The Walking Dead 10x03 Recensione: nulla è reale?

Lo show targato AMC ci porta adesso ad esplorare la complicata psiche di Carol, in balia di una depressione opprimente.

recensione The Walking Dead 10x03 Recensione: nulla è reale?
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Tutto e niente. È quel che, ormai, sembra voler raccontare The Walking Dead. Parliamo di un prodotto, sia chiaro questo, capace di proporre ancora qualche guizzo visivo e concettuale, ma che più volte finisce col piegarsi su se stesso in una spirale di ripetitività. Perché, se da un lato eravamo curiosi di esplorare le origini dei Sussurratori e di capire in che direzione si evolverà il conflitto tra Carol e Alpha, dall'altro non sentivamo poi così tanto l'esigenza di percorrere l'ennesimo cammino introspettivo nella psiche della regina del Regno. Il terzo episodio di The Walking Dead 10 procede così, a piccoli passi verso una guerra sempre più imminente. Costruendo uno scenario che porta, pian piano, all'evoluzione di svariati personaggi.

Fantasmi

Chiusa la parentesi sul passato di Alpha e Beta in The Walking Dead 10x02, nel terzo episodio di questa nuova annata torniamo nel presente, poco dopo quello sguardo glaciale scambiato tra le due principali guerriere del nuovo conflitto: Carol e Alpha, Alpha e Carol. L'incedere dell'inverno aveva apparentemente appianato le divergenze tra i due gruppi, ma i Whisperers erano solo andati in letargo, aspettando il momento giusto per riprendere la caccia.

Michonne, Daryl e gli altri hanno nuovamente fatto il passo più lungo della gamba: le loro recenti operazioni li hanno portati a varcare nuovamente i confini imposti dai Sussurratori, evento che ha portato ad un nuovo e duro confronto con Alpha. Un momento che ha sancito nuovamente una battaglia ormai inevitabile: la compagna di Ezekiel chiede giustizia per il povero Henry, massacrato l'anno prima dai Sussurratori, il suo cuore brama vendetta per l'assassinio del suo figlio adottivo.

Carol cede alle provocazioni di Alpha, arriva a puntarle l'arma contro e ad esplodere un colpo, solo l'intervento di Daryl e la flemma di Michonne calmano apparentemente le acque.
Ma il viaggio di Carol è reale? L'intero episodio sembra costruito in modo che il punto di vista della donna interpretata da Melissa McBride non sia mai chiaramente leggibile, scandito dall'inizio alla fine dal ticchettio del suo orologio, che nei primi minuti ci porta a vivere una lunga ed estenuante routine, saltando successivamente da un momento all'altro senza farci capire cosa corrisponde a realtà e cosa no.

Carol sta assumendo psicofarmaci per reprimere la depressione e calmare il dolore, nulla sembra più reale, ma tutto appare terribilmente vero. Vediamo Carol dialogare con Daryl, che finalmente si apre con la sua migliore amica a proposito del suo passato, vediamo addirittura Carol desiderare una vita pacifica al fianco del centauro (il sempre ottimo Norman Reedus), con suo figlio ancora vivo. Momenti da cui la protagonista del terzo episodio di The Walking Dead 10 (intitolato, non a caso, Fantasmi) si sveglia, percependo amaramente di aver sognato ma al tempo stesso rendendola ancor più confusa sul confine tra realtà e immaginazione. È una Carol insicura, fragile e fallibile quella che gli sceneggiatori stanno cercando di proporci: una guerriera domata, una leonessa che si lecca le ferite senza riuscire a rimarginarle. Piccoli passi verso un'autodistruzione che dovrà convergere nello scontro finale contro la leader dei Sussurratori: perché sangue chiama sangue, e i vivi chiamano a sé i morti. Sempre.

Il viaggio di Negan e Aaron

Intanto gli altri cittadini di Alexandria hanno il loro da fare. L'integrazione di Negan nella nuova comunità post-Rick Grimes non è facile, soprattutto perché un po' tutti ricordano il male che l'ex leader dei Salvatori ha procurato ad Alexandria, Hilltop e al Regno.

Negan viene affidato ad Aaron e i due, inevitabilmente, non si sopportano: l'ormai disabile sopravvissuto (Ross Marquand) riversa tutto il suo rancore contro colui che ha segnato il destino di coloro che amava. Dal canto suo, il Negan dell'istrionico Jeffrey Dean Morgan (l'unico e indiscusso fuoriclasse di questo show, ancor oggi che il suo personaggio sembra ormai castrato da una redenzione forzata) non ha perso il suo fare sornione e la sua mimica ambigua, regalandoci forse uno dei pochi momenti realmente interessanti di questo episodio.

Perché, ancora una volta, The Walking Dead sembra voler costruire uno scenario da "calma prima della tempesta" con la medesima struttura di sempre, laddove sembrava che nella passata edizione qualcosa fosse finalmente cambiato a livello di scrittura.

Ci auguriamo che la serie non cada troppo spesso negli stessi errori, poiché ogni puntata riesce ugualmente a regalarci qualche spunto interessante, tra una regia ora più tendente all'horror (era ora!) e un villain che, se gestito a dovere, potrebbe davvero lasciare il segno. E, soprattutto dopo il regno del terrore di Negan, non era affatto facile.

The Walking Dead Stagione 10 È indubbiamente lodevole il tentativo di The Walking Dead di presentarci storie e caratteri profondamente umani. La sensazione, però, è che i momenti riflessivi non siano adeguatamente bilanciati con i toni horror ed action del racconto. Un peccato, visto che in alcuni frangenti lo show sembra avere ancora qualcosa da raccontare: restiamo in ogni caso curiosi di capire come si evolverà il conflitto tra i vivi e i Sussurratori, ma dopo tre episodi dall'esordio della decima stagione iniziamo a sentire il bisogno di qualche fuoco d'artificio.