Too Old To Die Young: la recensione della serie di Nicolas Winding Refn

Dopo i due episodi mostrati in anteprima al Festival di Cannes, Too Old To Die Young è finalmente disponibile su Amazon Prime Video.

recensione Too Old To Die Young: la recensione della serie di Nicolas Winding Refn
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Ci sono registi che una volta trovata la formula che più si addice al loro modo di pensare e fare cinema ci si siedono sopra a braccia conserte reiterandola per il resto della loro carriera, riproponendo la stessa cosa senza soluzione di continuità e ostinandosi a chiamarla arte e poi ci sono quelli che non conoscono la parola compromesso, interessati soltanto ad aggiornare la loro visione del macrocosmo dell'audiovisivo.
Nicolas Winding Refn appartiene decisamente alla seconda categoria, e in quest'ottica l'approdo al sempre più grande e permissivo mondo della televisione è da considerarsi non solo inevitabile per il suo cinema e per il suo desiderio di creare scandalo, ma addirittura quasi fisiologico. Too Old To Die Young è l'estremizzazione più pura del lavoro del punk sovversivo autore danese e finalmente, dopo il passaggio degli episodi quattro e cinque al festival di Cannes - che già aveva oltraggiato nel 2013 con Solo Dio Perdona - la serie arriva su Amazon Prime Video decisa a sovvertire le regole dello streaming on demand, piegandosi a esse nella forma (siamo a quota dieci episodi da oltre un'ora l'uno) ma spingendo il contenuto da tutt'altra parte. Dalla sua.

"O con me, o contro di me"

Quando si guarda un'opera di Refn lo si fa con la consapevolezza di entrare in un mondo che esiste solo ed esclusivamente nella testa di Refn, fatto di allegorie e spregiudicata contemplazione, di violenza tanto estrema quanto improvvisa, di elementi del cinema di genere che si scontrano con quello art-house. E proprio qui sta il paradosso intorno all'esistenza di Too Old To Die Young: prendere il formato dello streaming, a oggi il più accessibile, e riplasmarlo a immagine e somiglianza del proprio cinema, che solo in un caso (Drive) è stato pensato per raggiungere il più ampio pubblico possibile. E quindi Too Old To Die Young, per quanto accessibile a tutti, accessibile a tutti proprio non vuole essere. Anzi, Refn sembra voler fare di tutto pur di distanziarsi dal grande pubblico, e il suo obiettivo pare quello di mettere alla prova lo spettatore per scoprire quanto riesce a resistere, quanto è disposto ad andare fino in fondo ("O con me, o contro di me", non a caso).

E così, servendosi della penna tanto asciutta quanto profonda di Ed Brubaker, Refn ci trascina in un mondo noir a metà fra il western e il post-apocalittico e ci racconta la storia - fra gli altri - di Martin Jones, interpretato da Miles Teller, un poliziotto di Los Angeles che con facilità non solo finisce per colpa di un debito al soldo di un gangster locale, ma scopre anche una sezione "segreta" del dipartimento del procuratore distrettuale che dà la caccia ed elimina i malviventi sfuggiti alla giustizia. E così lo seguiamo mentre si addentra sempre di più in un mondo western-urbano tinteggiato di pennellate noir al neon, un mondo il cui sottobosco criminale sembra essersi espanso in ogni dove fino a soggiogare ogni singolo angolo di società, diventando l'unico strato di realtà possibile.
A fare da contraltare le vicende di Jesus (Augusto Aguilera), figlio di una boss del cartello messicano, Magdalena (Carlotta Montanari), uccisa - forse accidentalmente, forse no - proprio da Martin poco prima dell'inizio della serie: ne era innamorato, non solo come un figlio ma carnalmente, e oltre a cercare di ottenere la sua vendetta proverà a sostituire quell'amore attraverso il matrimonio con Yaritza (Cristina Rodlo), una donna dagli intenti misteriosi.

Tra soldati Yakuza, pornografi violenti, assassini del cartello messicano, membri della mafia russa, gang di assassini teenager, pedofili e agenti di polizia dichiaratamente nazisti, Refn naviga in un universo parallelo nel quale il bene sembra essersi estinto dalla Terra, un universo fatto di città silenti e deserti sconfinati, tarocchi, folklore, culti oscuri, inseguimenti notturni e squilibri tra la ricerca ossessivo-compulsiva del bello visivo e gli orrori partoriti da quella visione.

Miscellanea

Possiamo trovare un mix tra Drive e Solo Dio Perdona alla base di Too Old To Die Young - soprattutto nella maniera in cui Refn chiede al suo protagonista di imitare in tutto e per tutto l'ermetismo comunicativo imposto a Ryan Gosling in quei film - e in particolare il regista danese sceglie il mondo complesso e allegorico di Solo Dio Perdona piuttosto che in quello pop-glam di Drive. Non mancano rimandi alle altre opere della sua filmografia - addirittura si torna agli esordi meno conosciuti, con la trilogia di Pusher e Bleeder, ma i più attenti coglieranno anche strizzatine d'occhio a Neon Demon e Bronson - ma il punto di riferimento resta quello di Solo Dio Perdona, come appare chiaro già dai primi episodi. Ma Refn non si adagia sugli allori e anzi continua ad aggiungere suggestioni e influenze alla sua opera, approdando in situazioni del tutto inedite per il suo cinema (dal western alla commedia, passando per il ghost movie, fino a un epilogo da fantasy metafisico).
L'osservare in silenzio la brutalità che accade di fronte alla cinepresa e accoglierla rispecchia tutta la passione di Refn per il cinema orientale (si pensi al modo in cui Takeshi Kitano descrive la violenza, con secchezza e inevitabilità) ma anche il desiderio-missione di prendere il cinema di serie b che idolatra da sempre e spogliarlo di ogni orpello, svuotarlo completamente del superfluo (i dialoghi, tutto ciò che sia legato al sentimentalismo, l'azione perfino) per iniettarci dentro solo ciò che interessa a lui.

Semplicemente non esiste nulla di paragonabile a Too Old To Die Young nell'affollato panorama televisivo odierno: ciò che più ci si avvicina, a livello di visione artistica unitaria, potrebbe essere Twin Peaks: Il Ritorno di David Lynch, che però in quello specifico caso cavalcava (a suo modo, ovviamente) l'onda del revival facendo leva sui fan della serie originale e sul nuovo pubblico che di Twin Peaks aveva sempre e solo sentito parlare senza mai affrontarlo di petto, conoscendolo senza provarlo sulla propria pelle.
La serie di Refn invece non fa affidamento su niente e nessuno, se non sull'illustre palcoscenico di una piattaforma streaming libera di rischiare con un contenuto simile perché, sostanzialmente, non può fallire. HBO e Game of Thrones ci hanno dimostrato che ormai la televisione è arrivata al livello dei blockbuster hollywoodiani, che anche la tv può meritare il grande schermo, mentre Amazon, Refn e Too Old To Die Young ribadiscono l'intercambiabilità di due media affermando il contrario, e cioè che questi tipi di estremismi nella sala cinematografica ormai potrebbero non trova più spazio, meritando di finire sul piccolo schermo.
Forse alcuni spettatori non andranno oltre il primo episodio, ma l'unicità che Too Old To Die Young può vantare è indiscutibile e non ha eguali.

Too Old To Die Young Refn non piega la sua arte al medium televisivo ma fa accadere l'esatto contrario, dimostrandoci che questi tipi di estremismi oggigiorno potrebbero non avere spazio al cinema: per niente intimorito dall'essere divenuto accessibile a milioni di spettatori con un click tramite lo streaming, ovvero il servizio di intrattenimento più immediato disponibile sul mercato, l'autore danese prende il suo film più complesso e odiato, Solo Dio Perdona, per ampliarlo in tredici ore di vibrante, oscura, perversa e filosofica narrazione, che commenta il nostro mondo mettendo a nudo le atrocità che bruciano nell'animo umano.

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