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The Rain Recensione: l'ultima stagione dello show post-apocalittico Netflix

La terza stagione di The Rain mette fine alle vicende di Simone e Rasmus in modo tutto sommato apprezzabile, trascurando tuttavia elementi fondamentali.

recensione The Rain Recensione: l'ultima stagione dello show post-apocalittico Netflix
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La serie danese The Rain, creata da Jannik Tai Mosholt, Esben Toft Jacobsen e Christian Potalivo, pubblicata su Netflix dal 2018, giunge infine alla sua conclusione con questa terza stagione, composta da sei episodi. Dopo la nostra anteprima di The Rain 3 possiamo tirare le fila di un prodotto interessante che nel corso del tempo ha anche provato a rinnovarsi in modo tutto sommato intelligente. Non resta quindi che scoprire insieme l'atto finale di una delle uscite Netflix di agosto più attese; uno show sicuramente non perfetto sotto vari punti di vista, ma comunque capace di risultare interessante, soprattutto per i fan del genere post-apocalittico.

Il potere della natura

L'ultima stagione del serial ha deciso di focalizzarsi al massimo sul confronto tra Rasmus e sua sorella Simone, optando quindi per uno scontro simbolico sempre più vicino alla dicotomia "bene contro male", nonostante la caratterizzazione dei personaggi sia riuscita a salvare la serie da un tipo di retorica esageratamente marcata, soprattutto per quanto riguarda l'antieroe interpretato da Lucas Lynggaard Tønnesen. Prima di parlare dei punti di forza, vogliamo però segnalare due dei difetti principali della stagione, ovvero la rapidità con cui determinati avvenimenti si verificano e l'assenza di fatto della pioggia che dà il titolo all'intera serie come elemento capace di generare ansia tanto nei protagonisti quanto negli spettatori.

Quest'ultimo aspetto disturberà i fan maggiormente attaccati alla prima stagione di The Rain, nella quale la stessa componente survival era sicuramente più marcata. Questa nuova tornata di episodi ha invece deciso di continuare a focalizzarsi sulla figura di Rasmus e del terribile virus che risiede dentro di lui anche per rafforzare il senso di continuità con la stagione precedente. Vista comunque la buona evoluzione generale che ha avuto la serie riguardo le situazioni proposte, la criticità maggiore del progetto risiede - come segnalato anche nell'anteprima - nella tendenza degli autori a risolvere determinate questioni in una maniera esageratamente sbrigativa.

Complici i sei episodi complessivi - anche se probabilmente con un numero di puntate maggiore si sarebbero verificati gli stessi problemi -, alcune sequenze risultano esageratamente semplicistiche; su tutte quella relativa al modo in cui viene scoperta la cura del morbo che affligge il mondo di The Rain. Tutto infatti avviene quasi per caso, puntando un po' troppo sul concetto del deus ex machina. Lo stesso mistero dietro al personaggio di Sarah e al modo in cui è riuscita a sopravvivere dopo essere stata infettata da Rasmus risulta un altro aspetto che avrebbe sicuramente meritato un approfondimento maggiore, risolto invece con una semplice battuta di un personaggio che, sempre molto velocemente, riesce a comprendere tutto quanto.

Lo stesso alternarsi di situazioni spesso simili tra loro in alcuni punti accentua in maniera marcata la sensazione di ping-pong contenutistico, con i vari personaggi intenti a prendere decisioni a tratti forzate per poi pentirsene subito dopo, cercando così di rimediare ai propri errori. Insomma, una serie sicuramente non perfetta soprattutto per quanto riguarda la scrittura di determinati passaggi, nonostante un buon impianto contenutistico di base capace, in linea di massima, d'intrattenere per tutta la sua estensione.

Non le scrivo io le regole!

La terza stagione di The Rain, pur presentando un ritmo sicuramente più blando rispetto a quella precedente e tenendosi le cartucce migliori - anche a livello di effetti speciali - per gli ultimi episodi, riesce a risultare in fin dei conti avvincente proprio grazie al confronto tra i due fratelli, intenzionati entrambi a salvare il mondo dalla catastrofe seppur con approcci differenti. Da questo punto di vista, è stato svolto un buon lavoro di caratterizzazione, soprattutto con il personaggio di Rasmus, la cui mutazione caratteriale evolve episodio dopo episodio, mettendo in scena la sua discesa verso il baratro in maniera piuttosto graduale, lasciandolo sempre in bilico tra la figura dell'antieroe e quella del villain, senza puntare l'acceleratore sul suo lato più feroce e brutale, ma prendendosi tutto il tempo necessario per rendere coerenti le sue scelte. Peccato invece per Sarah, mostrataci a più riprese come fredda e a tratti subdola, per poi cambiare in un certo senso atteggiamento in corso d'opera, non riuscendo a risultare un personaggio pienamente interessante.

Lodevole invece la caratterizzazione di Simone, il cui carattere improntato su un idealismo a tratti puro e ingenuo la rende un personaggio molto positivo, in grado di contrapporsi in maniera soddisfacente al più brutale, per quanto non del tutto privo di umanità, Rasmus. Per quanto concerne i comprimari, in alcuni punti gli sceneggiatori avrebbero potuto dare sicuramente più spazio a determinati personaggi seppur, nel corso dei sei episodi, l'opera sia riuscita a chiudere numerose questioni in sospeso. Ben gestito anche il finale, la cui prevedibilità non lascerà tuttavia indifferenti gli spettatori più smaliziati, alla ricerca di un colpo di scena che purtroppo non troveranno.

The Rain - serie tv La terza e ultima stagione di The Rain si conferma in linea con quanto visto in precedenza, nonostante alcuni difetti legati soprattutto ad alcune svolte di trama semplicistiche, dimostrandosi un prodotto capace di intrattenere in maniera soddisfacente lo spettatore, senza però puntare su colpi di scena degni di nota o sequenze particolarmente memorabili.

6.5