The Walking Dead 11x05 Recensione: Benvenuti nel Commonwealth

The Walking Dead 11x05 è una puntata ricca di contenuti, che si articola su più fronti e ci porta ad approfondire dinamiche e personaggi.

The Walking Dead 11x05 Recensione: Benvenuti nel Commonwealth
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Se nella nostra recensione di The Walking Dead 11X04 avevamo analizzato la natura monografica dell'introduzione dei Mietitori e del loro leader Pope, pur rimarcando una serie di dinamiche fuori tempo massimo che rischiavano di non dare il giusto peso alla minaccia dei nemici mascherati, questa settimana torniamo ad espandere il raggio d'azione con "Out of the Ashes".

Lasciando per il momento da parte il destino di Daryl e le incursioni dei Mietitori, ci concentreremo così su Alexandria, per tornare nella desolata Hilltop, oltre che finalmente esplorare il Commonwealth e ritrovare Maggie e Negan in attesa di scoprire chi altri è sopravvissuto allo scontro che ha aperto le ultime due puntate.

Dalle ceneri

Protagonista della parentesi alessandrina è Aaron, che ormai ci tiene compagnia da parecchi anni, da quando era il reclutatore di Alexandria incaricato di trovare risorse umane utili a rafforzare la comunità (rinfrescatevi la memoria con il nostro riassunto completo di The Walking Dead). Ora Aaron ha sviluppato una disillusione più marcata nei confronti della deriva negativa del mondo e dei viventi, accentuata ancor più dall'esperienza vissuta con Gabriel nell'ultima stagione, che abbiamo ben riassunto nella nostra recensione di The Walking Dead 10X19.

In particolare, è il suo istinto paterno a suggerirgli di diffidare dalle minacce, dopo aver vissuto diversi traumi legati ad alcuni tra i migliori villain di The Walking Dead. E li riviviamo praticamente tutti nell'incubo iniziale che ci mostra la paura di perdere Gracie e il suo desiderio di tenerla al sicuro a tutti i costi. Ma la situazione sta degenerando; Alexandria inizia a non esser più sicura; le sue mura cadono a pezzi, lasciando spazio alle incursioni dei non morti. Forse dalle ceneri di Hilltop potrebbero emergere utensili utili a rafforzare le difese.

Ed è proprio questo viaggio a rischiare di far precipitare Aaron nello stesso abisso nel quale era caduta Carol dopo la morte Henry, e che aveva rischiato di inghiottirla anche dal punto di vista drammaturgico, generando alcuni dei momenti più imbarazzanti della scorsa stagione. Ad Hilltop, infatti, sopravvive un'insignificante rappresentanza di antagonisti che hanno preso parte alla disfatta di Alexandria. Aaron, convinto che questi nascondano ulteriori piani, rischia di raggiungere un punto di non ritorno nell'interrogare uno di loro.

Sempre sul fronte di Alexandria segnaliamo un'ulteriore stratificazione del personaggio di Judith Grimes, un processo iniziato già nei primi episodi della stagione e che ora mostra una peculiare sistematicità nel disegno narrativo ideato da Angela Kang e soci. Judith è sempre stata un personaggio interessante, sostenuto da una solida interpretazione da parte della talentuosa Cailey Fleming, e vederla oscillare tra i doveri di una bambina cresciuta troppo in fretta e i problemi dell'infanzia, riflette tutte le potenzialità di questa bambina che agisce con l'istinto di un adulto e rischia perciò di essere esclusa dai coetanei.

Significativo a tal proposito il dialogo con Rosita sulla natura del dolore, della perdita e dell'eredità rappresentata dagli insegnamenti di chi non c'è più. Un dialogo che assume un significato ulteriore perché rispecchia in qualche modo l'approccio di regia che Greg Nicotero (regista di questo e di altri episodi della serie) utilizzava nei dialoghi tra Rick e Carl.

La distopia del Commonwealth

Come accennavamo brevemente all'inizio dell'articolo, le porte del Commonwealth si spalancano a noi e l'impressione è quella di trovarsi in un diorama che è ricordo e idealizzazione di ciò che era prima dell'apocalisse, senza tenere conto del fatto che la perfezione che si vuole ottenere attraverso il rigore e il controllo assoluto non è affatto compatibile che la realtà vissuta in precedenza. Il sistema di incasellamento di ogni individuo e la piega autoritaria di stampo militarista, uniti ad un concetto tutto americano di slogan e propaganda, richiama molto da vicino simili esperienze crossmediali, che spaziano da Orwell a Bioshock Infinite.

Un mondo idealizzato del quale ora fanno parte anche Eugene, Princess Ezekiel e Yumiko, pur essendoci arrivati nella speranza di ottenere aiuto per la propria comunità. Oltretutto Yumiko ritrova il fratello che la rassicura sulla natura positiva di quel luogo che cerca di valorizzare al meglio l'esperienza pregressa dei suoi cittadini per raggiungere un'utopia nella quale, stranamente, lui che nella vita precedente era chirurgo, ora si ritrova a fare il pasticcere; il lavoro che lo fa sentire realizzato e non quello che lo rende utile alla comunità.

Qualcosa ci dice che torneremo sull'argomento, ma non prima che i nostri rischino la cittadinanza appena acquisita in seguito alla violazione delle leggi del Commonwealth, dopo la comunicazione non autorizzata con Alexandria intercettata da Rosita e Judith. Sul fronte Princess, invece, registriamo il timido incedere della dinamica con Mercer, l'uomo a capo di quelli che ormai sono per noi gli "stormtrooper del Commonwealth". Anche in questo caso sembra esserci qualcosa che possa andare al di là del semplice opportunismo manifestato dalla donna, ma è ancora troppo presto per lanciarsi in altre congetture.

Un rapporto difficile

Torniamo quindi a parlare di Maggie e Negan, constatando che la pacifica convivenza con la quale affrontano la missione di ricongiungimento con gli altri membri della squadra - dopo aver lasciato Alden ferito in un luogo all'apparenza sicuro -, potrebbe già essere considerato un risultato rispetto allo sguardo di sfida che aveva chiuso la decima stagione e alla luce del fatto che in apertura di TWD 11 Negan aveva abbandonato Maggie ad una morte quasi certa, non fosse stato per il salvifico intervento degli sceneggiatori, tradotto in una miracolosa fuga dai non morti (sì, la citazione del salvataggio di Glenn che credevamo morto dopo il suicidio di Nicholas...).

Ebbene, il rapporto tra i due prosegue a gonfie vele, tra un tentativo di Negan di conquistare la fiducia di Maggie e il tormento della donna per la morte del padre di suo figlio ad opera del suo stesso compagno di viaggio. Certo, il nostro è un tentativo di sdrammatizzare una situazione non certo facile per entrambi; da una parte Maggie ha pur sempre bisogno di Negan, dall'altra l'ex leader dei Salvatori rispetta la donna, ma non è con lei fino all'ultimo, per via della sua natura pragmatica che mira all'autoconservazione. Dal nostro punto di vista non è affatto errata la visione realista e realistica di Negan, ma l'evidenza dimostra che la mossa vincente è quella di Maggie.

The Walking Dead Stagione 11 "Out of the Ashes" introduce molta carne al fuoco e ci porta a vivere diverse situazioni su più fronti. A conti fatti, gli unici a rimanere esclusi sono proprio i Mietitori che avevamo imparato a conoscere nella scorsa puntata. Aaron e Carol tornano ad Hilltop in cerca di risorse e tornano con una nuova consapevolezza, Judith fa i conti con il suo essere più adulta di quanto in realtà desideri, mentre tra Maggie e Negan prosegue il confronto di posizioni. Narrativamente parlando ci troviamo di fronte a una serie di dinamiche più interessanti di altre dal punto di vista drammaturgico (Aaron e Judith), mentre finalmente si sblocca un elemento della trama orizzontale che sembrava ormai dimenticato e che siamo curiosi di capire dove ci condurrà.