The Walking Dead 8x06 Recensione: Tripla Conversazione

Dopo il miglioramento introspettivo dello scorso episodio la serie torna ai vecchi fasti di logorrea per lo più priva di sostanza...

recensione The Walking Dead 8x06 Recensione: Tripla Conversazione
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La scorsa settimana abbiamo assistito a un parziale miglioramento del corso generale di The Walking Dead, con una puntata che è persino riuscita a sfruttare in modo soddisfacente Negan, elemento problematico dello show sin dalla sua prima apparizione.
Forse inevitabilmente una tale situazione non poteva essere che provvisoria, e dopo aver reso più interessante l'antagonista principale gli sceneggiatori tornano a fare l'esatto opposto con gli "eroi" della serie, nello specifico Rick, la cui evoluzione narrativa è discontinua da diversi anni, e persino Maggie, che dopo la progressione positiva nella stagione precedente è ora l'ennesima vittima di un sistema di scrittura caratterizzato dalla noncuranza nei confronti delle personalità dei vari individui che popolano le comunità post-apocalittiche create da Robert Kirkman.
Anche la scelta del titolo dell'episodio, The King, the Widow, and Rick, la dice lunga sulla funzione di tutti coloro che non sono l'ex-sceriffo eletto a controverso leader dei sopravvissuti (forse solo Daryl e Negan sono ancora degni di menzione nei titoli), nonché sul rango che lui forse ha raggiunto a livello di importanza nei piani a lungo termine dello showrunner Scott M. Gimple.

Ezekiel, Maggie e lo sceriffo

Alle prese con la tragedia degli episodi scorsi, dove ha perso anche la fedele tigre Shiva, il povero Ezekiel è quello che se ne esce meglio da questo episodio, supportato da Carol e due sceneggiatori che rimangono fedeli a quello che funziona con entrambi i personaggi e sanno valorizzare le caratteristiche vincenti di un sovrano che funziona anche quando le situazioni in cui rimane coinvolto sfidano la sospensione dell'incredulità. E proprio quel principio di sospensione entra in gioco con la storyline di Maggie, messa in una posizione simile a quella di Rick per quanto riguarda la distinzione tra buoni e cattivi ma in un modo alquanto brusco e immotivato, forse per generare ulteriore tensione drammatica in vista dell'imminente pausa natalizia (mancano due episodi alla consueta interruzione che durerà fino a febbraio). A contribuire a quella tensione ci penseranno verosimilmente anche Daryl e Michonne, membri di un gruppo che intende prendere le distanze dai piani di Rick, il quale è coinvolto in un'altra trattativa delicata per il futuro dei superstiti. E poi c'è Carl, con una sottotrama tutta sua che esemplifica perfettamente lo squilibrio che domina The Walking Dead: da un lato, gli elementi proposti sono ricchi di potenziale; dall'altro, soprattutto con personaggi come Carl, sono gestiti in modo approssimativo, senza molte vie d'uscita per tornare ai fasti di un tempo.