo a The Loudest Voice settimane fa......

Informazione ed opinione

Per quanto un biopic di Roger Ailes possa interessare molto poco ad un pubblico italiano che nulla sa dell'uomo che sta dietro alla nascita di Fox News, risulta invece molto interessante la visione di The Loudest Voice, miniserie che indaga sullo scopo del giornalismo, sulla deriva che può prendere se strumentalizzato, nonché sull'uso smodato del potere.

Sin dall'inizio, per quanto si proponga come paladino dell'imparzialità, Roger dà un taglio ben preciso a Fox News, la quale dovrà non solo prendere le parti del lato repubblicano dello schieramento politico, ma dovrà anche fare in modo che ogni notizia sia conveniente per questo fine, con ogni mezzo. Lo scopo, naturalmente è quello di influenzare e di plagiare l'opinione pubblica.

In un'epoca in cui le fake news imperversano in un web sempre più confusionario, The Loudest Voice è un utile approfondimento che descrive il pericolo di un uso strumentale dell'informazione, per fini che vanno al di là della voglia di comunicare e diffondere la verità. Roger Ailes però faceva di più, in quanto cercava di piegare i fatti non solo ai propri scopi ideologici, ma, addirittura, a quelli personali, pronto a cambiare opinione o a chiudere una sua battaglia politica.

Dalla visione di The Loudest Voice ne esce un quadro assolutamente negativo del protagonista. È egoista, egocentrico, opportunista, pronto a prevaricare su chiunque abusando del proprio potere e delle proprie conoscenze, mostrando l'ipocrisia di chi predica valori quali la giustizia, la famiglia, la Patria. The Loudest Voice dà al pubblico un uomo che, pur sbandierando un amore spassionato per la moglie, non mostra alcun rimorso di fronte ai ripetuti tradimenti che compie, molestando le sue sottoposte, promettendo scatti di carriera.

Anche questa tematica così attuale viene ben raccontata con una regia che chiude volutamente l'inquadratura attorno alle mani di Roger che, in modo viscido, si insinuano sulle donne molestate. Viene ripreso il dettaglio della sua bocca, che sussurra nelle orecchie delle malcapitate le sue promesse dal sapore di ricatto, mentre il pubblico riesce quasi a sentire persino il fiato del protagonista, che le donne erano costrette a sorbirsi con espressioni inequivocabili: merito di un grande e irriconoscibile Russel Crowe, trasformato in un uomo dalle mille sfaccettature.

The Loudest Voice in the Room La qualità della scrittura, del risultato registico, nonché di quello attoriale, sono di altissimo livello in The loudest Voice. Russell Crowe, nonostante il trucco lo renda irriconoscibile, diventa un Roger Ailes perfetto per le intenzioni della produzione HBO, ed anche il resto del cast fa sfoggio di un’ottima prova. Le interpretazioni di Naomi Watts e Sienna Miller son degne delle loro performance cinematografiche e una nota di merito va a Seth McFarlane, che dalla comicità irriverente de I Griffin, in The Loudest Voice cambia registro, offrendosi come autore drammatico di fine fattura. Il giudizio non può che essere positivo per una miniserie che racconta in modo perfetto non solo la vita controversa di un uomo, ma la degenerazione del giornalismo che, da mezzo per la diffusione della verità, diventa uno strumento per influenzare le masse secondo i desideri dei potenti.

8.5