The Walking Dead 10x13 Recensione: la scelta di Michonne

Archiviata per il momento la Guerra ai Sussurratori, diciamo addio a Michonne, tra allucinazioni distopiche e un po' di amaro in bocca.

recensione The Walking Dead 10x13 Recensione: la scelta di Michonne
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Con la morte di Alpha avvenuta nello scorso episodio, per The Walking Dead si chiude un cerchio penalizzato da una scrittura poco felice nel gestire l'introspezione dei personaggi e nel trasmettere emozioni allo spettatore, ricorrendo troppo spesso a schemi codificati ed abusati che non hanno alzato l'asticella dell'intrattenimento. La dipartita della leader dei Sussurratori lascia molti quesiti che dovranno trovare una risposta; prima di tutto l'atteggiamento di Carol che, da penitente esasperata che ha messo a rischio la vita di molti compagni per seguire i suoi istinti vendicativi, ritroviamo ora nel ruolo di mastermind del piano che ha portato all'uccisione di Alpha da parte di Negan. Come reagiranno i nostri eroi alla morte dell'avversario? E soprattutto come reagirà Beta, ora che è alla guida dei Sussurratori?

Dovremo però rimandare queste ed altre domande, perché sapevamo che il tredicesimo episodio avrebbe assunto particolare importanza all'interno di questa decima stagione. "What We Become" rappresenta infatti l'addio di Danai Gurira a The Walking Dead. Un addio che dal punto di vista emotivo poteva forse essere la parte migliore di questo secondo blocco di stagione, ma lo è solo in parte. Scopriamo il perché nella nostra recensione.

Il bastone e la carota

Flashback. Michonne sta camminando in compagnia dei suoi due iconici erranti da passeggio, quando vede Andrea in fuga dalla fattoria di Hershel, inseguita dagli erranti. Andrea cade a terra, sta per essere sopraffatta, ma Michonne non interviene, lasciandola al proprio destino. Qualcosa non torna rispetto alla storia che ci è stata raccontata.

Presente. Michonne è giunta sull'isola insieme a Virgil, in cerca della sua famiglia, ma l'isola appare deserta e cosparsa di strutture militari e scientifiche. Ci assale un brutto presentimento. Infatti Virgil ha un segreto: la sua famiglia è morta, o per lo meno è non morta, e ha portato Michonne sull'isola per aiutarlo a recuperarne i corpi, così da dar loro degna sepoltura. Pur di ottenere le munizioni promesse, Michonne accetta di bonificare l'area. Dopo aver ottenuto ciò che voleva Virgil temporeggia; è meglio aspettare il mattino seguente prima di ripartire. Michonne però non riesce a dormire, così perlustra gli edifici circostanti da sola. Sente dei sussurri, si addentra in quello che sembra un laboratorio e viene imprigionata da Virgil in una stanza.

Paura, delirio e speranza

I sussurri appartenevano a tre colleghi di Virgil, rinchiusi dall'uomo, impazzito dopo aver involontariamente condannato la propria famiglia alla non morte. Michonne si risveglia senza la sua fedele katana, ma con un pasto ad attenderla. Il cibo però è drogato e la donna inizia ad avere visioni di Siddiq, che la incolpa della sua morte, prima di essere trascinata in un passato alternativo, quasi distopico, nel quale sperimenta le conseguenze del non aver salvato Andrea. Ignorata da Daryl e compagni, Michonne viene accolta da Negan, divenendone il braccio destro. Assistiamo così alla discutibile sortita di Rick e dei suoi contro i Salvatori nel cuore della notte, fino al giudizio di Negan, nel quale è Michonne a tenere tra le mani Lucille. Il risultato però non cambia, con la sconfitta dei Salvatori e la morte di Michonne.

Approfittando di un momento di lucidità, Michonne assale Virgil e libera gli altri. Nel frattempo però Virgil ha dato fuoco alla barca, ma ne viene trovata un'altra, sulla quale ci sono tracce del passaggio di Rick. Il cuore di Michonne si riempie di speranza; la donna decide così di partire per la terraferma e, incoraggiata via radio da Judith, di andare alla ricerca di Rick. Una volta sbarcata si procura due nuovi non morti, come ai vecchi tempi e si imbatte in un uomo e in una donna che devono a tutti i costi raggiungere i propri compagni in partenza. Si riferiscono ad un'enorme carovana perfettamente organizzata, composta da uomini e cavalli. Memore di quando Rick le diede una possibilità di far parte della propria comunità, Michonne si sbarazza dei non morti e decide di accompagnare i due verso un futuro a noi ignoto.

Un'occasione mancata

Questo episodio di The Walking Dead è stato molto atipico e furbescamente architettato. Rispetto ai precedenti ha schiacciato il pedale sulla nostalgia dei tempi andati, intorpidendo le acque del passato per ottenere un effetto straniante. Il passato rivisitato di Michonne è un trip coinvolgente, ma senza un reale gancio, se non il "what if" che ne è alla base.

C'è di positivo che il ritmo di questo episodio prende le distanze da quanto visto finora, aggiungendo la variabile impazzita Virgil e sganciandosi dall'approccio anti-climatico delle ultime puntate. Finalmente The Walking Dead ci distoglie per un attimo dalla dinamica "buoni contro cattivi" per provare almeno a gettarci in una parvenza di avventura, sebbene dai toni lisergici. Apprezzabile il revisionismo - vero o presunto nelle intenzioni - sulle azioni di Rick nei confronti dei Salvatori.

Ne emerge così la pars destruens del fu leader Rick Grimes, abbassatosi a livelli moralmente più che discutibili, nella sua folle azione preventiva nel cuore della notte. Azione che lo ha così portato al cospetto di Negan, con le conseguenze che tutti noi conosciamo. E non nascondiamo un certo gusto nel vedere Michonne dall'altra parte della barricata - con una bravissima Gurira -, soprattutto quando viene messa di fronte a se stessa nella scena del giudizio di Negan.

Che dire poi di quel congedo, che si pone a metà strada tra l'inesistente - e per questo insopportabile - addio di Maggie e l'eroica, ma altrettanto insopportabile, dipartita di Rick. Un'occasione mancata, quella che agli occhi della showrunner Angela Kang doveva essere l'evento che ci avrebbe traghettato verso l'intrigante linea narrativa dei già amati/odiati film di The Walking Dead. Detto ciò, proviamo ad immaginare quanto sarebbe stato bello lasciarci alle spalle Beta e i suoi, per vedere Michonne, Daryl e pochi altri partire alla ricerca di Rick, verso quell'assurda carovana dall'immensa formazione geometrica che si spinge verso l'ignoto, e noi tutti con loro. Avremmo così avuto una Michonne che non si sarebbe accontentata del beneplacito radiofonico di Judith per giustificare la sua cavalcata verso il tramonto.

Sarebbe stato un gancio perfetto per la prossima stagione, tutti alla ricerca di Rick, con relativo incremento di ascolti e recupero di una storyline fin troppo bistrattata. Sappiamo che questa rimane un'utopia, ma è proprio qui si colloca il problema di questo congedo. In fin dei conti questo è stato uno degli episodi più crudeli di sempre di The Walking Dead, perché ci ha fatto sognare una serie migliore, conquistandoci con la promessa di un'avventura che è lungi dall'essere mostrata, ma della quale questa serie ha un disperato bisogno.

The Walking Dead Stagione 10 “What We Become” è stato il canto del cigno per Danai Gurira. L’attrice ha dato ottima prova di sé nella sua ultima apparizione nei panni di Michonne. Abbiamo amato vederla diventare il braccio destro di Negan nel trip lisergico che l’ha trasportata in un passato alternativo, seppur fine a se stesso. La storia di Virgil ha fatto da cornice al pezzo forte della vicenda: c’è speranza per Rick. L’altro lato della medaglia è però assai meno entusiasmante; l’avventura di Michonne non farà parte della serie, ma sarà appannaggio dei futuri film del franchise. Un’occasione mancata che avrebbe potuto gettare lo spettatore e i protagonisti in una nuova avventura che scardinasse il desueto meccanismo “buoni contro cattivi, per dare nuova linfa a “The Walking Dead”. Perché è di questo che abbiamo bisogno: una nuova avventura. Purtroppo ci dovremo accontentare di sprofondare nuovamente delle dinamiche scatenate dalla morte di Alpha. E questo è un vero peccato.