Recensione The Newsroom - Stagione 2

Un Emmy per la migliore interpretazione maschile e chiusura in grande stile per The Newsroom

Articolo a cura di

Jeff Daniels è riuscito ad accaparrarsi l'Emmy come miglior protagonista maschile grazie a The Newsroom, battendo sia Bryan Cranston che Damien Lewis, rispettivamente protagonisti di Breaking Bad e Homeland - mica poco. Raccolti gli applausi di pubblico e critica, Daniels inizialmente aveva confermato ottimisticamente una terza stagione, ma Aaron Sorkin, creatore della serie, ha ribadito “ho bisogno di pensare” e “non ho ancora preso alcun impegno con HBO”.
Dura pensare a The Newsroom senza il suo punto forte, il suo creatore. Il finale della seconda stagione d'altronde ha definito quasi tutte le sue story-lines e , come il News Night di Will, metafilmicamente ha chiuso in grande stile.

In una redazione lontana, lontana..

Tutto era iniziato con una differenziazione sostanziale dalla prima stagione: non più un carattere verticale - con notizie diverse per ogni puntata - bensì un carattere orizzontale - la questione Genova - che dalla prima puntata ci ha accompagnato fino all'ultima. Un'escamotage molto interessante che è riuscito a tenere viva l'attenzione lungo l'intera stagione, correggendo tra l'altro una delle pecche tra le più criticate a Sorkin: il troppo spazio lasciato alle innumerevoli liason tra i vari personaggi. Non che questa stagione ne sia priva ma quanto meno il tutto è stato decisamente ridimensionato.
Di mezzo, però, ci si son messe anche Occupy Wall Street che, seppur raccontata in maniera un tantino superficialotta, ha lasciato spazio a un personaggio di sordina, Neal, decisamente piacevole. Ci si è occupati anche del secondo mandato di Obama e della sconfitta di Romney - seguito in trasferta da Jim, personaggio che si conferma essere uno dei più antipatici e piatti della serie. Ma il fulcro è stata sicuramente l'Operazione Genova: interessante non solo perché ha lasciato confluire in sé tutte le storylines, bensì perché ha lasciato che il pubblico entrasse davvero in un vero e proprio servizio d'inchiesta.

Operazione Genova: il trip vincente

Ed è questo sicuramente il punto forte di The Newsroom: la capacità di catalizzare l'attenzione e di convincere e di attrarre lo spettatore dentro quegli studi televisivi. L'Operazione Genova si è rivelata una scelta vincente perché è riuscita a trascinarci in ogni puntata e a farci conoscere il processo operativo che compie una redazione prima di mandare in onda una notizia. Il fatto poi che, sin dall'inizio, si sapesse che l'operazione si fosse rivelata fallimentare e, addirittura, pericolosamente dannosa per tutta la redazione ha rappresentato un ulteriore appeal. Come se non bastasse, è attorno a questa situazione che i vari personaggi hanno costruito la propria identità; se nella prima stagione, infatti, Sorkin si sforzava di far decollare le intricate storie d'amore per dare tridimensionalità ai vari personaggi, in questa ci si è volutamente confrontati col lavoro per creare delle personalità. Così personaggi più di nicchia come Neal o apparenti villain come Dom in questa stagione hanno acquisito il giusto spessore e un piacevole riscatto. E che dire di Will McAvoy, lo straordinario Daniels, che qui ha dato prova del suo talento dimostrandosi pacato e più umile di quanto ci si potesse aspettare?

The Newsroom - Stagione 2 Quasi tutto in questa seconda stagione, soprattutto nella scrittura e nel montaggio delle ultime due puntate, lascia trapelare una considerazione: cos'altro si potrebbe raccontare di questi personaggi? E' questa la domanda che probabilmente starà tormentando Sorkin. Sicuramente The Newsroom ha le sue pecche; creare situazioni che poi vengono lasciate puntualmente in sospeso, oppure rendersi conto di aver messo troppa roba bollente nel piatto e, nel tentativo di accontentare tutti, poi si cerca di risolvere il tutto nella maniera più frettolosa e insoddisfacente possibile. Eppure Newsroom è un'ottima serie e la scrittura di Sorkin non va sottovalutata. Riuscire a creare schermaglie con i dialoghi e a convincere gli spettatori ad assuefarsi più alle parole che alle situazioni.. non è roba da poco. Sorkin c'era già riuscito con The social network; Newsroom ne da ulteriore conferma.