Titans, recensione della serie DC disponibile su Netflix

Giovani eroi crescono in un adattamento schizofrenico ma intrigante, che trae beneficio dalla pratica del binge-watching.

recensione Titans, recensione della serie DC disponibile su Netflix
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Di Titans si è parlato soprattutto in termini extratestuali, in quanto prodotto di punta per il lancio della piattaforma di streaming (disponibile solo in Usa) DC Universe, un servizio creato dal gigante del fumetto con un'offerta che include programmi originali, un archivio parziale di film e serie d'animazione e altro. Un esperimento che per ora non ha dato del tutto i risultati sperati, e la cui esistenza ha in parte oscurato Titans come entità drammaturgica, al di là delle reazioni forti al primo trailer che annunciava un tono molto dark e un linguaggio abbastanza diretto (nel primo episodio Robin manda a quel paese Batman, senza mezzi termini). Da noi la serie è arrivata tramite Netflix, scelta azzeccata poiché quella del binge-watching è la modalità di visione più sensata per un programma impostato su una narrazione talmente graduale che in America, visionato a cadenza settimanale, i primi tre episodi possono essere stati un test di resistenza.

Una squadra parziale

Come suggerito dal titolo, abbiamo a che fare con i Teen Titans, supergruppo giovanile tradizionalmente guidato da Robin. Lui c'è, nella forma di Dick Grayson, e al suo fianco appaiono Raven, Starfire e Beast Boy. O meglio, dovrebbero apparire, poiché la serie ideata da Akiva Goldsman, Geoff Johns e Greg Berlanti gioca sulla dilatazione dei tempi narrativi, facendoci aspettare la fine del quarto episodio - su undici, praticamente un terzo dello show - per vederli tutti insieme, uniti contro un nemico comune. E già di suo il quarto episodio, Doom Patrol, è praticamente un pilot ufficioso per l'omonima serie che debutterà in America su DC Universe il 15 febbraio. Dietro l'operazione c'è un'ambizione ammirevole, con l'intenzione di creare un universo narrativo simile a quello della CW (guarda caso anch'esso di Berlanti), ma a forza di dare spazio alle guest star, in particolare Hawk e Dove che hanno due episodi quasi tutti per loro, si perde un po' di vista il filo narrativo principale, quello che vorrebbe vedere insieme sullo schermo Dick e i suoi alleati.
La sovrabbondanza di personaggi secondari incide anche sull'estetica dello show, il cui budget per gli effetti visivi è stato palesemente speso in modo diseguale, regalandoci momenti molto belli in alcuni punti e piuttosto brutti in altri (il corvo digitale che chiude il secondo episodio rientra nella categoria negativa). Il che, tenendo presente che sia negli USA che a livello internazionale c'è di mezzo lo streaming come strumento di fruizione e non un canale generalista con tutte le limitazioni del caso, non è una nota di merito per ciò che dovrebbe essere un nuovo passo in avanti per le produzioni televisive della DC.

Un tono incerto


Sempre in termini estetici va sottolineata una certa schizofrenia tonale, paragonabile a quella di un'altra serie DC, Gotham. Nel caso del poliziesco ambientato nella città di Bruce Wayne c'è sempre stata una certa indecisione tra il voler realizzare un crime drama serio e un adattamento fumettistico allo stato puro (con netta prevalenza del secondo per quanto riguarda l'esito artistico dello show). Anche qui c'è una volontà di raccontare storie più "terra terra", da procedurale, trasformando Dick in un poliziotto che di notte torna a fare il vigilante e dando agli altri titani dei look più "realistici" che però cozzano con il potenziale più apertamente escapistico legato alle loro personalità e origini (Raven è la figlia di un demone, Starfire un'aliena e Beast Boy un mutaforma capace di trasformarsi in qualunque animale).

I personaggi stessi sono ben definiti e funzionano sia separatamente che in gruppo, grazie alla scelta molto saggia di dare a ciascuno il giusto spazio (in particolare Starfire, protagonista assoluta del penultimo episodio). Per tutta la durata della serie rimane però la sensazione che, tolto Robin, gli autori si stiano trattenendo. Forse anche per questo la seconda stagione è stata confermata prima ancora che il pilot venisse distribuito in patria: avendo tolto di mezzo la lunga fase introduttiva, sarà forse possibile andare oltre i limiti di una visione troppo "adulta" e abbracciare pienamente il lato immaginifico della fonte cartacea.
Per ora, malgrado l'impegno evidente di tutti i partecipanti, manca ancora quell'elemento davvero titanico che programmi meno ambiziosi ma più sinceri come The Flash e Supergirl riescono a portare sullo schermo quasi ogni settimana. Forse rimuovendolo dalla necessità e dalle tempistiche del lancio di un nuovo servizio della DC, Berlanti e soci avrebbero potuto dare all'operazione lo spazio sufficiente per respirare ancora di più, oltre le costrizioni di undici episodi che, al netto di una durata a volte generosa, alla fine risultano pochi. Così invece è "solo" un nuovo adattamento seriale di un fumetto molto amato, che offre la sua sana dose di entertainment a conoscitori e neofiti ma non si spinge mai più in là, verso quell'orizzonte che i suoi fratelli e cugini più modesti hanno più volte almeno sfiorato.

Titans L'universo DC si espande sul piccolo schermo con una nuova serie lontana anni luce, in termini narrativi e stilistici, dall'Arrowverse. Un tono più adulto e realistico si scontra talvolta con la volontà di esplorare nel dettaglio le caratteristiche più stravaganti dei personaggi, ma nel complesso questa prima avventura della squadra capitanata da Robin ha abbastanza da offrire a chi ama le avventure degli eroi della celebre casa editrice. Un primo passo un po' altalenante, in vista di un futuro - si spera - più epico.

7