The Tick: recensione della seconda stagione

Su Prime Video tornano l'allegro supereroe blu e la sua fida (e ansiosa) spalla Arthur, tra situazioni bizzarre e ironia

recensione The Tick: recensione della seconda stagione
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Provate a unire un supereroe ottimista e affettuoso, un ragazzo un tempo affetto da problemi psicologici e una banda di supercattivi che minacciano la terra. Mescolate bene e otterrete la ricetta vincente per una serie tv che, nel tentativo di non prendersi troppo sul serio, abbatte gli stereotipi più noiosi e triti del mondo supereroistico. Dopo un primo valido debutto negli Stati Uniti nel 2016 e in Italia su Amazon Prime Video nel 2017, torna la seconda stagione di The Tick, serie tv dedicata al muscoloso e sorridente supereroe vestito da insetto blu e alla sua improbabile spalla, Arthur. Il produttore Ben Edlund (anche autore dell'omonimo fumetto degli anni ‘80), forte del successo della prima stagione, torna su Amazon Prime Video con altre pericolose sfide che i nostri due insoliti eroi dovranno affrontare, tra nuovi alleati e inediti acerrimi nemici da fermare.

Il male non riposa mai

Mentre la prima stagione di The Tick era quasi interamente dedicata al tentativo di sconfiggere il supervillain The Terror (che tutti credevano morto, ma che in realtà era ancora in attività) e alla presa di coscienza da parte del protagonista, Arthur Everest (Griffin Newman), delle proprie capacità, in questa seconda stagione si è deciso di porre l'accento anche sui drammi e le evoluzioni psicologiche dei personaggi secondari, nonché di introdurre una nuova minaccia.
Mentre Arthur e The Tick (Peter Serafinowicz) tentano di diventare supereroi registrati ufficialmente e approvati dall'AEGIS (che si occupa appunto di supervisionare e legittimare l'attività eroica in città), la sorella di Arthur, Dot (Valorie Curry), fa i conti con le proprie nuove e strane capacità, il vigilante Overkill (Scott Speiser) si impegna per riscattarsi dalle vecchie accuse di tradimento e Superian (Brendan Hines), un tempo eroe da tutti ammirato, si trova ad essere ormai accantonato in favore di nuovi paladini. Nel frattempo, come prova del fatto che il male non dorme mai, la città viene attraversata da una nuova ondata di crimine, che The Tick, Arthur e i loro strambi alleati cercano in tutti i modi di arginare.

L'aggiunta di vicende e drammi personali dona dinamismo a una trama che non ha in sé nulla di particolarmente nuovo rispetto a molti altri prodotti dedicati ai supereroi, ma che viene presentata ancora una volta con la stessa leggerezza che ha contraddistinto la prima stagione. Approfondire, anche se non di molto, la caratterizzazione psicologica dei personaggi ha il merito di dare maggiore completezza al prodotto, senza mai affossare o mettere in secondo piano il vero punto forte dell'intera serie: la bonaria presa in giro del mondo supereroistico e la grande "umanità" delle figure in gioco.

Eroismo, sì, ma con tanta ironia

Nonostante i difetti che a una prima visione sembrano caratterizzare alcuni aspetti della serie, non si può negare quanto la natura bizzarra e variopinta del comic book originale abbia influenzato positivamente la trasposizione televisiva, (già tentata con meno successo su FOX nel 2001), fino a dare vita a due ottime stagioni.

Viene ora riproposto con maggiore consapevolezza ciò che al debutto di The Tick era apparso come una peculiarità degna di nota, ossia il tentativo di strappare dalle storie più cupe e drammatiche di supereroi quell'eccessiva serietà che le caratterizzava. Ciò non ha significato dire cose nuove, ma dirle in modo diverso dal solito, con una pungente ironia che poche volte si incontra nel genere, o che viene attribuita a figure controverse come gli antieroi.
A differenza del sarcastico e mordace Deadpool , ad esempio, The Tick è completamente e inequivocabilmente buono e anche in questa seconda stagione si riconferma un vero eroe, ligio al dovere e pronto al sacrificio, anche se con una marcia in più che dona novità alla serie.
La sua ingenuità e il suo entusiasmo fanciullesco di fronte alle questioni normali della vita - dovuti in parte al carattere e in parte all'amnesia di cui è afflitto - compongono con efficacia il suo lato comico, dando vita a situazioni dalla forte carica umoristica, in cui il muscoloso The Tick affronta i cattivi con entusiasmo, senza mai perdere la sua tendenza alla cortesia, e snocciola discorsi motivanti con la sua possente voce da supereroe americano.

A bilanciare questa sua attitudine all'allegria ci sono lo scetticismo, l'ansia e il forte istinto di conservazione di Arthur, l'inusuale "Robin" che affianca The Tick e che in questa seconda stagione sembra aver subito una crescita notevole, da ragazzo timoroso di tutto a eroe pronto ad aiutare il prossimo, seppur ancora lontano dal vigore di un vero combattente. La nuova minaccia in città lo mette nuovamente alla prova come novello supereroe e non fa che alimentare la sua voglia di entrare a far parte della Flag Five, la squadra di difensori che l'AEGIS vuole riformare.

Una veste imperfetta per un contenuto ancora geniale

Il ritorno di The Tick riconferma la validità del linguaggio utilizzato da Ben Edlund per dare voce ai suoi strambi personaggi e la capacità del regista Wally Pfister di portare su schermo situazioni esilaranti e scene d'azione ben fatte. Sono eroi estremamente umani, nel bene e nel male, quelli che continuiamo a vedere in questa nuova stagione, anche coloro che umani non sono. A conquistare il pubblico è un elemento che si è percepito con intensità nelle prime puntate e che viene qui riproposto con ancora maggiore enfasi. Portare la natura speciale e spesso soprannaturale dei protagonisti in un contesto quotidiano e fin troppo normale - addirittura "sporcando" la loro unicità supereroistica con momenti ridicoli, istanti di goffaggine e battute di spirito - mette in moto un meccanismo di empatia e immedesimazione che non fa che alimentare il coinvolgimento e lo spasso.

I difetti non sono tuttavia assenti. Sebbene ci sia un maggiore impegno rispetto alla prima stagione nell'approfondire la psicologia dei personaggi, il tentativo non risulta del tutto riuscito. Se Dot perde il suo status di sorella e quasi tutrice del protagonista, per avvicinarsi anche lei al mondo dei giustizieri, e Arthur si mostra sempre più intenzionato ad accantonare le vecchie ansie per diventare lui stesso un supereroe, lo stesso non si può dire dello stesso The Tick, che appare ancora in una veste quasi caricaturale. Sebbene sia proprio il suo atteggiamento ingenuo nei confronti del mondo il suo punto di forza, si sarebbe potuto esplorare in modo un po' più approfondito il passato che quest'eroe dice di aver dimenticato.
Altro piccolo punto a sfavore di una serie comunque molto valida (piccolo neo che non sembra migliorare molto rispetto alla prima stagione), è la scarsa qualità della CGI, elemento che tuttavia viene oscurato da una buona scrittura, da battute brillanti e da situazioni a metà tra il comico e l'avventuroso che tengono lo spettatore incollato allo schermo anche in queste nuove puntate.
A unirsi a tutti questi elementi degni di nota, che rendono la seconda stagione tanto degna di essere vista quanto la prima, è la brevità degli episodi (stavolta dieci invece di dodici), che spingono con piacere al binge watching.

The Tick stagione 2 La seconda stagione di The Tick ha il merito di mantenere tutti gli elementi che avevano reso coinvolgente la prima stagione, in primis l’elemento comico e l’originalità stilistica che differenziano questa serie da molti altri prodotti del genere supereroistico. Nonostante la qualità degli effetti speciali sia ancora da rivedere e il passato dell’eroe ancora non venga indagato in modo adeguato, la serie risulta sempre divertente e avvincente, grazie all’inserimento di nuovi personaggi, nuovi villain e drammi personali che approfondiscono quanto basta la psicologia delle figure in gioco. Sono tuttavia il rinnovato sodalizio tra The Tick e il sidekick Arthur e la collaborazione tra le loro personalità piacevolmente antitetiche a mostrare tutte le loro potenzialità su schermo e dare vita a situazioni spassose e buone scene d’azione.

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