Recensione The Walking Dead - Stagione 3

Rick ed il suo gruppo devono vedersela con una nuova minaccia ancora più temibile degli zombie, il Governatore!

recensione The Walking Dead - Stagione 3
Articolo a cura di
Luigi Luigi "Genocide" Cristiano lavora nel mondo dell'editoria online da oltre 10 anni. Appassionato di serial, fumetti, manga e videogiochi, si è laureato in ingegneria col solo scopo di costruire un'armatura come quella di Iron Man per conquistare il mondo. Se ne volete una anche voi contattatelo su Facebook

L'enorme successo di questo serial sembra in grado di durare in eterno, anche più degli zombie che ci mostra su schermo. In moltissimi lo apprezzano e persino quelli che non lo sopportano non possono fare a meno di guardarlo, permettendo così di far schizzare alle stelle il numero dei telespettatori, con enorme gioia dei produttori e dell'AMC.
Siamo però giunti alla conclusione di questa terza stagione ed è tempo quindi di tirare le somme.

Governorship vs...

Abbiamo già analizzato la prima metà della stagione nell'half season uscito qualche mese fa (lo trovate QUI), non ci serve quindi riprendere il punto della situazione rispetto alla passata stagione. Ci basta quindi dire che Rick e compagni hanno trovato la loro salvezza in una prigione, mentre Andrea e Michonne sono finite in un paradiso fin troppo perfetto chiamato Woodbury, con a capo un uomo che abbiamo imparato a conoscere e temere, il Governatore. Proprio lui è, in un certo senso, il protagonista indiscusso della stagione. Come vi avevamo già segnalato, David Morissey ci ha realmente colpiti e stupiti in positivo. Il suo personaggio è profondo, interessante, folle, manipolatore, crudele, carismatico e con miliardi di sfaccettature che ci ha mostrato di volta in volta, fino agli ultimi minuti dell'ultimissima puntata. Non sai mai cosa aspettarti da lui, un attimo prima vedi un barlume di lucidità e forse anche un po' di umanità, mentre quello dopo sparisce tutto, lasciando un uomo in grado di fare qualsiasi cosa per raggiungere i suoi scopi. Confermiamo quindi anche la sua superiorità rispetto alla controparte della versione cartacea, evento molto raro e che in effetti non si è ripetuto con gli altri personaggi del serial. Il Governatore di Morissey si conferma quindi il vero fulcro, solido e fulgido, dell'intera stagione.

...Ricktatorship!

E Rick? Rick, bisogna ammetterlo, in questa stagione si è un po' trascinato tra alti e bassi. Il paragone con la sua nemesi, il Governatore, lo vede sconfitto. Sia ben chiaro, Andrew Lincoln ha riconfermato le sue ottime doti come attore, ma in questo caso la sceneggiatura è stata un po' carente. Il suo personaggio ha sofferto molto, forse fin troppo, gli eventi accaduti. Abbiamo sì potuto apprezzare diversi aspetti del suo personaggio, ma si poteva fare meglio. Anche nel rapporto con Carl ci è sembrato mancasse qualcosa, e non parliamo (solo?) della faccia plastificata del giovane Chandler Riggs. Probabilmente però sarà uno dei temi portanti della prossima stagione che ci mostrerà l'evoluzione del piccolo Carl sia nel rapporto col padre che con gli altri. Un giovane uomo, poco più di un bambino, che si sta indurendo per sopravvivere in un mondo che diventa sempre più crudele.

The Dixons

Sicuramente i fratelli Dixon hanno giovato enormemente da questa stagione. Nati come personaggi creati appositamente per la serie tv (non esistono nel fumetto), hanno subito fatto breccia tra il gli spettatori. Uno con la parlata strascicata da redneck, poncho, moto chopper (per far rumore) e balestra (per esser silenziosi); l'altro con una lama al posto di una mano (ah come ci ricordi Ash!), la battuta sempre pronta ed un carattere che a definirlo spigoloso gli si fa un complimento. Un rapporto tra i due in continuo conflitto, indistruttibile ed indissolubile come solo tra fratelli può esistere. Come si fa a non amarli? E in questa stagione hanno avuto, giustamente, lo spazio che meritano, in particolare Merle, che ci ha saputo stupire più di una volta. Il preferito però resta lui, Daryl, il più giovane dei due. Nella precedente stagione ci ha mostrato il suo lato sensibile ed in questa non farà altro che renderlo più palese, regalandoci anche dei momenti commoventi...tra un dardo di balestra e l'altro!

Forget The Dead. Fear The Living.

Lo avevamo già detto: uno dei peggiori difetti di questo serial è la totale mancanza di un andamento regolare nella qualità e nei ritmi narrativi. Le prime due stagioni sono iniziate col botto, spegnendosi lentamente fino a riesplodere nel finale. La terza stagione è partita alla grande, mantenendo anche un ottimo livello qualitativo fino a tre, forse quattro puntate dalla fine. Da quel momento in poi il plot ha cominciato a ristagnare e, come accaduto altre volte, si ha avuto la netta sensazione che gli sceneggiatori abbiano usato la famigerata tecnica “dell'acqua per allungare il brodo” riuscendo così a riempire l'intera stagione. Per quanto allungato, il brodo ha comunque mostrato, a tratti, dei momenti molto interessanti, ma la tensione è calata visibilmente, fino ad un finale di stagione che si potrebbe definire deludente sotto molti aspetti. Senza fare spoiler, le ultime quattro puntate di The Walking Dead sembrano avere l'unico scopo di caricare di aspettative il telespettatore per poi deluderlo miseramente con l'ultima. Forse parlare di noia è eccessivo, ma è palese che con meno puntate a disposizione probabilmente avremmo assistito ad una stagione più compatta ma maggiormente interessante e adrenalinica.
Non dimentichiamo che “fare ascolti” (e quindi soldi) è l'obiettivo principale del canale e dei produttori, però in questo caso sarebbe stato meglio farne di meno e puntare invece maggiormente sulla qualità del prodotto, che si assesta sempre su livelli più che buoni, ma che, racchiusa in un numero inferiore di puntate, avrebbe fatto sicuramente meglio, risultando meno pesante in diversi punti.
Bisogna anche evidenziare come, in questa stagione, gli zombie siano stati segregati a livello di puro ornamento estetico e sonoro, limitandosi a creare solo saltuariamente dei problemi. Praticamente dove in altri film si inseriscono animali ed altre persone come comparse, qui si sono inseriti zombie gementi e barcollanti. Il motto della stagione è “Fight The Dead. Fear The Living”, ma visto quel che è stato fatto forse sarebbe stato più consono un “Forget The Dead. Fear The Living”. Questa decisione di tramutare il ruolo degli zombie da “re del ballo” in “carta da parati” potrebbe, anche giustamente, far storcere il naso a molti. Bisogna però tener presente che sia il fumetto, sia la serie tv, sfruttano gli zombie come mezzo per evidenziare le reazioni umane di fronte a situazioni critiche. Gli zombie non sono quindi i protagonisti del serial, ma lo sono gli esseri umani, con le loro emozioni, le loro azioni e le loro decisioni. Sotto questo aspetto la terza stagione, anche grazie al Governatore, non può che dare soddisfazioni.

The Walking Dead - Stagione 3 Si conclude in modo deludente la terza stagione di The Walking Dead. Però, nonostante il finale barcollante, ci troviamo comunque di fronte ad una stagione che ha regalato grandi soddisfazioni, con la figura del Governor che svetta incontrastata, molto più temibile di orde di zombie affamate. Le prime 13 puntate sono state tutte molto interessanti, ma il serial si è perso nelle battute finali. Non ci resta quindi che attendere la quarta stagione (già confermata chiaramente), sperando che questa volta si riesca a vedere un'intera stagione senza cali evidenti.