The Walking Dead 8x07 Recensione: L'importanza di essere Eugene

Il penultimo episodio autunnale dell'ottava stagione si concentra su un personaggio degno di attenzioni estese, e il risultato nel complesso non delude.

recensione The Walking Dead 8x07 Recensione: L'importanza di essere Eugene
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Già nella stagione precedente avevamo avuto modo di assistere a un'esplorazione approfondita della psicologia di Eugene Porter, un personaggio che i fan di The Walking Dead amano odiare per via delle sue caratteristiche più ridicole, nella fattispecie una totale incapacità di cavarsela da solo che lo porta a cercare alleanze in grado di garantire la sua sopravvivenza (difatti l'episodio in questione si chiudeva con l'ingresso di Eugene nel culto di Negan).
Ma è anche difficile disprezzare in toto uno dei personaggi più verosimili di uno show che si è fatto gradualmente sempre più improbabile sul piano narrativo, e tra accordi che non hanno senso e piani del tutto privi di logica la caratterizzazione di Eugene, che pensa solo al proprio benessere ed è un codardo nato, rimane un'affidabile costante. Dedicargli praticamente un intero episodio può pertanto avere senso, soprattutto se si pensa alla collocazione della puntata: manca una settimana al finale mid-season, che presumibilmente conterrà delle svolte capaci di tenere il pubblico sulle spine fino alla seconda parte della stagione, in onda tra un paio di mesi, il che significa che non si può più temporeggiare in vista dello scontro tra Negan e gli altri gruppi. Da quel punto di vista, concentrarsi sull'ambivalenza di uno dei seguaci di colui che è ufficialmente il villain della serie è una scelta logica e interessante, che consente anche agli sceneggiatori di accantonare anche solo in parte elementi più discutibili come la storyline attuale di Rick Grimes.

Mutande, dubbi e preparativi

In realtà Rick non è del tutto assente, e il suo nuovo tentativo di alleanza con gli Scavarifiuti funge da prologo/epilogo dell'episodio. Una scelta per lo più efficace che mette in luce quanto il piano del protagonista fosse poco credibile e ci consente di vederlo in una posizione di sottomissione, sia nella puntata vera e propria che nella gerarchia narrativa dominata questa settimana da Eugene, alle prese con Negan da un lato e Gabriel dall'altro (quest'ultimo introduce anche una novità interessante sulle infezioni legate agli zombie, da esplorare in futuro).

Per chi non sopporta questo comprimario in particolare quello che succede in questo episodio può mettere a dura prova la pazienza (sebbene le lungaggini più evidenti siano proprio quelle che cercano di distogliere l'attenzione da Eugene), ma nel complesso questo intermezzo prima del possibile bagno di sangue che è dietro l'angolo è un modo molto più interessante di affrontare la questione di fondo della serie la linea di demarcazione sempre più sottile fra - buoni e cattivi - rispetto ai maldestri tentativi delle puntate precedenti. E rispetto all'anno scorso, preferiamo sperare che Eugene non esca di scena nell'immediato, poiché la sua umanità odiosa è esattamente ciò di cui la serie ha bisogno.