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The Punisher: Recensione del midseason della serie Netflix su Frank Castle

Siamo al giro di boa con The Punisher, lo show su Frank Castle rischia di candidarsi seriamente a miglior serie Marvel/Netflix insieme a Daredevil.

recensione The Punisher: Recensione del midseason della serie Netflix su Frank Castle
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Il nostro binge-watching di Marvel's The Punisher è giunto a metà del suo percorso: siamo al sesto episodio della nuova e violentissima serie Netflix, che porta la narrazione a un importantissimo giro di boa e che ci permette, dunque, di iniziare a tirare qualche timida somma in vista della recensione finale. Sciogliamo da subito ogni dubbio: la serie che vede protagonista Jon Bernthal nei panni di Frank Castle è sicuramente quel che serviva ai Marvel Studios in formato televisivo per risalire una china piuttosto ripida.

Un vero Punitore

Frank Castle è tornato, su questo non c'è dubbio. Il primo episodio dello show ci ha portato 6 mesi dopo la tremenda vendetta del vigilante, la cui missione è però tutt'altro che conclusa. La verità sui motivi e sui fautori dell'assassinio della sua famiglia è l'unica, vera ragione che muove le azioni di questo spietato e oltremodo violento Punitore, interpretato con una naturalezza incredibile dal buon Bernthal: l'attore ex The Walking Dead si conferma una delle scelte di casting più azzeccate che si potessero fare in un cinecomic su grande o piccolo schermo. Furente, animalesco, rude, Jon Bernthal è Frank Castle fin nel midollo e sembra essere nato per interpretare The Punisher. La sua rabbia accompagna ogni singolo episodio della serie, fornendoci puntata dopo puntata prestazioni recitative sempre più intense: ma la bravura del protagonista, oltre che nella scrittura dello show, viene evidenziata non soltanto dalle scene d'azione, dal sangue e dai momenti più crudi. Marvel's The Punisher si sta rivelando una serie TV incredibilmente introspettiva, capace di portarci fin dentro l'animo di Castle e di esplorarne i demoni più reconditi, i dolori e i ricordi più pungenti. Divisa tra incubi riguardanti la sua famiglia e spinosi frammenti di un passato oscuro che ne hanno determinato lo sterminio, la psiche del Punitore è forse ancora più interessante del suo lato più bestiale. A tutto ciò si aggiunge l'ottima direzione registica: che sia nelle scene d'azione o nei momenti introspettivi, lo show non si preclude soluzioni estetiche di pregevole fattura. Sotto il profilo puramente tecnico e recitativo, insomma, fino ad ora The Punisher è promossa con ottimi voti.

La svolta

Andiamo ad analizzare la narrazione e gli altri personaggi che compongono la serie: il ritmo del racconto, a tratti ci è sembrato leggermente lento, figlio dell'ormai canonica struttura dei prodotti Netflix, che impone 13 episodi fissi per le sue produzioni originali: solo The Defenders, in quanto miniserie, tra i suoi pregi presentava proprio la durata più breve. Nulla che, comunque, ponga The Punisher ai livelli di incredibile lentezza cui ci ha sottoposto, per esempio, Marvel's Iron Fist, visto che già dopo i primissimi episodi i comprimari dello show (le cui vicende, inizialmente, sembravano slegate e ci creavano non pochi grattacapi) iniziano a interagire tra loro e ogni nodo viene al pettine: le indagini di Dinah Madani, implacabile agente dell'Homeland Security le cui strade si intrecceranno violentemente (guardate gli episodi e capirete che la metafora è assolutamente calzante) con quelle di Castle, le azioni dell'ottimo Ben Barnes nei panni del fascinoso Billy Russo e soprattutto il peso nell'economia del racconto di Micro, alias David Lieberman. Per chi non lo conoscesse, Microchip (o, appunto, Micro) è un celebre alleato del Punisher nei fumetti Marvel: si tratta di un hacker con un passato doloroso alle spalle, che per puro caso si ritrova a collaborare con Frank diventandone in seguito un preziosissimo alleato. Le origini del personaggio, interpretato dall'eccellente Ebon Moss-Bachrach, appaiono qui leggermente diverse da quelle fumettistiche, ma la sostanza non cambia e il personaggio si conferma come uno dei più interessanti in assoluto dell'intera produzione.

Dopo i primi due o tre episodi, dunque, finalmente la trama di The Punisher decolla e ci permette di incastrare meglio i pezzi del puzzle: tra violenza inaudita, quantità mastodontiche di sangue e un colpo di scena alla fine del midseason che ci permette di inquadrare meglio l'identità del villain, possiamo affermare che lo show con protagonista Jon Bernthal rischia pesantemente di candidarsi come miglior serie TV Marvel/Netflix insieme al primo Daredevil.

Marvel's The Punisher - Stagione 1 Attendiamo il responso finale al termine del tredicesimo episodio ma, puntata dopo puntata, siamo sempre più convinti che Marvel's The Punisher funziona alla grande, e questo soprattutto grazie all'interpretazione superba e genuina del grande Jon Bernthal. La regia della serie riesce a farci apprezzare il Punitore non soltanto nel suo lato più bestiale e action, ma anche nei momenti in cui la narrazione sceglie di prendersi una pausa e di mostrarci la psiche contorta e addolorata di Frank Castle. A tutto questo aggiungiamoci il ritmo del racconto, che finalmente decolla dopo i primi 2-3 episodi e che, alla fine del midseason, riesce a darci uno sguardo chiaro verso gli sviluppi conclusivi dello show e sul peso del villain - così come di tutti gli altri, interessanti comprimari.