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The Politician: recensione della seconda stagione su Netflix

Con un protagonista di nuovo alle prese con la propria smodata ambizione, The Politician torna a fare satira sulle assurdità e le falsità della politica

recensione The Politician: recensione della seconda stagione su Netflix
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Solo un anno fa la serie tv The Politician ha rappresentato un'ottima aggiunta al catalogo Netflix, grazie a uno stile originale e a una storia capace di coinvolgere appassionati di drammi politici e non. Colorata, vivace e fresca, The Politician si è presentata allo spettatore come lo specchio di un mondo giovanile sempre più ambizioso, ma sempre più solo. Dopo essere tornato su Netflix con la serie Hollywood, incentrata sulle luci e le ombre del mondo del cinema negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale (potete leggere qui la nostra recensione di Hollywood!), Ryan Murphy (con Brad Falchuk e Ian Brennan) ci ripropone le vicende di Payton Hobart con la seconda stagione di The Politician!

The Politician: quanto vale un ideale?

La recensione della prima stagione di The Politician ha premiato il ritmo rapido e lo stile frizzante della serie. La natura visivamente accattivante di quest'ultima è risultata vincente proprio grazie alla sua capacità di celare le ombre tipiche del mondo giovanile e di quello politico. Queste due realtà si sono fuse nella vita di Payton Hobart (Ben Platt), liceale con il sogno di diventare un giorno Presidente degli Stati Uniti d'America.

L'ambizione per un futuro di successo lo porta a organizzare una campagna elettorale esagerata per il ruolo di presidente del consiglio studentesco. La disperata corsa alla vittoria sfugge di mano a chiunque si trovi coinvolto nella campagna, svelando - nello stile particolare che da tempo contraddistingue Murphy - ipocrisie e contraddizioni, turbamenti emotivi, sogni e sofferenze delle figure in gioco.

La seconda stagione ripropone questo meccanismo, riportando all'attenzione dello spettatore le ambizioni di Payton, che ora mira a diventare Senatore dello stato di New York, candidandosi contro Dede Standish (Judith Light). Il ritorno di The Politician è una sfida per Murphy, dopo una prima stagione degna di nota. Ritentare la strada battuta l'anno scorso richiede il rispetto assoluto dei punti forti della serie, ma anche una dose non indifferente di originalità, per dare nuova linfa vitale a un prodotto non facile da rinnovare.

L'ottimo cast e lo stile fresco fanno sì che The Politician mantenga la propria eccentrica personalità, catturando lo spettatore, divertendolo e facendo il verso all'attuale situazione politica, statunitense e non. Le novità non mancano, a partire dalle nuove ambizioni di Payton, fino alle eccellenti new entry, tra cui spiccano Dede Standish e Hadassah Gold (interpretate rispettivamente da Judith Light e Bette Midler).

La serie abbandona il contesto liceale per andare alla ricerca di un terreno più maturo, ma gli elementi e le dinamiche sono gli stessi della prima stagione: una politica senza esclusione di colpi, personaggi risucchiati nel vortice dell'ambizione, strategie e colpi bassi. I candidati fanno di tutto per ottenere il consenso popolare e la corsa alla vittoria è talmente disperata che essi perdono di vista l'ideale che li ha mossi all'inizio della campagna elettorale.

E di tanto in tanto anche lo spettatore lo dimentica. Sicurezza, rispetto ambientale, economia... i programmi politici sono il fulcro della serie, ma spesso scompaiono, messi in ombra dall'ambizione di chi prende parte a questo gioco spietato, a tratti spassoso a tratti desolante. Gli ingredienti vincenti ci vengono serviti anche qui, ma con dei limiti che coinvolgono soprattutto la scrittura: se l'originalità della trama e l'interpretazione del cast mantengono un buon livello, a questa stagione manca quel tocco di solitudine e sofferenza che ha reso la prima un'esperienza piacevolmente sfaccettata.

Sasso, carta, forbice! La satira politica di The Politician

Chi si aspetta di ritrovare nella seconda stagione di The Politician la geniale satira politica della prima stagione non verrà affatto deluso. Cambia il contesto, ma la sottile presa in giro dei meccanismi che governano le campagne elettorali rimane la stessa e viene condotta con simpatia, originalità e quella vena di tristezza che contraddistingueva anche gli esordi della serie. Quella di Payton e dei suoi avversari è una corsa al successo che non finirà mai, spinta da un'ambizione insaziabile e capace di tirare fuori il peggio delle persone, ma è anche la rappresentazione ironica dei paradossi del mondo politico: la madre di Payton (Gwyneth Paltrow) riesce a candidarsi seppur priva di esperienza e con idee decisamente confuse, gli scontri si basano su partite a sasso, carta, forbice, la nascita di un figlio viene sfruttata per conquistare il favore della stampa e degli elettori e la vita sessuale di una persona diventa un importante punto d'appoggio per una politica inclusiva e aperta.

A questo gioco si aggiungono due splendide new entry, Judith Light e Bette Midler, rispettivamente nei panni della Senatrice in carica Dede Standish e della responsabile della campagna elettorale Hadassah Gold. Le due sono un'ottima aggiunta al cast di The Politician e sono in grado di aggiungere dinamismo e comicità alla trama, portando in scena al tempo stesso un conflitto generazionale piuttosto realistico (seppur esasperato). Da un lato c'è Payton, con una programma politico incentrato sul rispetto dell'ambiente e la lotta al cambiamento climatico, argomento molto sentito tra i giovani, dall'altro Dede, appartenente alla "vecchia scuola", interessata a una New York sicura e ben amministrata. Grazie alla loro chimica su schermo, il duo Light-Miller è una delle più interessanti novità della stagione!

La satira politica ha fatto da sfondo alla prima stagione e torna a rappresentare almeno in apparenza l'ingrediente principale della serie, ma altro non è che un pretesto per l'analisi attenta e profonda dell'interiorità dei suoi personaggi, a partire da un protagonista in costante conflitto tra emozioni autentiche e ambizioni. La politica è la facciata che copre insicurezze e punti deboli, il vero soggetto di Murphy, ma quello che nella prima stagione è stato un meccanismo vincente e magnetico, mostra qui qualche difficoltà a far decollare la serie.

Oltre a perdersi il fascino del contesto scolastico - quest'ultimo scelto per sottolineare l'assurdità di una campagna elettorale studentesca condotta come una vera e propria lotta politica senza esclusione di colpi - la seconda stagione di The Politician sembra puntare più alla caricatura che all'analisi della psicologia dei personaggi. Pensieri, emozioni e dinamiche interne nella prima stagione venivano taciute, ma abbattevano ogni limite per arrivare direttamente allo spettatore con una forza travolgente. La sofferenza dei personaggi, il senso di solitudine e di inadeguatezza, la complessità delle dinamiche sociali e relazionali.

Tutto questo era implicito, ma anche evidente, nella prima stagione, troppo palese nella seconda. Il risultato è un tono un po' artificioso che continua a essere un elemento basilare del prodotto, poiché rispecchia la falsità e l'assurdità del gioco politico, ma che mette anche a repentaglio la sottile indagine psicologica dei personaggi. Molti personaggi secondari, infine, passano qui un po' in sordina e risultano meno sfaccettati.

Il progetto di Murphy si rivela tuttavia ancora vincente. Con uno stile caratteristico e ottime interpretazioni The Politician anche stavolta tira fuori gli artigli, dando prova di momenti degni di nota, come la puntata Gli elettori. Il quinto episodio di entrambe le stagioni è dedicato ai cittadini votanti, uno studente ben poco interessato alla poltica nella prima, madre e figlia dalle opinioni opposte nella seconda.

Con questi episodi ci sembra quasi di uscire dalla rete di falsità e artifici creata dalla serie, per ripiombare nel mondo "reale", di chi ha bisogno che le promesse dei politici vengano mantenute, di chi crede nei programmi e nei progetti. In questo caso Murphy sceglie di evidenziare lo scontro generazionale tra una madre e una figlia (sostenitrice di Dede Standish la prima, ambientalista e volontaria per Payton la seconda) che sembra rispecchiare su un piano più realistico le divergenze tra i candidati.

The Politician - Stagione 2 The Politician torna a conquistare il pubblico con il suo stile caratteristico, divertente e accattivante. Lo scontro politico abbandona l'ambientazione scolastica per inserirsi in un contesto più maturo, ma le dinamiche sono le stesse che hanno contraddistinto la prima stagione. La politica viene raccontata validamente in tutte le sue assurdità, ma la rappresentazione satirica rischia talvolta di dimenticare l'importanza dell'approfondimento psicologico di alcuni personaggi, fondamentale nella prima stagione.

7.5