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The Witcher 2 Recensione: una stagione epica e spettacolare

Tempo di dare il nostro giudizio finale su The Witcher Stagione 2, un'opera finalmente più epica e convincente per messinscena e racconto.

The Witcher 2 Recensione: una stagione epica e spettacolare
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Come già spiegato nella recensione dei primi 6 episodi di The Witcher 2, la serie Netflix ispirata ai libri di Andrzej Sapkowski è cresciuta parecchio, pronta a traghettarsi insieme al pubblico nell'Olimpo delle migliori produzioni fantasy televisive. Abbiamo finalmente terminato la visione della nuova season, arrivando al finale delle due puntate conclusive di The Witcher 2 con una bella consapevolezza: pur con qualche difetto in fase di scrittura, gran parte delle perplessità del passato sono state limate e perfezionate, lasciandoci soddisfatti e ansiosi di vedere come proseguirà l'epopea televisiva dello strigo interpretato da Henry Cavill.

Un mondo più concreto

Il tema centrale di The Witcher Stagione 2 è indubbiamente la genitorialità e il rapporto con il destino. Gran parte del racconto si focalizza sul legame tra Geralt e Ciri, accomunati dalla ricerca di qualcuno a cui affezionarsi ma divisi dalle proprie rispettive visioni del mondo. E se la caratterizzazione di un eroe stravagante e sfaccettato come lo strigo ci è sembrata solida, oltre che in linea con l'ottimo lavoro già svolto nella prima stagione da Lauren-Hissrich Schmidt e da Henry Cavill stesso, la vera sorpresa di questa nuova iterazione è proprio la Cirilla di Freya Allan.

Ben più matura e complessa rispetto all'impaurita principessa in fuga della scorsa season, nella quale era finita vittima forse della storyline più debole di tutta l'opera, il percorso di crescita e di formazione di Ciri è uno degli elementi più riusciti di tutta la produzione. Paradossalmente, chi ha intrapreso un cammino inverso è l'ottima Yennefer di Anya Chalotra, riuscita comunque ad infondere nel personaggio il proprio talento drammaturgico. Eppure, guardando gli 8 episodi che compongono la Stagione 2, ci si accorge di come quello di Yen non sia che un cammino di transizione, che tuttavia in alcuni momenti della season presta il fianco a qualche risvolto un po' troppo frettoloso. Un po' altalenante, ma comunque soddisfacente, il ruolo affidato alle vecchie conoscenze e ai nuovi volti di The Witcher: se alcune new entry di spessore ricevono forse un minutaggio troppo inglorioso (il Nidavellen di Kristopher Hivju o l'Eskel di Basil Eidenbenz, ad esempio), dobbiamo lodare la gestione e la performance del Vesemir di Kim Bodnia, il quale ha dimostrato di aver studiato a fondo il personaggio per donargli il giusto spessore. Un lavoro che si riflette molto bene sulla caratterizzazione del mentore di Geralt, con il quale mette in campo una chimica tanto notevole quanto nostalgica per chi ben conosce l'immaginario di The Witcher - sia esso legato ai libri originali o agli adattamenti videoludici di CD Projekt RED.

Un'epica diversa

Insomma, è tutto al proprio posto, come il lavoro di adattamento rispetto alla controparte letteraria e le numerose strizzatine d'occhio (perlopiù estetiche) ai videogiochi tratti dalla saga di Sapkowski. The Witcher 2 riesce ad avere un ritmo ben più avvincente e lineare rispetto alla prima season, e da racconto di introduzione si trasforma in un ricco e sfaccettato mosaico delle varie forze in gioco (e in lotta) per tutto il Continente.

Sarà interessante per i fan, ad esempio, notare che il finale di stagione apre le porte a diversi scenari geopolitici e spunti di "Lore" che si avvicinano molto al mondo conosciuto nei videogiochi sviluppati da CD Projekt. Insomma, The Witcher 2 è un prodotto di cuore, che innalza e fortifica le ambizioni di una produzione destinata a rimanere per anni nei piani creativi di Netflix (avete già visto il trailer di The Witcher Blood Origin?): come vi avevamo anticipato, lo show mette finalmente in campo una regia più convincente e in generale una messinscena ben più gradevole a vedersi, arricchita e potenziata da un utilizzo ben più consapevole e ottimizzato degli effetti speciali e della CGI impiegata per le creature.

Un solo, grande scivolone registico e tecnico che giunge al giro di boa (nel sesto episodio) per fortuna non determina il crollo di un prodotto solido, divertente e ben scritto, seppur eccessivamente prolisso nella fase centrale e nei segmenti più "politici" del racconto.

Si parla un po' troppo, specie negli episodi di mezzo, nella definizione di un contesto geopolitico in piena formazione e in assoluto tumulto mentre il percorso di crescita per Geralt e Ciri prosegue sui binari di una buona epica, emotivamente efficace. In generale, difatti, The Witcher 2 abbandona quella patina da "fantasy anni Novanta" (episodico, artigianale e macchiettistico, oltre che poco curato) per abbracciare un epos più moderno e convincente, molto più vicino alle recenti incarnazioni dell'high fantasy televisivo. Rimane, in ogni caso, un dark fantasy ben più maturo e cruento di altri, per gran parte basato sulle atmosfere marce e decadenti di un mondo straordinario, unico e ancora tutto da scoprire. E dobbiamo dire che, dopo i tentennamenti della passata edizione, questa volta la strada sembra davvero quella giusta, indirizzata sui binari dell'eccellenza.

The Witcher - Stagione 2 In definitiva, The Witcher Stagione 2 scaccia via gran parte (ma non tutti) i problemi della passata edizione. È una season di transizione, specie nella definizione di un antagonista finale e nella formazione dell'assetto geopolitico, che inizia a prendere la forma che il grande pubblico ha conosciuto nei romanzi e nei videogiochi del franchise. La serie Netflix ha però scacciato via quella patina da "fantasy anni Novanta" che affliggeva la precedente edizione, abbracciando una messinscena più epica e convincente. Le avventure dello strigo di Henry Cavill, insomma, sembrano essere in buone mani in vista del futuro.

8.3