To the Lake Recensione: la nuova serie horror russa di Netflix

Il viaggio della speranza di un gruppo di sopravvissuti attraverso una Russia dilaniata da un'epidemia mortale, con la società vicina al collasso.

recensione To the Lake Recensione: la nuova serie horror russa di Netflix
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Pensando alle novità Netflix di ottobre, ci sono inevitabilmente alcuni titoli che vanno a rubare la scena. In tal senso, vi consigliamo di leggere la nostra recensione di The Haunting of Bly Manor, che ripaga le attese e si conferma come il titolo di punta di questo mese. Questo, però, non significa che non ci siano alternative da scoprire e in grado di sorprendere. To the Lake, serie russa diretta da Pavel Kostomarov, presenta una storia cruda e violenta che, nonostante qualche ingenuità, riesce a dire la sua in un genere ormai fin troppo affollato, trovando una sua identità a dispetto di alcuni passaggi a vuoto.

A sangue freddo

Cadaveri ammassati, cannibalismo, torture e la sopravvivenza ad ogni costo, fino ad una deumanizzazione che porta alla morte della civiltà stessa. To the Lake cerca di mettere in scena proprio questo, esplorando il lato oscuro dell'essere umano, pronto a calpestare il prossimo e a far valere la sua autorità, in un mondo senza regole dove vige la legge del più forte.

Prima di arrivare a questo, però, la storia parte dalla quotidianità di quelli che saranno poi i numerosi protagonisti delle vicende: Sergey (Kirill Käro), che si rivelerà ben presto il leader del gruppo, accompagnato da Misha (Eldar Kalimulin), figlio della compagna Anna (Viktoriya Isakova). Avremo modo di approfondire la complicata situazione di Sergey, che si è lasciato alle spalle una turbolenta relazione con Ira (Maryana Spivak), dalla quale ha avuto un figlio, Anton, conteso tra lo stesso Sergey e la madre.

Entreranno a far parte del gruppo anche Lyonya (Aleksandr Robak), che fin da subito si dimostrerà come il più egoista della compagine, la problematica figlia Polina (Viktoriya Agalakova) e la seconda moglie Marina (Gilli Messer), incinta e fragile sia dal punto di vista fisico che psicologico, in quanto troppo dipendente da Lyonya. Anche Boris (Yuriy Kuznetsov), padre di Sergey, si aggregherà agli altri, nonostante i problematici rapporti col figlio.

Nel corso del primo episodio assisteremo anche al diffondersi di una strana malattia che colpisce i polmoni e trasforma le persone in soggetti violenti, riconoscibili dagli occhi insanguinati, caratteristici dello stadio avanzato della malattia. Un'epidemia che parte lentamente e in secondo piano rispetto alle vicende personali di Sergey, salvo poi far crollare la società nel giro di un paio di giorni.

E qui arriviamo a quello che a nostro parere è uno dei difetti di To The Lake, perché se la tensione è palpabile, lo stesso non si può dire dell'epidemia che, nonostante porti al rapido collasso prima Mosca e poi il resto della Russia, viene mostrata soltanto in poche situazioni dove gli infetti sono presenti. Purtroppo quest'ultimi finiscono troppo spesso in secondo piano e la loro presenza è così limitata a pochissime scene.

Questo perché il vero motore della serie è la fuga costante e la necessità di sopravvivere del gruppo che, una volta allontanatosi da Mosca, cercherà di raggiungere il lago dove Boris possiede un'imbarcazione trasformata in abitazione, in una zona lontana dalla città che potrebbe rivelarsi un rifugio sicuro. Questo viaggio per la salvezza andrà così a toccare diverse tappe, che metteranno in contatto il gruppo con la dilagante violenza e crudeltà che ormai ha indurito i sopravvissuti, senza risparmiare allo spettatore scene cruente di grande impatto.

Fuga costante

Se To the Lake riesce nella non facile impresa di costruirsi una propria identità a livello narrativo, anche la messinscena non è da meno. Infatti, la direzione artistica della serie sorprende in positivo, dimostrando una certa cura riposta nella fotografia, che ha i toni freddi e glaciali della neve che cade incessante, e nella regia che accompagna sequenze forti, che non lasciano certo indifferenti.

Ciò non vuol dire che non ci sia spazio per le emozioni e gli intrecci tra i protagonisti, che restano di primaria importanza nella scrittura. Quello che funziona meno, però, è la forzatura di alcune situazioni che risultano spinte al limite, perdendo di credibilità. Questo vale soprattutto per gli ultimi episodi, nel corso dei quali sembra che ogni cosa negativa che possa accadere al gruppo puntualmente si verifichi, con alcuni espedienti volti a riunire personaggi che non sempre sono riusciti e ben scritti. I protagonisti, pur essendo numerosi, sono però tutto sommato ben caratterizzati, ognuno con una propria personalità.

Molto interessante anche il fatto che non ci troviamo di fronte ad eroi senza macchia, facendo tornare a galla quel concetto di sopravvivenza ad ogni costo che non risparmia nemmeno i personaggi principali. Per quanto riguarda il finale, non c'è una vera e propria chiusura, ma si aprono soluzioni per il proseguo della serie che potrebbero essere interessanti, togliendo però forza a quella che poteva essere una conclusione soddisfacente.

Quello che vediamo a partire dal secondo episodio, è quindi una fuga continua, che lascia spazio soltanto ad alcune brevi pause, con un ritmo che cala solamente nella parte centrale, con capitoli meno riusciti. Forse, il passaggio dalla vita normale ad un mondo post apocalittico avrebbe necessitato di uno sviluppo più elaborato, visto che nel giro di due soli episodi, che rappresentano l'arco diegetico di due giornate, passiamo da una cena tra "amici" ai militari che passano di casa in casa, con Mosca in mano alle bande locali.

Inoltre, al di là di qualche indizio su un'imminente epidemia, non vediamo mai realmente rappresentato il clima di follia che dovrebbe prendere possesso completo delle città, nonostante siano presenti alcuni sprazzi di questo sentimento, che però non riescono a soddisfare fino in fondo gli appassionati. È comunque innegabile che To The Lake abbia molti aspetti positivi, anche se si dovrebbe aprire una parentesi sull'assenza del doppiaggio italiano che, come per altri titoli usciti in passato, è presente solo nei sottotitoli. In conclusione, ci troviamo davanti ad una serie che sicuramente cattura l'attenzione grazie alla sua atmosfera gelida e spietata, con il grande di pregio di non scadere nell'imitazione di altri prodotti dello stesso genere, scegliendo una strada propria che, al netto di alcuni evidenti problemi, riesce a convincere.

To the Lake To The Lake riesce a distinguersi tra le serie post-apocalittiche, trovando una sua identità e mettendo in scena personaggi credibili che rendono il racconto ancor più coinvolgente, al netto di alcuni mancanze di scrittura. Un viaggio ricco di tensione che, nonostante non sia perfetto, è sicuramente avvincente. Questo anche grazie ad un comparto tecnico di buon livello e ad un cast azzeccato, che ci portano a consigliare la serie agli amanti di questo genere.

7.5