The New Pope: la recensione della nuova serie di Paolo Sorrentino

John Malkovich impersona un Papa più umano in un mondo più attuale, tra il terrorismo, i diritti delle donne e la corruzione della Chiesa.

recensione The New Pope: la recensione della nuova serie di Paolo Sorrentino
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Aveva proprio ragione Papa Pio XIII (Jude Law) quando in The Young Pope diceva che l'assenza è presenza e genera curiosità. Una curiosità che ci ha fatto ben sperare per le sorti di Lenny Belardo ed ha alimentato l'attesa per una seconda stagione. Le nostre preghiere sono state infine esaudite e ora possiamo dire la nostra su The New Pope, la nuova serie di Paolo Sorrentino prodotta da SKY, HBO e Canal+. Tantissime le novità, dall'arrivo di John Malkovich ad un'apertura verso tematiche d'attualità, e tanti graditi ritorni, tra Silvio Orlando e la brava Cécile de France su tutti. The Young Pope era una serie imperdibile perché attraverso essa Sorrentino, da iconoclasta visionario qual è, aveva umanizzato la Chiesa per restituirci una personalissima visione del Vaticano che si riempiva di persone, prima che di Cardinali; una Chiesa che dietro l'istituzionalità delle sue mura si rivelava fatta di uomini, con i loro pregi e difetti.

Ma allo stesso tempo Sorrentino aveva creato Lenny Belardo, figura mistica e messianica che, assurta al ruolo di Pontefice con il nome di Pio XIII, si era scagliata con violenza inaudita e a tratti sacrilega contro l'istituzione stessa che governava e contro i suoi fedeli, ma solo per resettare la loro condizione esistenziale di Cristiani. The New Pope riesce a sviluppare le potenzialità intrinseche alla prima serie facendo il percorso opposto, ma partendo da dove ci eravamo lasciati. Dopo un Papa divenuto Santo agli occhi dei fedeli, quello che occorre è un approccio morbido, una "via media" che rammendi lo strappo tra l'umano e il divino creato da Pio XIII. Il tutto attraverso la figura di un nuovo Papa, Giovanni Paolo III (John Malkovich), la cui parabola risulti necessaria per il ritorno di Pio XIII. Perché l'assenza è presenza, giusto?

Morto un Papa...

Se ne fa un altro. Ma Pio XIII non è morto, non ancora per lo meno. E Lenny Belardo è pronto a tornare, come una Venere di Botticelli che nasce dalle acque. Il personaggio interpretato da Jude Law è senza dubbio il più dirompente della serie. La sua carica di misticismo anarchico, alimentata dalla potente scrittura di Sorrentino e soci, lo innalza a figura messianica, che esplode nel settimo episodio - forse il più bello della serie - quando Pio XIII assume piena coscienza di sé e del suo ruolo, dopo essere stato accolto dal medico che lo aveva in cura nella sua famiglia benestante, ma sulla quale grava la tragedia di un figlio malato.

Perché ognuno deve fare i conti con le proprie capacità e i propri limiti, con la propria essenza e il proprio scopo, e capire quand'è il momento di insistere e quando è giusto lasciare andare. Il percorso di Lenny in The New Pope parte dalle fondamenta rivoluzionarie della prima serie e, lasciatosi alle spalle la tematica dell'assenza, evolve dal fondamentalismo cristiano fino all'annullamento nel prossimo. Anche in quest'occasione Jude Law si dimostra un grande interprete, versatile ed iconico nell'impersonare un Pio XIII all'apice del suo cammino.

La via media

La difficile eredità di Pio XIII viene raccolta da Giovanni Paolo III, al secolo Sir John Brannox, un Cardinale aristocratico inglese, splendidamente interpretato da John Malkovich. Confinato nella sua immensa tenuta fuori Londra, Brannox dispensa a malavoglia consigli di moda a Meghan Markle (che di moda non capisce nulla, a suo dire), ma nel profondo è lacerato da un tragico passato che lo attanaglia e lo spinge ad un isolamento voluto nella propria tenuta e forzato dai genitori, che abitano un'altra ala del palazzo.

La tragedia ha infatti le sembianze del fratello Adam, promettente ecclesiastico, morto in un incidente di sci al quale John ha assistito inerme nell'inverno del 1985, a soli 25 anni. Ritenuto responsabile dai propri genitori, Brannox conduce un'esistenza solitaria, rinunciando a se stesso per espiare i propri peccati. È Voiello a vedere il proprio tornaconto nell'elezione di Brannox al soglio pontificio, ma quest'ultimo si rivela fin da subito sensibile al corteggiamento, nel suo ostentare con fare dandy la sua inadeguatezza. E di fatto, anche dopo la sua elezione, Brannox si rivela per quello che è: una persona fragile.

E nonostante i buoni propositi che seguono i principi della "via media", tra l'abbracciare "l'amore possibile" e rifiutate "l'amore aberrante", quello che farà Brannox sarà solo continuare a rinunciare a se stesso non solo per i propri genitori, ma per tutti i Cristiani. La fragilità di Papa Giovanni Paolo III sarà comunque per lui motivo di forza. Perché, nonostante non si possa infondere forza nelle persone fragili - così dice Pio XIII - e quest'ultimo non sia in grado di imporsi governando le emozioni del prossimo come il suo predecessore, la fragilità di Brannox sarà l'elemento chiave che lo porterà a ritornare a se stesso e chiudere con il passato per abbracciare il futuro.

Le isterie dell'amore

Uno degli elementi più apprezzabili di The New Pope è la vena di attualità che permea l'intera serie e ne determina gli snodi fondamentali. A cominciare dal terrorismo islamico, che minaccia all'apparenza i luoghi simbolo della cristianità con attacchi mirati e trova l'altra faccia della medaglia nell'idolatria di Pio XIII, in coma da mesi e piantonato da un piccolo esercito di fanatici che credono nella sua santità, temono complotti contro la sua persona e disconoscono il nuovo Pontefice.

C'è ancora spazio per il tema della pedofilia all'interno del Clero e dell'omosessualità dei Cardinali, che ad un certo punto Giovanni Paolo III sembra voler accettare come forma di "amore possibile". Emerge con prepotenza la discussione sui diritti della donna all'interno della Chiesa, prendendo spunto dalla condizione delle suore di clausura che assistono alle necessità dei Cardinali e che protestano chiedendo più diritti e boicottando i riti del clero, salvo essere subito riprese da Voiello ("I diritti sono negoziabili perché appartengono agli uomini. I riti no, perché appartengono a Dio").

Una questione, quella del femminismo, fortemente voluta da Sorrentino, secondo il quale, dopo aver risolto il problema della pedofilia, la parità di genere sarà la tematica del futuro in Vaticano. Le suore femministe di The New Pope sono personaggi a tutto tondo, che protestano per una giusta causa, ma che, come tutti, nascondono i propri lati oscuri: chi è malata, chi è rimasta incinta, chi abusa e chi è abusata. Torna poi alla ribalta la questione dell'otto per mille e della sua eventuale abolizione da parte dello Stato Italiano e le cospirazioni tra Stato e Chiesa. Rispetto a The Young Pope, la nuova serie rappresenta un concreto passo avanti nel dipingere uno scenario più attuale nel quale si muove il Clero guidato da Papa Giovanni Paolo III.

Potere è peccato

Il Segretario di Stato Angelo Voiello continua ad avere un ruolo centrale nelle dinamiche pontificie, al punto che Sorrentino stesso lo conferma protagonista della serie. Voiello è l'uomo dietro le quinte, sa che l'informazione è potere, ma sa anche che la brama di potere è peccato mortale. Per questo tutti quelli che ha visto prenderne possesso sono inevitabilmente caduti, mentre lui è sempre di moda, come le barrette Kinder.

Pur rimanendo il macchinatore di sempre, in The New Pope viene ulteriormente approfondita l'umanità di Voiello, che già in The Young Pope avevamo visto interagire con il suo unico amico, Girolamo, un ragazzo disabile di cui si prende cura. Il ragazzo, incapace di intendere e volere, è la valvola di sfogo di Voiello per tutto ciò che lo opprime o per le domande che necessitano di una tacita risposta.

Un rapporto che raggiunge l'apice nell'ottavo episodio della serie e che si rivela essere l'unica ancora di salvezza in un mondo altrimenti dominato dalle insidie e dai giochi di palazzo. Perché "Girolamo è tutto quello che noi non siamo". Nella sua innocenza Girolamo è il mondo che soffre e il mondo che ama, specchio di un'umanità divisa tra questa dicotomia, per la quale la Chiesa vorrebbe rappresentare la risposta.

Manierismo pneumatico

Sarebbe difficile immaginare una serie come The New Pope senza il fondamentale apporto del suo creatore, Paolo Sorrentino. Eclettico, sontuoso, minimalista, barocco, simbolista. Sono tante le definizioni date alla regia di Sorrentino negli anni. E tutte a loro modo si addicono a lui, che rimodella a modo suo Fellini e Malick, per restituirci situazioni in cui l'elemento surreale irrompe nel reale o dove viene semplicemente enfatizzata la bellezza del creato. L'intento ludico è innegabile: Sorrentino si diverte con le immagini, cercando prospettive nuove e nuovi colori, destrutturando gli openings e i credits, che cambiano con cadenza quasi episodica.

La scrittura si fa più densa, soprattutto nei dialoghi, contestualizzando un situazionismo all'apparenza ornamentale in tematiche e valori fondamentali che sono alla base dei personaggi stessi. Il Vaticano di Sorrentino è ampolloso e sfarzoso, esplorato dai virtuosismi del maestro Luca Bigazzi, che gioca con la luce per dipingere quadri dalla potenza visiva preponderante.

La macchina da presa plana in sontuose evoluzioni da un ambiente all'altro, resta granitica sui piani lunghi e scorre ad evidenziare emozioni, punteggiate dal montaggio di Cristiano Travaglioli. Certo, manca in parte la poesia surrealista delle visioni della prima serie, ma The New Pope è una perfetta sintesi dello stile sorrentiniano e segna il suo completo traghettamento dal cinema alla televisione.

The New Pope The New Pope è la naturale evoluzione di The Young Pope. Sorrentino riesce ancora una volta ad infilarsi in quell’intercapedine scavata tra l'istituzionalità marmorea della chiesa e l'umanità brulicante di conflitti che la abita, tra umori volatili che tendono al conservatorismo e alla rivoluzione a tempi alterni. Si perde però in gran parte quell’aura di misticismo che ammantava la prima serie e la figura di Papa Pio XIII, che The New Pope sostituisce con l'umanità di Giovanni Paolo III, sostenuta dalla grande interpretazione di John Malkovic, corda tesa e usurata nell’alternanza tra sé e il prossimo. La scrittura e la regia di Sorrentino irrompono con prepotenza drammaturgica e con picchi di sensibilità che esulano da quanto visto in precedenza, elevando di fatto The New Pope tra i paradigmi della serialità italiana contemporanea.

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