The Walking Dead 8x14: Inversione di ruoli

L'ottava stagione si avvia verso l'episodio finale con un'evoluzione interessante per Rick e Negan, ma i problemi della serie non sono ancora risolti.

recensione The Walking Dead 8x14: Inversione di ruoli
Articolo a cura di

Sin dall'inizio, l'ottava annata di The Walking Dead ha cercato di esplorare l'ambivalenza morale del suo protagonista, Rick Grimes, e dell'antagonista ufficiale più recente, Negan, insistendo sul fatto che nessuno dei due è chiaramente identificabile come "buono" o "cattivo": entrambi sono convinti di essere dalla parte giusta, vogliono solo il bene della comunità che si è creata attorno a loro, e si affidano molto al valore delle loro promesse. Finora la contrapposizione basata sul dubbio riguardo il loro ruolo nella prosecuzione a lungo termine dello show non è stata particolarmente efficace, ma due eventi recenti - la parziale erosione della leadership di Negan, che abbiamo lasciato in condizioni non ottimali due puntate fa, e la morte di Carl Grimes, il figlio di Rick - hanno posto le basi per una trasformazione organica (fenomeno ultimamente raro nella serie) per i due personaggi, in questo terzultimo episodio il cui titolo (Still Gotta Mean Something, ossia "deve ancora significare qualcosa") allude involontariamente alle difficoltà narrative che caratterizzano il serial da alcuni anni.

Non più gli stessi

Negan è stato rapito da Jadis, ed è costretto a rivalutare la propria posizione nel conflitto poiché è stato commesso un massacro di cui lui non era il mandante e che quindi mette in dubbio il valore della sua parola, arma principale con la quale ha costruito il suo regno di terrore insieme alla sempre presente Lucille. Rick è invece segnato dal trauma della scomparsa del figlio, e la sua presunta nobiltà non è più un elemento prioritario, malgrado le sue affermazioni in presenza di Michonne. Ed è lì che si trova la vera forza dell'episodio, quando si muove su questo doppio binario che rappresenta quanto di più interessante sia stato fatto con i due avversari da diverso tempo (per lo meno con Rick, dato che Negan è sempre stato un elemento problematico sin dal suo debutto ufficiale al termine della sesta stagione, l'episodio che col senno di poi è stato l'elemento-chiave nella progressiva involuzione del programma). Ammesso che tutto ciò rimanga inalterato almeno fino alla conclusione dell'ottavo ciclo (e con soli due episodi a disposizione è improbabile che gli autori stravolgano il lavoro fatto in questa sede, soprattutto se si considera l'uso di quel materiale per chiudere la stagione), un netto segnale di miglioramento in vista della nomina del nuovo showrunner è percepibile.

Un passo avanti, due indietro

Mentre i due personaggi più importanti per l'evoluzione drammaturgica della serie vengono trattati con il rispetto necessario per mantenere intatta l'integrità tematica, altri elementi del gruppo non sono ancora immuni all'andamento discontinuo della storyline. Di Daryl abbiamo già parlato settimana scorsa, mentre questa volta sono Carol e Morgan ad attraversare la solita fase in cui i loro interpreti fanno del loro meglio per portare a compimento scene elementari dove i personaggi riciclano comportamenti privi di sfumature in attesa di tornare a stare sullo sfondo per un paio di episodi e poi ricominciare da capo. Questa schizofrenia di fondo non accenna a diminuire, malgrado l'evidente volontà di riportare la serie ai livelli delle annate migliori, ed è l'indice maggiore del bisogno di cambiamenti radicali - forse anche stabilire una data per la fine dello show, i cui ascolti attuali non giustificano più un progetto a tempo indeterminato - per salvare un programma che ora è difficilmente qualificabile persino come guilty pleasure.