Star Wars

The Mandalorian: Recensione della prima serie live-action di Star Wars

L'uscita di DIsney+ in Italia porta con sé il primo grande pezzo da Novanta della piattaforma streaming: The Mandalorian, a caccia nella Galassia lontana.

recensione The Mandalorian: Recensione della prima serie live-action di Star Wars
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Diciamo la verità. Non sempre la multimedialità di un franchise come Star Wars è una cosa positiva. Lo ha dimostrato soprattutto il più recente corso creativo della saga, tra una trilogia cinematografica non proprio riuscitissima e le infinite diramazioni tra romanzi, fumetti e videogiochi spin-off. Elementi che, nel corso degli anni, hanno contribuito a comporre quello che oggi chiamiamo "universo espanso". Il mondo della serialità non ha ancora conosciuto la fortuna delle Guerre Stellari cinematografiche, forse perché gli investimenti (seppur importanti) non si sono rivelati del tutto ambiziosi e incapaci di discostarsi da ottimi prodotti di animazione come The Clone Wars e Rebels.

Poi, ecco che arriva The Mandalorian: il cavallo di razza dell'offerta di Disney+, disponibile in Italia dal 24 marzo 2020. Un prodotto importante, che segna un traguardo storico per Lucasfilm: la prima serie TV live-action di Star Wars, scritta dal talentuoso Jon Favreau (già regista di Iron Man, Il libro della giungla e Il re leone) e con la regia, tra gli altri, di Dave Filoni, da molti considerato l'erede effettivo del grande George Lucas. È un esperimento introduttivo, The Mandalorian, bisognoso di crescere e sviluppare tutte le buone idee messe in campo nella Stagione 1, di cui i primi due episodi sono disponibili su Disney+ dal 24 marzo. Ma è anche, senza mezzi termini, una scommessa che vince e convince, senza dubbio uno dei migliori prodotti capitati a Guerre Stellari negli ultimi anni.

"Ho parlato"

The Mandalorian recupera e sviluppa alcuni aspetti della mitologia di quella galassia lontana lontana che Lucasfilm ci aveva a lungo promesso. È un progetto che, in fondo, sostiuitsce il tanto chiacchierato spin-off incentrato su Boba Fett, poiché la trama segue le gesta di un mandaloriano (Pedro Pascal), appartenente al credo di cui faceva parte il celebre cacciatore di taglie. Ed è ambientata in uno dei periodi più affascinanti e meno esplorati dell'universo espanso: gli anni di vuoto tra Il ritorno dello Jedi e Il risveglio della Forza. Anni in cui la Galassia ha vissuto in bilico tra la caduta dell'Impero e il ritorno della Repubblica: un periodo di transizione e di costruzione di un futuro più radioso, ma anche di forte sicurezza e di instabilità per gli angoli più remoti dell'universo. L'Impero Galattico non è crollato nell'esatto momento in cui Palpatine esalò (almeno apparentemnte) il suo ultimo respiro: piccole cellule imperiali sopravvissero all'incedere della Ribellione, continuando ad esercitare il pugno di ferro sui pianeti più lontani al diffondersi della libertà. In questo periodo a metà tra decadenza e rinascita sono proprio i cacciatori di taglie a fare la differenza: il protagonista è un mandaloriano senza nome né volto, indossa costantemente un copricapo ed è di pochissime parole.

Ed è proprio questa caratterizzazione a formare il profilo di un antieroe carismatico, d'impatto e (nonostante il suo prevalente mutismo) incredibilmente espressivo nella sua fisicità importante. È ormai noto anche ai sassi che, sin dalla prima missione che ci viene proposta dal racconto di The Mandalorian, il protagonista si ritrova a decidere del destino di un cucciolo appartenente alla razza del leggendario Yoda, potente nella Forza e - proprio per questo - preso di mira da un cliente che vuole sfruttare le sue capacità per supportare la rinascita dell'Impero: lo spietato Moff Gideon (Giancarlo Esposito).

Quella che di primo acchito si presenta come una storia estremamente personale e solitaria, ben presto si trasforma in un racconto incentrato sul valore dei legami, una storia di appartenenza e di attaccamento alle proprie radici. Jon Favreau scrive magistralmente un prodotto semplice nelle intenzioni e ambizioso nella forma, capace di convincere su quasi ogni fronte, orgogliosamente citazionista ma anche coraggioso nella gestione dei personaggi e dell'ordito.

"Questa è la via"

Star Wars: The Mandalorian è, semplicemente, un piccolo ed imperdibile gioiellino per tutti gli appassionati del franchise Lucasfilm, perché capace di confezionare nello stesso progetto idee di scrittura coerenti con la saga madre e, soprattutto, dell'ottimo cinema di intrattenimento.

Nella serie Disney+ risiedono, a parer nostro, tutti gli elementi che compongono il giusto linguaggio per rivolgersi uniformemente a tutto il pubblico di Guerre Stellari: c'è la nostalgia del classico, pilotata dalle stesse "sporcature" artistiche dell'amato Rogue One, con quella stessa atmosfera da neo western che da sempre impreziosisce il valore filmico della trilogia storica; ma c'è voglia di andare oltre gli stilemi narrativi delle due vecchie saghe firmate da Lucas, raccontando il nuovo che avanza (la Galassia post-impero) attraverso figure totalmente inedite, eppure senza mai perdere lo spirito un po' scanzonato e un po' drammaturgico di cui Lucas stesso ci ha fatto innamorare per circa trent'anni. The Mandalorian è Star Wars, in ogni fibra del suo essere, ma è anche un prodotto che punta in maniera decisa su una forma potente, autoriale, capace di valorizzare al massimo l'epica di un western purissimo in uno scenario fantastico. Una direzione che accoglie proprio l'eredità del primo Lucas, raffinandola e ammodernandola per confezionarla in un prodotto alla portata di tutti.

Certo, non è tutto oro quel che luccica, perché The Mandalorian non è un ingranaggio perfetto e vive di alcune flessioni narrative soprattutto nella fase centrale del racconto. È una serie orgogliosamente ermetica, con idee poche ma buone, in un formato di 8 puntate da soli 30 minuti ciascuno (circa). Una scrittura episodica, perlopiù, che non lesina lo sviluppo (seppur lento) di una macrotrama orizzontale che si sviluppa in maniera decisiva solo tra i primi e gli ultimi episodi, con un segmento centrale che sa quasi di filler, ma che in realtà si rivela ugualmente cruciale nell'economia della narrazione e dello sviluppo del protagonista.

Tra gli episodi 4 e 6, in particolare, la scrittura finisce con l'ingessarsi un po', e il fascino dell'estetica decadente dei primi 3 (così come degli ultimi due) non ripaga totalmente le ottime idee di regia proposte da Dave Filoni, Rick Famuyiwa, Deborah Chow, Bryce Dallas Howard e Taika Waititi, quest'ultimo in grande spolvero nello spettacolare season finale. Restano, in ogni caso, le ingenuità di un prodotto giovane, che può e deve migliorarsi, ma la strada intrapresa da Jon Favreau e dal suo mandaloriano è decisamente quella giusta.

Star Wars: The Mandalorian Disney+ non poteva inaugurare in modo migliore la sua ricca offerta di produzioni originali: The Mandalorian racchiude l'essenza di Star Wars e al contempo riesce ad innovare un franchise che aveva bisogno di nuova linfa, lontano dall'ombra ingombrante di Jedi e Sith e recuperando lo spirito neo western delle origini. C'è anche dell'ottima scrittura, merito soprattutto del lavoro di Jon Favreau e di un ottimo Pedro Pascal, silenzioso eppure istrionico nell'interpretazione di un antieroe d'altri tempi. Non tutti i meccanismi dell'ingranaggio sono bel oliati, la fase centrale della prima stagione è nettamente sottotono rispetto ai primi e agli ultimi episodi, ma nel complesso la scommessa di Lucasfilm per la prima serie TV live-action di Guerre Stellari può dirsi assolutamente vinta.

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