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The Punisher: Recensione del Season Finale della serie Marvel e Netflix

The Punisher è tanto convincente quanto violento e merita il podio di miglior show Marvel/Netflix insieme a Daredevil...

recensione The Punisher: Recensione del Season Finale della serie Marvel e Netflix
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Di incarnazioni cinematografiche e televisive dedicate al Punitore, nel corso degli ultimi decenni, ne abbiamo avute molte. Ognuna di quelle pellicole, tra alti e bassi, forniva al pubblico una visione diversa del buon Frank Castle. Nessun interprete, così come nessun prodotto artistico, era tuttavia riuscito a trasmettere la violenza, la rabbia e la potenza visiva di Jon Bernthal, attore protagonista di Marvel's The Punisher, la nuova serie appartenente al microcosmo targato Marvel Studios e prodotto da Netflix. Lo show, in termini di sceneggiatura e di personaggi coinvolti, è senza dubbio un prosieguo dell'ormai vasto parco di titoli dedicato ai vigilanti di New York presente sulla piattaforma di streaming più famosa al mondo: in particolare, The Punisher tira le somme dell'affascinante storyline ammirata in Daredevil 2, nel quale Bernthal aveva già esordito nei panni di Frank Castle diventando, peraltro, uno dei pilastri dello show. Il Punitore, quindi, è tornato più violento che mai, deciso a fare piazza pulita con ogni mezzo: dal punto di vista ideologico, per questo motivo, ci troviamo di fronte a una produzione che cerca volutamente di staccarsi dai Difensori.

Lunga vita a Jon Bernthal

Quando ci siamo lasciati con The Punisher l'ultima volta, alla fine del sesto episodio, avevamo elogiato il finale del midseason, affermando di trovarci di fronte a un importante giro di boa le cui vicende successive avrebbero determinato la qualità finale del prodotto. A partire da quel punto, dunque, la trama non solo decolla, ma spicca il volo ad ali spiegate: ogni episodio è una corsa sfrenata verso nuove rivelazioni, risvolti clamorosi o semplicemente una nuova, massiccia dose di azione e violenza. Frank Castle è sporco, rude, coriaceo, un vero e proprio animale che trova nell'espressività e nella fisicità di Jon Bernthal un interprete a dir poco perfetto: come già indicato in precedenza, l'attore ex The Walking Dead è il Punitore come non lo è stato (e forse lo sarà, almeno nell'immediato) mai nessuno e riesce a confezionare forse la performance migliore della sua carriera fino ad ora, portandoci per tutti e 13 gli episodi che compongono la serie sia al di fuori di Castle che nella sua testa. In questo Bernthal è aiutato dalla splendida regia e dal montaggio certosino, che nel corso delle varie puntate riescono a imporsi senza alcuna sbavatura e a concedersi numerosi virtuosismi ed esercizi di stile, giocando in continuazione tra violentissimi primi piani, scene d'azione o di tortura al limite del macabro e tante, profonde fasi introspettive. The Punisher, infatti, per tutta la sua durata riesce a bilanciare momenti più "calmi", in cui lo svolgimento delle vicende di Dinah Madani o Billy Russo e le fasi in cui apprendiamo ulteriori dettagli sulla famiglia di Micro o dei frequenti flashback sui familiari di Frank (tutti comprimari, è doveroso sottolinearlo, che hanno dato sfoggio di performance recitative magistrali), a tante sequenze di azione semplicemente incredibili e che mettono a nudo un'atmosfera cruda come poche serie sono riuscite finora a rappresentare. Dal punto di vista del ritmo narrativo, degli interpreti in gioco e della qualità tecnica del prodotto, The Punisher merita il titolo di miglior serie Marvel/Netflix allo stesso livello della prima, meravigliosa stagione di Daredevil: gli ingredienti ci sono tutti, a partire da un protagonista eccellente e da un villain più che convincente, passando per una trama costruita coerentemente e per la qualità dei mezzi tecnici a disposizione.

Armi e violenza

Marvel's The Punisher è senza dubbio una delle serie più sanguinose che aggiungerete al vostro bagaglio culturale televisivo: spesso e volentieri le ottime coreografie di combattimenti corpo a corpo o delle sparatorie ci mostreranno sequenze semplicemente inaudite, in cui la ferocia del Castle di Bernthal prende il sopravvento su qualunque altro elemento narrativo o visivo.Lo show è stato anche pesantemente criticato per i suoi contenuti eccessivamente crudi, ma la verità è che ogni tassello trova perfettamente la sua collocazione: il sangue non è mai fine a sé stesso, quella che potremmo definire come la più becera pornografia da violenza non appartiene alla dimensione del Punitore. Ogni pugno sferrato, ogni colpo inferto e ogni pallottola esplosa va esattamente dove dovrebbe andare, tra lividi e ferite indicibili, arti spezzati o proiettili piantati nella carne, a fil di pelle: è questo il tema portante e ricorrente anche delle storie a fumetti cui The Punisher si ispira, attingendo in maniera piuttosto sapiente dal materiale cartaceo che vede protagonista Frank - anch'esso, a sua volta, profondamente più violento e maturo rispetto al resto dei fumetti targati Marvel. La serie Netflix cerca anche di far riflettere sul possesso di armi e sul terrorismo, questioni piuttosto delicate e che tengono banco quotidianamente nella cronaca e nella politica statunitense: tematiche che riversano alcuni dei loro più importanti cliché in uno show in cui le armi e il loro utilizzo (per amore, per giustizia, per vendetta o crudeltà) ne rappresenta il cuore pulsante. Gli spunti di riflessione li offre il vasto e convincente parco di personaggi, che trova in un paio di interpreti un motivo in più per guardare lo show: a cominciare da Billy Russo, interpretato da un Ben Barnes in assoluto stato di grazia e che, insieme a Bernthal, fornisce l'interpretazione più convincente e intensa di tutta la serie - questo, nel caso del personaggi di Russo, vale soprattutto negli ultimi episodi, nei quali il suo ruolo nel racconto apparirà molto più chiaro rispetto ai primi.

Ecco, se volessimo ricercare un unico, flebile difetto in Marvel's The Punisher, esso è da ricercarsi nell'eccessiva lentezza delle puntate iniziali, nei quali la trama ha un necessario bisogno di decollare: per farlo, si prende tutto il tempo del mondo al fine di fornire una spiegazione logica e coerente all'evoluzione di ogni comprimario. Se questo è dunque il prezzo da pagare per la restante parte di stagione, c'è da mettere la firma per ogni serie televisiva. In definitiva Marvel's The Punisher funziona alla grande, dal primo al tredicesimo episodio: Netflix pare aver trovato di nuovo il mix vincente per un prodotto che riesce, contemporaneamente, ad essere di qualità per il grande pubblico e a strizzare l'occhio a chi mangia pane e fumetti. Il fatto, poi, che la produzione abbia avuto il coraggio di credere così fortemente in un personaggio come il Punitore, slegandolo concettualmente dal parco di show che raggruppano i Difensori (occhio: l'universo in cui è ambientato resta lo stesso, come dimostrano i riferimenti a Daredevil 2 e la presenza di Karen Page nella trama), sembrava chiaro come il Marvel Universe targato Netflix avesse bisogno di una ventata d'aria fresca. Una piacevole e rassicurante boccata d'ossigeno, che riesce a unire un'estetica sopraffina a un'atmosfera sporca, rozza e marcia. Lunga vita al Punitore.

Marvel's The Punisher - Stagione 1 Marvel's The Punisher è un'opera ideologicamente slegata dal progetto Difensori: sia chiaro, la serie con protagonista Jon Bernthal nei panni del violentissimo e implacabile Frank Castle è un prodotto di continuity con l'universo Marvel/Netflix, come attestano i diversi riferimenti a Daredevil 2 e la presenza di personaggi come Karen Page. Ciò che differenzia la serie da tutte le altre del pacchetto è, oltre che l'assoluta qualità narrativa e tecnica, i temi trattati e l'incredibile violenza esibita nel corso degli episodi, il tutto unito a un'estetica sopraffina e una sceneggiatura certosina che rendono The Punisher ben più di una semplice produzione action, tutta sangue e proiettili. Di sangue ne viene versato a litri, peraltro certe scene metteranno a dura prova persino i più forti di stomaco, ma tutto ciò è inscritto nell'economia del racconto e mai una goccia di sangue o una pallottola sono fini a sé stessi, o volti a soddisfare i più beceri cliché del war movie. The Punisher, inoltre, sfodera una regia mai banale e impreziosita da virtuosismi estetici, che a loro volta si uniscono alla maestria recitativa dei suoi interpreti principali - su tutti l'animalesco Jon Bernthal, decisamente nato per intepretare il Punisher, e l'incredibile Ben Barnes. Qualche piccolo difetto, che impedisce alla serie di rasentare la perfezione assoluta, c'è: i primi episodi accusano una lentezza eccessiva, salvo risalire la china nel midseason e regalarci un'ultima tornata di puntate di livello elevatissimo. Se questo è il prezzo da pagare per vedere una grande serie TV, mettiamoci la firma.

8.7