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The Rain: recensione della nuova serie Netflix

La prima produzione originale nordica del servizio di streaming è un racconto di sopravvivenza elementare ma efficace.

recensione The Rain: recensione della nuova serie Netflix
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Da diversi anni la serialità scandinava, e quella danese in particolare, è oggetto di ammirazione a livello internazionale, con tanto di rifacimenti in lingua inglese: The Killing, The Bridge e Splitting Up Together sono tutti basati su prototipi nati nella patria di Lars von Trier e Mads Mikkelsen. Anche Netflix si è interessato al fenomeno della produzione seriale di stampo nordico, dapprima sul piano della distribuzione e/o co-produzione (Lilyhammer e Bordertown, andati in onda in TV nei rispettivi paesi d'origine, la Norvegia e la Finlandia, e disponibili in streaming in altri territori) e ora in termini propriamente creativi: l'espansione territoriale e linguistica della società californiana a livello di produzioni originali include ora la Danimarca (con un aiutino della Svezia), da cui proviene The Rain.
Un progetto presentato come un racconto adrenalinico dalle tinte forti, variazione scandinava sul tema del thriller post-apocalittico, con una pioggia tossica che ha eliminato gran parte della popolazione, lasciando tra i pochi superstiti la giovane Simone e suo fratello Rasmus, la cui lotta per la sopravvivenza dopo essere usciti dal bunker dove li avevano lasciati i genitori è il nucleo emotivo del serial. Otto episodi che esplorano ciò che significa restare umani in un mondo dove le regole della società sono andate a farsi benedire grazie alla catastrofe e l'unica speranza è rappresentata da un luogo sicuro in territorio svedese, nel quale si celano anche le risposte alle domande che tutti si pongono sulla natura del virus che ha mietuto vittime tramite le precipitazioni atmosferiche.

Questioni di fede

The Rain è un racconto inarrestabile ed incalzante: lo scenario apocalittico è introdotto dopo pochissimi minuti, interrompendo il preambolo ordinario (Simone e tre amici dovevano sostenere un esame) per scaraventarci subito in un mondo che risulterà familiare a chi ha un minimo di dimestichezza con il genere: non ci sono zombie o altre creature strane, ma l'idea dell'annientamento dell'umanità in termini spirituali ed etici è sempre la stessa, mantenuta per tutta la durata della stagione attraverso elementi più che riconoscibili: la consapevolezza di vivere in una realtà disperata, la fiducia che si crea e poi si sgretola tra le varie fazioni di sopravvissuti, la paranoia riguardo un esito positivo del viaggio verso un luogo migliore, il legame tra la scienza e ciò che ha portato allo sterminio (limitato però, per ora, al solo territorio scandinavo, dando alla serie un'identità più "contenuta" rispetto ad altri scenari apocalittici visti al cinema e in televisione). La progressione è scandita anche dai titoli degli episodi, tutti basati sui consigli per la sopravvivenza, da "Rimanete dentro" (episodio 1) a "Fidatevi dei vostri istinti" (episodio 8).

Atmosfera malata

Il fascino della serie è legato soprattutto al mood plumbeo, con tonalità di grigio dal sapore tipicamente scandinavo che ci ricordano costantemente in che tipo di universo ci troviamo. Deludono invece parzialmente i personaggi, scolpiti con l'accetta per arrivare il più velocemente possibile a un finale che annuncia un'eventuale prosecuzione, senza veramente pensare alla coesione drammatica del primo ciclo che a conti fatti diventa quasi un lungo prologo. Un prologo per lo più interessante, soprattutto a livello iconografico e nel contesto della produzione seriale danese, ma pur sempre un prologo. E con la modalità di fruizione tipica di Netflix l'impressione che tutto finisca troppo in fretta non può che aumentare.

The Rain - serie tv The Rain segna il primo passo di Netflix nella produzione scandinava, tra Danimarca e Svezia, all'insegna del racconto post-apocalittico mescolato con storie legate alla famiglia. Il risultato è indubbiamente affascinante, a livello di atmosfere e costruzione visiva di un mondo devastato da un virus, ma un approccio troppo frettoloso trasforma parzialmente questa prima stagione in un antefatto più che una storia a sé.

6.5