The Son recensione: il western con Pierce Brosnan non è Yellowstone

The Son, serie western con Pierce Brosnan tratta dal romanzo di Philipp Meyer, arriva al termine della prima stagione, con qualche perplessità.

The Son recensione: il western con Pierce Brosnan non è Yellowstone
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Se le prime impressioni su Dexter New Blood vi hanno lasciato l'amaro in bocca, tra le uscite Sky e NOW di novembre 2021 potreste comunque trovare quello che fa per voi, mentre altri titoli iniziati il mese scorso si avvicinano alla conclusione. Tra questi troviamo The Son, serie con protagonista Pierce Brosnan andata in onda su Sky Atylantic. Dopo la conclusione di questa prima stagione ispirata all'omonimo romanzo di Philipp Meyer possiamo finalmente dirvi com'è andata, in un racconto che a tratti convince ma è purtroppo figlio di diversi difetti che analizzeremo nel corso di questa recensione.

Terra di scontri

Eli McCullough (Pierce Brosnan) non è un semplice proprietario terriero, ma rappresenta a tutti gli effetti un'istituzione, la prima persona da chiamare se ci sono problemi o dispute. Eli è il primo figlio del Texas, e la vita passata su questo territorio ha forgiato il suo carattere, tra traumi, rapimenti ed esperienze di grande impatto. Ed è proprio il passato che rappresenta una fetta importante della prima stagione, in episodi divisi tra il presente (intorno al 1915) e le vicende legate al giovane Eli, ambientate una cinquantina di anni prima.

Il massacro della famiglia ad opera dei Comanche e la successiva cattura del protagonista danno da subito una visione violenta di un ragazzo che viene battezzato nel sangue e deve imparare a sopravvivere rispettando le regole dei nativi. Lo seguiamo quindi mentre si adatta alla nuova vita alla quale è stato costretto, mentre col tempo si sente sempre più parte integrante della tribù, imparando a cacciare come loro e diventando il protetto del capo.

La versione adulta di Eli ci porta invece nell'immensa distesa di sua proprietà, dominata dalla casa familiare nella quale abitano anche gli altri componenti della famiglia, tra i quali il figlio minore Pete (Henry Garrett) e i nipoti. Ma ovviamente una proprietà così grande si porta dietro numerosi problemi, mentre i soldi iniziano a scarseggiare e il figlio maggiore Phineas (David Wilson Barnes) è chiamato a trovare una soluzione, vista la sua capacità e il suo cinismo nel gestire gli affari. Il petrolio nascosto nel terreno potrebbe essere la soluzione, ma la minaccia viene anche da fuori, e per la precisione dai vicini messicani.

Il focus sui personaggi

A dispetto della riproposizione di un vecchio West già visto in film e serie simili, The Son cerca la sua identità proprio nei protagonisti, portando in scena degli antieroi che mettono i soldi e il tornaconto della propria famiglia davanti a tutto. L'unica figura che cerca di staccarsi da certi comportamenti è Pete, e proprio la sua indole lo porterà a trovarsi sempre meno a suo agio col padre e il fratello. Pierce Brosnan è costretto quindi a rivestire i panni del classico maschio alpha che non possiamo sicuramente definire come buono, e qui scatta il primo problema, perché l'attore non sembra proprio calato alla perfezione nella parte, rendendosi anche protagonista di una scena violenta che sfocia nel trash e in una involontaria comicità.

Per il resto il nostro Eli è sicuramente il centro di tutto il racconto, e finisce quindi per essere anche il personaggio scritto in modo più convincente. Un discorso che purtroppo non vale per gli altri. Ad esclusione dei due figli, i personaggi secondari lasciano a desiderare, restando molto marginali e senza un minimo di introspezione. Gli stessi vicini messicani capitanati da Pedro (Carlos Bardem) non vengono quasi mai approfonditi, facendo sembrare meno coinvolgenti anche i conflitti che si aprono in seguito. Le figure da gestire sono sicuramente tante, ma una caratterizzazione maggiore dei comprimari avrebbe giovato all'intera vicenda. Luci e ombre quindi che ritroviamo anche su altri fronti, a partire dalla regia per arrivare alla storia in sé.

Niente di nuovo, nel bene e nel male

L'idea di spezzare in due la narrazione è interessante perché permette di capire come Eli si è formato portandoci a conoscere il personaggio in toto, ma sia le avventure coi Comanche che il passaggio tra presente e futuro non brillano per originalità o guizzi creativi, lasciando le due narrazioni in gran parte slegate e raccontando semplicemente due storie che si sviluppano in parallelo. Il classico compitino che pecca un po' di pigrizia e non stupisce. La regia stessa passa da alcune riprese ben gestite, favorite anche dai vari luoghi di campagna, a sequenze con toni e colori da soap. Luci e ombre che vanno a coinvolgere tutta questa prima stagione che raramente brilla, lasciando spazio a diversi dubbi.

Chi si aspettava un'erede di Yellowstone o una nuova serie di punta dovrà quindi ricredersi, anche se gli amanti del genere potranno comunque apprezzare The Son. Infatti, nonostante i difetti la vicenda principale è sufficientemente coinvolgente e, sorvolando sui limiti, è facile lasciarsi catturare dall'atmosfera e dalle dinamiche che si creano tra i vari personaggi. Interessanti anche le tematiche trattate, dalla questione dei nativi alle varie comunità che hanno abitato il Texas in quegli anni.

Il razzismo, i pregiudizi e alcune caratteristiche del periodo sono elementi interessanti che arricchiscono questa prima season, e la scelta di non mettere in scena eroi senza macchia presentando personaggi cinici e pronti a tutto per il loro tornaconto è un ulteriore punto di forza. Infine da segnalare anche l'importanza del finale che nonostante la prevedibilità e alcune situazioni poco credibili è ben realizzato, chiudendo il cerchio in modo convincente e aprendo la strada per la seconda stagione.

Una resa dei conti importante che in parte va a coprire i problemi emersi nel corso degli episodi, pur non facendo miracoli. Non parliamo di sequenze epiche o di uno scontro memorabile, ma c'è sicuramente una cura che nel resto della season non sempre è presente, e che porta delle conseguenze importanti per le pedine in gioco. In conclusione, se cercate originalità o una regia sorprendente potete anche guardare altrove, ma se amate il genere e siete disposti ad accettare qualche passaggio a vuoto allora The Son resta una serie godibile che potrebbe piacervi, pur restando distante dal livello raggiunto da altri titoli simili.

The Son - Stagione 1 The Son non innova il genere ed è sicuramente vittima di diversi problemi, ma la vicenda principale funziona, e nonostante qualche ingenuità di troppo il racconto risulta coinvolgente. Questa prima stagione è caratterizzata da alti e bassi, e forse una cura maggiore avrebbe portato The Son su tutto un altro livello.

6.5