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The Protector: Recensione della terza stagione della serie fantasy Netflix

La terza stagione della serie fantasy turca è una prova di forza e di maturazione per un prodotto caratterizzato spesso da troppi alti e bassi.

recensione The Protector: Recensione della terza stagione della serie fantasy Netflix
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Non in molti avrebbero scommesso sul successo di una produzione originale Netflix come The Protector, questa serie fantasy turca giunta alla terza stagione e con una quarta già in cantiere. E i motivi per non crederci fino in fondo d'altronde c'erano: le gesta di Hakan (Cagatay Ulusoy), un giovane squattrinato e con poca voglia di lavorare diventato improvvisamente il Protettore di Istanbul, hanno sempre avuto un certo fascino per quell'alone di misticismo che pervade le vicende e un background intrigante. Ma, specialmente con il secondo ciclo di puntate, qualcosa non aveva funzionato.

Ritmi gestiti male, tanti personaggi caratterizzati superficialmente, colpi di scena rari e fin troppo prevedibili, come se mancasse proprio l'attenzione e la giusta cura sui punti di forza. Ma The Protector ha nuovamente cambiato le carte in tavola poiché la terza stagione - sbarcata su Netflix lo scorso 6 marzo - è, senza giri di parole, una vera prova di forza e maturità ampiamente superata (per restare in tema, leggi qui la nostra rassegna su 5 imperdibili serie fantasy su Netflix).

Un'epidemia da scongiurare

Uno scenario apocalittico si staglia davanti lo spettatore, una Istanbul totalmente messa in ginocchio da un misterioso malore che ha contaminato l'acqua potabile. Insomma, Levent (Engin Ozturk) è riuscito a versare nel fiume ciò che è rimasto del virus preparato dagli Immortali, gettando potenzialmente il mondo nel caos. Di lui si è, però, persa ogni traccia e da qui parte la ricerca di Hakan e Zeynep (Hazar Erguclu), nel disperato tentativo di trovare il più in fretta possibile un antidoto. Sullo sfondo, infine, inizia a prendere forma il piano dell'enigmatico ultimo Immortale, inoperoso durante l'intera seconda stagione precisamente per osservare e colpire nel momento più adatto.

Proprio l'inafferrabile figura del Visir, il leader degli Immortali, è la vera chiave di volta della serie ed evidenzia, ancor più rumorosamente, ciò che era mancato in passato: The Protector non ha mai avuto un villain che si rispetti. Intendiamoci, Faysal (Okan Yalabik), nemesi giurata di Hakan fin dagli esordi, è un ottimo antagonista, carismatico e molto più profondo di quel che si poteva immaginare, ma ogni sua azione era guidata dal desiderio di riportare in vita la sua amata Ruya (Burcin Terzioglu), nient'altro.

Nessuna intenzione di distruggere il mondo, nessun diabolico piano per tornare nella patria degli Immortali, neanche il proposito di risvegliare gli altri caduti. Ecco, non è una giustificazione ad azioni comunque discutibili, ma sono dettagli che rendono Faysal un personaggio meraviglioso con cui è tuttavia difficile non empatizzare su molteplici livelli. Il Visir è l'esatto opposto, un incubo sfuggevole, mellifluo e sadico capace di manifestarsi nelle forme più disparate solo per confondere o mettere a repentaglio la sanità mentale di chiunque osi andare contro il suo volere.

Cosa significa essere il Protettore?

È la situazione agli antipodi di quella vissuta durante la seconda stagione, in sostanza. Li lo spettatore era in balia di una quantità spropositata di Immortali, nessuno dei quali veniva approfondito particolarmente. Erano dei fantocci che coprivano quel ruolo, necessario ai fini narrativi. Ora, riconosciuti gli errori, il focus è su un solo villain reso alla perfezione nei suoi tratti crudeli e machiavellici, un sinistro giocatore di scacchi sempre avanti due mosse.

Già solo la presenza di una minaccia talmente ingombrante è un fattore di per sé notevolmente positivo. Il risvolto quasi naturale, però, è la maturazione del protagonista, dell'eroe positivo in procinto di affrontare una sfida che lo spingerà all'estremo. The Protector, su questo fronte, non ha sbagliato una mossa e ha dipinto meravigliosamente la mano del Visir che si allunga passo dopo passo su Hakan al fine di renderlo impotente. Ne scaturisce una straziante riflessione su cosa significhi e comporti essere il Protettore, con alcune delle scene emotivamente più coinvolgenti dell'intera serie.

Più in generale è tutta la stagione ad avere, nel complesso, una struttura più sensata, dei ritmi più bilanciati, qualche new entry interessante - Burak in primis (Taner Olmez) - che finalmente rafforza il concept alla base di The Protector, quello di un fantasy in cui vige sempre lo scontro eterno tra bene e male seppur trasposto in un mondo contemporaneo. E allora l'onore dei cosiddetti Fedeli è fondamentale, ma anche avere un subdolo e furbo ladro dalla propria parte può servire. O magari persino un influencer.

Questo vuol dire che ogni difetto è stato colmato? No, purtroppo questa produzione turca continua a mostrare qualche carenza ormai endemica.

In primis, gli effetti speciali e le sequenze più marcatamente action continuano a lasciar parecchio a desiderare. A parte qualche momento ben riuscito - lo scontro all'aeroporto su tutti - anche dal punto di vista registico, il resto si attesta su una generale mediocrità. Ma la mancanza più insostenibile è, di nuovo, la leggerezza con la quale vengono trattati alcuni personaggi secondari, potenzialmente degli elementi vincenti mai sfruttati in maniera sufficiente. C'è ancora spazio per migliorare, quindi, ma la prova di forza offerta da The Protector rimane encomiabile e la quarta stagione, specialmente dopo un cliffhanger clamoroso, potrebbe realmente rappresentare una gemma inaspettata.

The Protector - Hakan: Muhafiz La terza stagione di The Protector è una vera prova di forza e maturità. Tutte le indecisioni che avevano attanagliato e indebolito la seconda stagione sono state abbandonate, ogni punto di forza che questa serie fantasy turca ha sempre messo in mostra è stato amplificato. Con in più la presenza, finalmente, di un villain morbosamente affascinante e ingannevole, aspetto che il telefilm Netflix non ha mai colto alla perfezione fino ad ora. Ne è fuoriuscita una stagione estremamente piacevole priva di momenti morti e con alcuni picchi notevoli, specialmente sulla riflessione riguardante i rischi, le responsabilità e i sacrifici di essere il Protettore di Istanbul. Qualche aspetto ancora da limare permane, in particolar modo gli effetti speciali e la caratterizzazione di alcuni personaggi secondari, ma The Protector sembra aver definitivamente imboccato la retta via.

7.5

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