The Walking Dead 8x11: Il destino di un prete

La serie procede con occasionali sprazzi dei punti di forza d'altri tempi, ma gli elementi problematici rimangono bene in vista.

recensione The Walking Dead 8x11: Il destino di un prete
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Robert Kirkman ha sempre concepito The Walking Dead, per lo meno in forma fumettistica, come "uno zombie movie che non finisce mai". L'affermazione è poi stata smentita dal recente annuncio che l'autore della serie sta lavorando a un epilogo, ma nel complesso la storia di Rick Grimes e degli altri superstiti dell'apocalisse dei morti viventi rispetta il concetto di cui sopra, procedendo verso un finale che forse non arriverà mai, in nome di un continuo in medias res (sia il fumetto che l'adattamento televisivo evitano di mostrare l'inizio preciso dell'epidemia, catapultandoci nell'azione a tragedia già avviata). La trasposizione per il piccolo schermo sembra anch'essa aderire a tale dichiarazione d'intenti (ma difficilmente durerà in eterno se gli ascolti continuano a calare vistosamente come nelle ultime settimane), avendo spiegato già al termine della prima stagione che una cura per l'infezione è improbabile e alludendo solo in termini vaghi alla causa scatenante del virus che trasforma gli umani in zombie, virus del quale tutti sono portatori, a prescindere dal contatto fisico con gli infetti. Un'elegante semplicità a cui lo show ha aderito forse fin troppo nelle stagioni successive, rendendo gli zombie l'elemento meno interessante della maggior parte degli episodi, anche nei momenti di (presunta) tensione. Almeno fino alla messa in onda di Dead or Alive Or, un titolo che a conti fatti sa quasi di presa in giro nei confronti dello spettatore più attento, capace di notare un'incongruenza logica nella trama dell'episodio grande quanto le diverse comunità di superstiti messe insieme.

Disperazione su tutti i fronti

Come si poteva pensare, tocca a Negan, l'elemento più controverso delle ultime due annate del programma (principalmente per come è stato gestito nel contesto dello show e rispetto alla controparte cartacea), essere protagonista del momento scult dell'episodio, una rivelazione legata al virus zombie che sa tanto di colpo di scena gratuito, senza la minima considerazione della logica interna della serie. Non si può che sperare che un retcon sia dietro l'angolo, perché in caso contrario, anche con le potenzialità legate al congedo imminente di Scott M. Gimple come showrunner, si rischia di andare incontro al declino definitivo e irrimediabile dello show, per quanto questo sia ancora in grado, sporadicamente, di regalarci dei momenti ben costruiti ed emozionanti. Uno di questi è presente proprio in Dead or Alive Or, tramite la storyline dedicata a Padre Gabriel, dove la scrittura da un lato e la performance di Seth Gilliam all'altro restituiscono finalmente quel senso di angoscia e disperazione ineluttabile che da troppo tempo mancava all'appello (e che funziona ultimamente solo se applicata a personaggi minori che non fanno propriamente parte del gruppo originale). Ma è un attimo di speranza - per il futuro della serie - mescolato a tutto ciò che rende problematico continuare a seguire un prodotto che, a giudicare dalla rivelazione in questo episodio, non si cura più della propria coerenza.