The Protector: recensione della prima serie turca di Netflix

Anche la Turchia fa il suo esordio su Netflix, con un fantasy-supereroistico di buona fattura ma con importanti margini di miglioramento

recensione The Protector: recensione della prima serie turca di Netflix
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Non si è ancora concluso il 2018 itinerante di Netflix, le cui produzioni originali quest'anno hanno spaziato dall'India alla Polonia, per poi proporre sul fotofinish The Protector, serie giunta dalla Turchia. E è sempre più bello ed appassionante confrontarsi con altre realtà, capaci in molti casi di diversificare l'offerta e di raccontare storie in maniere differenti rispetto ai canoni cui siamo abituati, magari soffermandosi su aspetti o dettagli che difficilmente avremmo notato: ci è riuscita Sacred Games, l'esordio di Bollywood con una maniacale attenzione riservata all'ambiente e alla sua influenza nell'intreccio; ci è riuscita la polacca 1983, attraverso delle tematiche politiche e sociali estremamente delicate; e dulcis in fundo ci è riuscita (in parte) anche The Protector, questo curioso ibrido fantasy-supereroistico che, senza alcuna intenzione di rivoluzionare alcuni dei generi più in voga del momento, centra l'obiettivo di intrattenere e creare momenti di grande coinvolgimento emotivo.

Non c'è nulla più importante di Istanbul

Ambientata interamente a Istanbul, la vicenda ha come protagonista Hakan Demir (Cagatay Ulusoy), un giovane mercante di antiquariato che però vorrebbe ben di più dalla sua vita, come insegna il suo guru Faysal Erdem (Okan Yalabik), magnate dell'industria di umili origini. Ambizioso, energico anche se un po' distratto, Hakan viene malauguratamente scosso dalla morte violenta del padre adottivo (Yucel Erten) e dalla scoperta di essere il leggendario ultimo Protettore della città, una stirpe mitica che comprendeva anche i suoi genitori. Aiutato da Kemal (Yurdaer Okur) e Zeynep (Hazar Erguclu), amici del defunto padre appartenenti a un antico ordine il cui unico scopo è assistere il Protettore, Hakan dovrà rapidamente farsi carico delle sue immense responsabilità nonostante il lutto e porre fine alla vita dell'Immortale, suo eterno nemico. Un intreccio che attinge a piene mani dagli standard odierni dei cinecomic e affini - per le abilità che il protagonista svilupperà - e dalle grandi epopee fantasy - per l'ampio respiro epico del canovaccio, ma che proprio nel ritrarre il background narrativo si scontra con il suo limite più marcato: lo scontro secolare tra Fedeli e Immortali è descritto con fin troppa superficialità e genericità, riducendosi a una necessità di fermare questi individui perché vorrebbero distruggere Istanbul e il mondo. Più approssimativo di così probabilmente era impossibile, una situazione che peggiora in quanto non viene fornita neanche una ragione per un simile e imprecisato piano malvagio. Rimane un contesto sicuramente evocativo, con la speranza di un approfondimento nella prossima stagione, ma poteva essere qualcosa di gran lunga più consistente.

Fedeli, Immortali e...una rapina al museo

Nonostante ciò, questa guerra che si snoda lungo la storia possiede un pregio innegabile: riesce ad immettere con naturalezza in The Protector degli elementi che rendono ancora più centrale nell'economia della trama Istanbul e la stessa Turchia. Ad esempio, un ruolo fondamentale sarà ricoperto dalla maestosa basilica di Santa Sofia o dall'architetto Mimar Sinan, espedienti che elevano l'ambientazione da semplice contenitore degli eventi a vero e proprio punto di forza. Se il background accusa una grave superficialità di fondo, non si può dire lo stesso della vicenda principale, la quale pur nella sua linearità (Hakan deve ritrovare alcuni oggetti che gli conferiranno la forza per uccidere l'Immortale) riesce non solo a intrattenere, ma anche a inscenare lunghe sequenze cariche di pathos grazie a un ritmo incalzante. The Protector ha infatti rarissimi momenti morti e i pochi presenti sono sempre fisiologici, ovvero sfruttati al meglio per approfondire i personaggi o mostrare l'incredulità, i dubbi e la tragedia personale di Hakan, diventato nel giro di una giornata l'uomo più importante per il destino della nazione. Sarebbe stata incomprensibile una loro mancanza, allora, specialmente in alcuni momenti altamente (e meravigliosamente) drammatici, che richiedevano per forza una pausa dalla missione. Ma ovviamente sono le puntate avventurose alla ricerca degli artefatti a prendersi le luci della ribalta: anche in questo caso, la produzione turca di Netflix non sbaglia e anzi dimostra un sorprendente virtuosismo nelle diverse situazioni, fino a un episodio che a tutti gli effetti ricorda un piccolo ma delizioso heist movie.

Una base su cui costruire

Un crescendo che culmina in due puntate finali dai ritmi infernali, con la tensione che sale a livelli inverosimili e un cliffhanger piuttosto riuscito, che elimina anche quel pericoloso contrasto troppo statico tra Bene e Male introducendo delle scale di grigio. Vi è solo un altro grande neo narrativo, oltre a un background troppo semplicistico: il colpo di scena che sorregge questa prima stagione, cioè l'identità dell'Immortale, è davvero troppo scontato, e uno spettatore minimamente avvezzo a prodotti del genere lo capirebbe fin dal pilot. Ed è un problema, poiché diventa complicato farsi coinvolgere dai tentativi di "depistaggio" architettati dagli sceneggiatori, in verità fiacchi e poco convincenti. The Protector è alla fine dei conti un titolo curato e piacevole, capace persino di intrattenere e di spingere a una buona dose di sano binge-watching (alcune chiusure di puntata sono squisitamente sadiche), ma che inciampa su quegli aspetti che richiedono delle finezze in più, in particolare a livello di sceneggiatura. E soprattutto, è una serie che si affida troppo all'usato sicuro, per così dire: gli manca quella scintilla geniale di originalità che potrebbe distinguerlo nettamente dai suoi concorrenti. In generale, tutto sa un po' di già visto, per quanto avvincente. Non cancella i meriti di un comunque buon esordio per le produzioni turche, ma evidenzia quanto sia ancora possibile migliorare, poiché adesso per The Protector c'è una base solida su cui costruire un racconto epico degno di affiancarsi ai mostri sacri del genere fantasy. O quantomeno questa è la speranza.

The Protector - Hakan: Muhafiz The Protector centra in buona parte il proprio obiettivo con la sua prima stagione: iniziare una grande epopea fantasy. E su questo aspetto convince, poiché grazie a un ritmo incalzante (se non infernale nelle puntate conclusive), personaggi convincenti e situazioni varie e sempre interessanti riesce a non annoiare mai, tutt'altro. I difetti più che altro sono da ricercare in un background poco articolato, uno dei punti cruciali del genere fantasy, e in un generale senso di già visto. Ci vuole una decisa scintilla di originalità. Tuttavia per un inizio il lavoro svolto da questa prima produzione turca di Netflix rimane di buona fattura e, con una seconda stagione già in cantiere, c'è tempo e spazio per migliorare.

6.5