The Walking Dead 8x05 Recensione: Il momento della confessione

Negan torna in scena dopo un'assenza durata tre episodi, e a sorpresa la sua presenza è sfruttata in modo intelligente ed efficace.

recensione The Walking Dead 8x05 Recensione: Il momento della confessione
Articolo a cura di

Sin dalla sua prima apparizione al termine della sesta annata, dopo diversi episodi dove altri personaggi avevano accennato alla sua esistenza, Negan è stato un elemento problematico nel contesto della progressione drammatica di The Walking Dead, giunto ora all'ottavo ciclo. Da un lato, abbiamo a che fare con una figura che tutti i fan attendevano con ansia, data la sua enorme popolarità nell'universo fumettistico creato da Robert Kirkman (in parte anche per il suo linguaggio molto scurrile, edulcorato per la trasposizione televisiva poiché AMC, in quanto emittente basic cable e quindi soggetta ad accordi pubblicitari con diversi sponsor, limita fortemente l'uso di certe espressioni nei suoi programmi); dall'altro, l'imprevedibilità dell'antagonista principale della serie cartacea non ha il suo giusto corrispettivo nel mondo catodico, dominato da uno schema ripetitivo che ha ridotto a macchietta anche Negan, nonostante l'impegno dell'attore Jeffrey Dean Morgan il cui carisma non è sempre in grado di avere la meglio sulle debolezze di scrittura. Alla luce di questo squilibrio era lecito essere un po' apprensivi al cospetto di una puntata dove il folle proprietario della mazza da baseball nota come Lucille ha un ruolo importante, dopo essere stato assente per tre episodi consecutivi. E invece The Big Scary U (titolo che fa riferimento all'ignoto tramite la terminologia usata da Gregory), nel complesso, funziona.

Io confesso

Avevamo lasciato Negan imprigionato in una roulotte insieme a padre Gabriel, sotto l'assedio di un gruppo di zombie. Li ritroviamo insieme, e gran parte dell'episodio è dedicato alla bislacca complicità che si crea tra i due, con un'attenzione particolare alla confessione di Negan che svela i dettagli della sua vita prima dell'apocalisse dei morti viventi. Una scelta interessante e rischiosa che, pur non umanizzando troppo l'uomo che ha brutalmente ucciso Glenn e Abraham semplicemente perché gli andava (e Negan ci tiene a ricordarci in questa sede che gli piace veramente fare a pezzi le persone), restituisce un ritratto più complesso che funziona egregiamente nel contesto dell'ambiguità morale generale che dovrebbe caratterizzare lo show (e l'episodio lo fa presente ponendo anche le basi per un rapporto sempre più conflittuale fra Rick e Daryl). È indubbiamente intrigante vedere Negan sotto una nuova luce, per lo più spogliato della sua aura da psicopatico ridacchiante e protagonista di un episodio promettente con un potenziale introspettivo che speriamo di ritrovare nelle puntate a venire.