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Tiny Pretty Things, recensione del teen drama di Netflix sulla danza

Soprattutto le scuole di danza nascondono insidie e cattiverie: la nuova serie originale di Netflix ce lo insegna, tra intrighi e tentati omicidi

Tiny Pretty Things, recensione del teen drama di Netflix sulla danza
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La perfezione ha un prezzo. Ve lo diranno gli atleti, ma soprattutto i ballerini, che nella loro vita cedono a tantissimi sacrifici e accettano numerosi compromessi per diventare i migliori nella loro arte, che si fonde a tutti gli effetti al loro essere degli atleti.

A raccontarcelo in maniera molto più spregiudicata di quanto possiate pensare ci pensa Tiny Pretty Things, il romanzo scritto da Sona Charaipotra e Dhonielle Clayton, da oggi disponibile su Netflix nel suo adattamento in una serie da dieci episodi (recuperate qui tutte le uscite Netflix di dicembre), pronti a calarci nel mondo di un'accademia di danza che non guarda in faccia a nessuno, tra personaggi al di sopra del bene e del male e insegnanti con evidenti problemi caratteriali.

Benvenuti all'accademia di danza

Ci troviamo in una scuola d'elite, un'accademia che ammette soltanto i migliori studenti, con l'obiettivo di consegnarli poi al mondo del professionismo e al palcoscenico più ricco possibile del mondo della danza.

Ogni studente, maschio o femmina che sia, insegue il proprio sogno, rinunciando a qualsiasi cosa e concedendosi talvolta qualche sgarro, sia amoroso che di vita vissuta. In quella struttura che sembra fabbricare macchine piuttosto che talenti, a scuotere gli eventi e la serenità apparente, patinata, è l'incidente che coinvolge una delle ragazze: una sera, una delle ballerine precipita dal quarto piano dell'istituto, apparentemente perché spinta da qualcuno, ufficialmente perché sotto l'effetto di droghe che ne avevano annebbiato il cervello. Sprofondata in uno stato comatoso, al suo posto viene subito chiamata una nuova promettente ballerina, protagonista della nostra storia, che dovrà subito abituarsi a un mondo che non si aspettava e nel quale non faticherà a sentirsi un'estranea. Nel frattempo la necessità di intessere un thriller per risolvere il mistero della ragazza precipitata si infittisce, rendendo Tiny Pretty Things un insieme di teen drama misto a un giallo per il quale la soluzione è più un pretesto per inasprire gli animi piuttosto che un obiettivo finale.

Ballerini a contatto con l'odio e l'accidia

Ciò che sorprende leggendo subito il cast di attori a disposizione dell'adattamento è il vedere più nomi di ballerini di Broadway che attrici e attori dalla vasta filmografia: tra di questi, però, spicca indubbiamente il nome di Lauren Holly, che veste i panni di Monique, la direttrice dell'Archer School. Accanto a lei troviamo Kylie Jefferson, che interpreta Neveah, la protagonista della vicenda.

Pronta a vestire i panni della classica ultima arrivata bullizzata perché priva di una famiglia benestante alle spalle, Neveah si ritroverà a giocare il ruolo del personaggio col quale meglio dovremmo empatizzare, salvo scoprire alcuni lati oscuri del suo carattere che la conducono a un rigetto nei confronti della famiglia, che nasconde delle problematiche che la stessa ragazza vorrebbe sotterrare.

A farle da contraltare c'è l'intero cast, perché tutte le sue compagne di scuola si presentano con un background che scimmiotta tantissimo Gossip Girl, tra madri che trascorrono la loro vita tra un vicodin e un'elezione a presidente del consiglio scolastico, tra insegnamenti da squali alle figlie e desideri di ottenere l'emancipazione per essere libere dalla morsa materna.

In questo palcoscenico si esaltano Bette (Casimere Jollette) e June (Daniela Norman), la prima una perfezionista rude e spesso spigolosa, ambiziosa e spregiudicata, pronta a mostrare un lato immaturo del suo carattere nel vivere all'ombra perenne della sorella Delia, una ballerina affermata nonché compagna del coreografo della scuola. Quest'ultimo, visionario e arrogante, vive il dramma di dover vestire i panni dell'antagonista dell'intera vicenda, chiamato a gesti incomprensibili e atteggiamenti eccessivamente sopra le righe, pur di rappresentare l'elemento di rottura che possa condizionare l'intero corpo di ballo.

L'esasperazione dei sentimenti negativi

È in questi aspetti che Tiny Pretty Things esaspera il teen drama, nel dover necessariamente affondare il colpo in tematiche che pongono da un lato degli spregiudicati insegnanti, incapaci di utilizzare la parte umana del proprio cervello, e dall'altro lato dei ragazzini troppo deboli e immaturi dal punto di vista sentimentale, tanto da complicare l'intero rapporto.

E in questo continuo intreccio narrativo si va a collocare anche l'insistente ricerca di un colpevole per quanto accaduto alla ragazza precipitata: nell'affidare al personaggio di una poliziotta nevrotica e ossessionata dal suo passato la necessità di sbrogliare questo enigma, la serie diventa ancora più asfissiante in molte delle sue scene. Come se tutte le problematiche dovessero piombare necessariamente sull'Accademia, dalla droga alle risse, fino al bisogno di raccontare sempre il lato oscuro degli artisti e degli atleti, nell'idea di fondo complessati, disadattati e schiavi di una vita che non avrebbero voluto. Nelle reazioni dei protagonisti, soprattutto dinanzi a situazioni di poco conto e di scarsa importanza, nel loro approcciare la normalità e la quotidianità, si consuma un teen drama esasperante ed esasperato, che non riesce a trasmettere allo spettatore il messaggio di una vicenda che potrebbe essere reale o comunque verosimile. Con l'obiettivo di trovarsi a metà tra Black Swan e Pretty Little Liars, mostrandoci un mondo fatto di sotterfugi e inganni, Tiny Pretty Things perde il gusto per la danza e per il desiderio di mostrarci quanto possa essere affascinante un'accademia di ballo, permeandosi di quella atavica necessità di mostrarci sempre il lato oscuro della bellezza.

Inoltre, nel tentativo di approfondire una vicenda giovanile, sarebbe potuto essere di maggior pregio affrontare tematiche che riguardano davvero il mondo teen, dall'anoressia alla bulimia, elementi che caratterizzano il professionismo giovanile: aspetti che sono totalmente assenti in una vicenda che preme l'acceleratore sulla malsana competizione che spinge all'eliminazione dell'avversario piuttosto che all'impegno per migliorare le proprie capacità.

Siamo ben lontani, insomma, dalle atmosfere raccontate da Glee, che ci permetteva di entrare in contatto con un Club ben diverso, lontano da quel mondo patinato che abbiamo già paragonato a Gossip Girl, in cui la ricchezza e lo sfarzo fa da padrona, insieme ai soprusi. Il vantaggio però di Tiny Pretty Things è quello di raccontare il mondo attuale, la nostra generazione, diversamente da quanto fatto da altre serie sulla danza che troverete su Netflix.

Pose raccontava la New York degli anni Ottanta, tra discriminazione e ostracismo, The Get Down la nascita del mondo hip-hop alla fine degli anni Settanta. Quello che più si potrebbe avvicinare a quanto realizzato adesso da Netflix si ritrova nella serie di Amazon intitolata Dance Academy, per quanto sia di dieci anni fa e quindi abituata ad una narrazione diversa. In questo, è indubbio, Tiny Pretty Things si distingue ed emerge, offrendoci qualcosa di diverso e di unico.

Tiny Pretty Things Tiny Pretty Things offre uno spaccato inusuale nel panorama delle serie televisive distaccandosi dal racconto naif di Glee o di quello storico, già analizzato in altri momenti seriali di Netflix. Tra il mondo patinato di Manhattan e dei protagonisti sempre sopra le righe, l'intreccio narrativo cerca compimento e soddisfazione in un thriller che entra ed esce dalla vita dei ragazzi come una folata di vento richiamata all'improvviso. Per gli appassionati del mondo della danza c'è anche ben poca carne al fuoco, dato che i ballerini trascorrono più tempo a vivere le loro vite piuttosto che a ballare. Al di là della qualità che offriva, i tempi di Paso Adelante e della danza scatenata sono oramai andati.

5.5