The Purge Stagione 2: Recensione della serie su Amazon Prime Video

The Purge torna con la seconda stagione. Stavolta verranno raccontati gli eventi che accadono tra due Notti del Giudizio

recensione The Purge Stagione 2: Recensione della serie su Amazon Prime Video
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È innegabile che The Purge, in italiano La Notte del Giudizio, sia uno dei brand più innovativi del genere horror degli ultimi anni. Con la sua miscela di splatter, riflessione sociale, ironia ed un pizzico di distopia (che va molto in questi ultimi anni) ha saputo ritagliarsi un tale successo da guadagnarsi una serie televisiva, giunta alla seconda stagione, disponibile su Amazon Prime Video. Sarà il canto del cigno di un brand che inizia ad annaspare o la chiusura naturale e felice di un cerchio?

Da uno sfogo ad un altro

Se i primi episodi davano la deludente illusione di sequenze violente e trame prese direttamente dalle dodici ore più temute o più desiderate del mondo, dal secondo episodio la nuova tornata di The Purge mette subito in chiaro che la ricerca di nuove strade, per esplorare le potenzialità narrative del marchio, sono la parola d'ordine. Vengono raccontati gli eventi che si frappongono tra uno sfogo ed un altro.

Un intero anno in cui ci si confronterà con le conseguenze dello sciagurata notte, con cosa resta quando le sirene hanno squillato, coni segni che la gente porta con sé delle dodici ore più viscerali del genere umano.
La narrazione è corale e segue quattro differenti storie che vanno a discernere quattro elementi della tematica a cui il brand tenta di dare una spiegazione: quale è la natura della violenza e come la si combatte ?

C'è Esme che lavora per i Padri Fondatori e deve controllare, dalle telecamere disseminate ovunque, che tutto vada secondo le distorte regole dello sfogo. Per sua sfortuna assisterà ad un evento che cambierà completamente la sua visione della società in cui vive e soprattutto la sua fiducia nello status quo. Derek ha un'ottima casa, un'ottima carriera, un matrimonio splendido e vive in un quartiere ricco, con vicini che lo salutano ogni volta che lo incontrano. Peccato che, durante lo sfogo, un intruso entra nella sua casa e nella sua vita, distruggendo anche a lui, tutte le certezze.

Notte di fuoco per Ben, studente del college che deve superare una sfida per entrare in un gruppo studentesco, ma l'alba del 22 marzo porterà con sé un cambiamento interiore da cui nascerò di una persona molto differente.
Infine, c'è Max, che ha pianificato per tutto l'anno una rapina epocale che lo sistemerà per tutta la vita e che, ovviamente, si dovrà tenere proprio la notte dello sfogo.

Le radici della violenza

Come si diceva più sopra, la seconda stagione di The Purge cerca di ragionare in modo più riflessivo sulla vera tematica che ha dato vita al brand: cosa muove la violenza e come si combatte la violenza?
Gli autori spazzano via ogni dubbio sulla validità dello sfogo: la violenza non si batte con la violenza. Questo assioma è il vero presupposto della serie e si sente in ogni secondo di girato. Emblematica è la storia di Ben, il quale, sopravvissuto alla notte dello sfogo, avendo ucciso per legittima difesa il proprio carnefice, ne diventa l'incarnazione. La violenza non può essere eliminata lasciando libere le persone di sdoganare i propri bassi istinti; si rischia di diventarne schiavi e drogati di prevaricazione.

Non a caso, proprio lui che aveva dato vita ad un modo di vivere la violenza, con la sua maschera di "dio", diventando un ispiratore per coloro che volevano sfogarsi, viene fatto oggetto di assalto proprio da questi ultimi.
Questa tematica resta la più interessante dell'intero brand, che si era fin troppo applicato a raccontare l'uso strumentale ed opportunista della violenza da parte dello Stato, che usava lo sfogo per i propri fini politici e sociali.

La ripetizione di questa tematica aveva reso The Purge una semplice ripetizione di quanto già visto in passato, mentre la dimensione più esistenzialista ed intimista delle radici della violenza ha dato nuova linfa al marchio.

Sicuramente la trama di Ben, che ben presto si trasforma in una sorta di slasher movie, avrebbe meritato un maggiore approfondimento, soprattutto un'esplorazione dei traumi che l'hanno trasformato in un serial killer.
Perché il trauma si trasforma in follia? Perché sente piacere quando impone la sua forza sugli altri? Quando è scattato il cambiamento? Un'indagine che scavasse più a fondo avrebbe sicuramente giovato ad una trama che resta quella più originale dell'intera stagione

La storia di Derek sembra un omaggio al primo film della Notte del Giudizio, mostrando quanta differenza possa esserci quando i condizionamenti sociali vengono sospesi per un certo tempo. Derek pensa di vivere in un ambiente fatto di sorrisi e di saluti affettuosi, solo dopo la notte dello sfogo capirà che è l'ipocrisia ad aver mandato avanti la sua vita.

Meno interessante, più canonica e meno approfondita, è la storia di Max e della sua rapina, forse per questo gli autori la fanno incrociare con quella di Esme che continua il filone "sociale" dei film e della serie, tentando di mostrare al mondo quale sia il reale scopo dello Stato. Per quanto vi siano elementi e personaggi positivi, la tesi degli autori di The Purge è per una visione negativa dell'animo umano che, se lasciato libero dai freni sociali e legali, si affida ai suoi bassi istinti. I vicini di Derek lo rispettano solo per convenzione sociale e per limiti legali, in realtà provano un odio viscerale nei suoi confronti. Appena ne hanno occasione, si scatenano.

Lo Stato propaganda pace e legalità, ma usa la violenza come strumento per mantenere il potere ed eliminare chiunque gli si metta contro. Andando più a fondo, ogni individuo può compiere la scelta del bene e del male, della pace e della violenza, ma se Burgess e Kubrick, nelle loro incarnazioni dell'Arancia Meccanica, mettevano l'uomo di fronte a questa scelta, in modo amorale e neutro, in The Purge quella della bestialità sembra una scelta obbligata, quasi a dire che è l'animo umano stesso ad essere violento ed il bene è una scelta innaturale innanzi alla bassezza del calderone selvaggio che cova nel profondo di ogni uomo.

The Purge - Stagione 2 La seconda stagione di The Purge poteva decretare la fine sciagurata di un marchio di successo o una splendida uscita di scena. Gli autori hanno creato una via di mezzo, riuscendo a non ripetere per l’ennesima volta una formula ormai abusata. Aver ampliato il raggio d’azione ha permesso di raccontare in modo più compassato e dettagliato una storia interessante, meno concitata, anche se momenti di pura action non mancano, ma sicuramente più efficace per raggiungere lo scopo prefissato. È chiaro in ogni momento il fine narrativo di The Purge e le tematiche che si vogliono affrontare. La narrazione corale tiene alta l’attenzione dello spettatore che difficilmente troverà motivo di noia.

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