The Walking Dead 8x04 Recensione: I dilemmi del Re

Il nuovo episodio di The Walking Dead si concentra sul personaggio di Ezekiel, con risultati piuttosto interessanti....

recensione The Walking Dead 8x04 Recensione: I dilemmi del Re
Articolo a cura di

Dopo tre episodi piuttosto problematici che raccoglievano tutte le caratteristiche più negative del corso recente di The Walking Dead, l'ottava stagione dello show di punta della AMC sembra mostrare segni di ripresa con una puntata meno dispersiva, attenta allo sviluppo di un personaggio in particolare - Ezekiel - e alle conseguenze degli eventi nefasti degli ultimi mesi. Una scelta saggia poiché a differenza di altre new entries come il sempre più discontinuo Negan, il sovrano del Regno ha ancora il proprio carisma intatto, capace di superare anche l'ostacolo di non poco conto che è la CGI non sempre convincente usata per portare sullo schermo il suo temuto animale domestico, la tigre Shiva. Una bella boccata d'aria fresca, soprattutto dopo l'occasione sprecata del capitolo precedente, Monsters, e il suo uso maldestro di quello che dovrebbe essere il sottotesto socio-politico della serie e non qualcosa che va esplicitato in modo così crudo per ricordarci che gli showrunner sono teoricamente al corrente dell'anima filosofica dello show (ma un ricordo di quanto accaduto una settimana fa rimane comunque tramite l'apparizione obbligatoria ma non ingombrante di Rick e Daryl, unica presenza "esterna" in un episodio sostanzialmente tutto incentrato su Ezekiel e Carol).

Il re è nudo!

Dopo il massacro che ha chiuso la puntata precedente Ezekiel, unico superstite, viene preso in ostaggio, e da lì viene sviluppata una trama introspettiva solida e coerente, che dà all'episodio la spina dorsale necessaria per andare avanti senza intoppi, evitando di perdersi nelle digressioni che troppo spesso deragliano anche le storyline più promettenti della serie. Un esito positivo dovuto sicuramente alla scelta di focalizzarsi su due individui come Ezekiel e Carol, che nel corso dei mesi (anzi, nel caso di lei anni, dalla prima stagione a oggi) sono rimasti per lo più immuni alla fastidiosa abitudine degli sceneggiatori di stravolgere le personalità dei personaggi ai fini di una trama orizzontale che non tiene sempre conto della progressione naturale degli eventi (un elemento fondamentale durante le gestioni di Frank Darabont e Glen Mazzara). Sono questi rari sprazzi di intuizioni riuscite a dare ancora dei barlumi di speranza per l'evoluzione di un programma ormai fermo in un circolo vizioso di ripetizioni che ha disperatamente bisogno di modifiche se la AMC intende veramente continuare con la serie per "decenni" come recentemente dichiarato.