The Son 2 Recensione: il ritorno di Pierce Brosnan non convince su Sky

Pierce Brosnan torna nella seconda stagione di The Son, ma la vicenda principale legata al primo figlio del Texas non mantiene le aspettative.

The Son 2 Recensione: il ritorno di Pierce Brosnan non convince su Sky
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Le serie Sky e NOW di giugno 2022 sono sicuramente tra le più rilevanti degli ultimi mesi, ma guardando ai titoli che stanno per concludersi, tra i più attesi rientra The Son, che a dispetto di una prima stagione non proprio esaltante (qui la nostra recensione di The Son), aveva comunque del potenziale che speravamo venisse sfruttato in questo secondo ciclo di episodi. Ovviamente Pierce Brosnan torna nei panni del primo figlio del Texas Eli McCullough, ma nonostante qualche svolta narrativa interessante, non tutto è andato per il verso giusto, come capirete nel corso di questa recensione .

Una famiglia complicata

Nel nostro first look di The Son 2 ciò che ci aveva convinti di meno era la ripetitività di base che caratterizzava i nuovi episodi, i quali sembravano ricalcare meccaniche già viste sia per quanto riguarda le dinamiche familiari che per gli avversari in campo. Dopo la conclusione della seconda stagione possiamo confermare che alcuni personaggi purtroppo restano abbastanza piatti nel loro sviluppo, e anche se sul finale gli showrunner hanno provato a creare i presupposti per un colpo di scena, il risultato è stato sotto certi aspetti anche peggiore del previsto. Ma andiamo con ordine, partendo proprio dalla spina dorsale della serie, ovvero i protagonisti. Eli mantiene la centralità della narrazione, soprattutto per lo spazio dedicato anche agli eventi ambientati nel passato tra i comanche, ma se da un lato Brosnan sembra più a suo agio rispetto alla season uno, il suo arco narrativo continua a destare delle perplessità. Infatti, l'affascinante avventura tra i nativi si conclude in modo poco convincente, e la sensazione è che, una volta arrivati al dunque, gli sceneggiatori non sapessero bene che strada prendere per chiudere il cerchio il più in fretta possibile.

Per quanto concerne la linea temporale del 1915, qui il percorso di Eli a tratti convince, e l'idea sul finale di creare un'immagine da tramandare per generazioni funziona, ma l'esecuzione ancora una volta lascia a desiderare. Il rapporto tra Eli ed il figlio Pete (Henry Garret) è infatti una riproposizione continua di uno schema visto e rivisto migliaia di volte, e soltanto in poche occasioni vi sentirete coinvolti verso quanto accade su schermo. E proprio Pete è senza dubbio l'anello debole della produzione, incastrato in un personaggio a tratti irritante che affossa la vicenda principale. Il primogenito Phineas (David Wilson Barnes) resta invece abbastanza coerente ed interessante, così come Jeannie (Sydney Lucas), la figlia di Pete. Quest'ultima è anche protagonista di una linea temporale ambientata nei giorni nostri, ma purtroppo la sua figura non viene sviluppata a dovere in nessuno dei due archi, e anzi, soprattutto per quanto riguarda il presente, la conclusione non è sicuramente delle migliori.

Per fortuna nonostante i tanti problemi The Son resta una serie che a tratti sa intrattenere, ma l'idea di trovarsi davanti ad un prodotto incompiuto è sempre viva, soprattutto quando dopo una preparazione fatta di numerosi episodi di costruzione, si arriva ad una conclusione che chiude in modo frettoloso e assolutamente discutibile tutte le questioni lasciate aperte, rendendo quasi inutile quanto successo prima e svilendo i progressi fatti nel corso dei vari episodi.

Un passo indietro

Nella puntata conclusiva della prima stagione avevamo assistito ad uno scontro teso e abbastanza ampio che in parte riscattava una direzione non molto ispirata, che fino a quel momento non era parsa all'altezza. Questa volta, purtroppo, manca anche questo, e le varie diatribe, fatta eccezione per qualche scena più cruda e violenta, si risolvono soprattutto in capitoli singoli senza mai sfociare in veri e propri conflitti in campo aperto; e se la sceneggiatura è solida, allora questa può essere tranquillamente una scelta vincente, ma se ci sono diversi problemi anche sul piano della scrittura allora i limiti si fanno ancora più evidenti. La regia purtroppo è parsa nuovamente quella tipica dei prodotti a basso budget, e a dispetto di un'ambientazione affascinante, sulla serie aleggia il senso di produzione di basso livello, lontana dallo standard medio attuale, e anche inferiore al passato. La vicenda principale, nonostante quanto scritto in precedenza, ha comunque dei passaggi interessanti che ci portano a seguire i protagonisti senza diventare mai eccessivamente pesante, ma se cercate un prodotto di alta qualità The Son non può rientrare nella categoria.

La famiglia McCullough a tratti riesce a catturare ed intrattenere, ma la scelta di utilizzare ben 3 linee temporali non ripaga, e viene da chiedersi il perché di questa soluzione, quando la storia ambientata nel 1915 era più che sufficiente per alimentare il mito del figlio del Texas. Tra l'altro, da sottolineare che le vicende nei giorni nostri, pur essendo poche e brevi, tolgono pathos ad alcune soluzioni finali, e anche l'effetto sorpresa che poteva venir fuori viene bruciato a priori. A concludere un quadro generale poco entusiasmante, ci pensa anche la presenza di alcuni snodi narrativi chiave veramente molto discutibili che vanno ad appiattire alcuni dei personaggi principali. In conclusione, The Son 2 non riesce a migliorare i risultati della prima season e, anzi, per diversi aspetti risulta peggiore, peccando di una scrittura quasi mai brillante e una direzione artistica di basso livello. Se amate il periodo preso in esame ed il genere, forse potrete apprezzare The Son, ma anche in questo caso è possibile trovare opere dello stesso tipo che lo superano sotto ogni punto di vista, per quella che a conti fatti si è rivelata un'occasione sprecata.

The Son - stagione 2 Le perplessità destate dai primi episodi della seconda stagione di The Son sono purtroppo state confermate anche nei capitoli successivi. La serie con Pierce Brosnan non riesce a stupire, e in più occasioni sia la scrittura che la regia non sono sembrate di buon livello. Il risultato finale è quindi un titolo godibile affossato da troppe lacune, per quella che si è rivelata un'occasione mancata, incapace di sfruttare un'ambientazione affascinante e un'idea di partenza che aveva del potenziale. Se siete amanti del genere forse apprezzerete questo show, ma non aspettatevi nulla di eclatante.

5.5

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