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Tredici 4 Recensione: la stagione finale del teen drama di Netflix

Le brutali disavventure di Clay Jensen e dei suoi amici ci salutano con l'ennesima stagione controversa, addolcita da un finale strappalacrime.

recensione Tredici 4 Recensione: la stagione finale del teen drama di Netflix
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Non è mai facile raccontare l'adolescenza. Quando la narrativa, poi, incontra il fascino del male, tutto si complica. Perché ancor più difficile, in un drama televisivo, è rappresentare la decostruzione di un personaggio, la sua discesa all'inferno e la sofferenza di chi gli sta intorno. Con i teen drama Netflix, in questi anni, ci va a nozze. Con qualche inciampo che incontra ugualmente il favore del pubblico (tra esclusive come Elite e acquisizioni importanti come Riverdale), a volte trovando la sua vera killer app (l'ottima Sex Education).

Il successo del colosso streaming, in ogni caso, passa anche per Tredici, forse il teen drama per eccellenza quando si parla dell'azienda americana. Ci siamo affezionati un po' tutti ai protagonisti di quella prima stagione, non perfetta, ma funzionale e intrigante, velata di alcuni messaggi preziosi. Delle season successive, che ampliano l'universo narrativo nel romanzo originale di Jay Fisher, forse non sentivamo il bisogno, ma alla fine eccoci qui: giunta alla stagione finale, la serie creata da Brian Yorkey saluta definitivamente i suoi protagonisti con un arco narrativo che cerca di chiudere tutte le storie in sospeso e di lasciare qualcosa al suo pubblico. Ci è riuscita, però, soltanto in parte.

Sensi di colpa, depressioni e segreti

Inutile dirlo, se non avete visto le stagioni precedenti difficilmente comprenderete appieno la trama dell'ultima stagione di 13 Reasons Why. Perché tutto è concatenato, tutto è conseguenza del passato in un ciclone di rapporti causa-effetto che si abbattono prepotentemente sui personaggi, e in particolare sul protagonista Clay Jensen (Dylan Minnette). Il caso sulla morte di Bryce Walker coinvolge un po' tutti i volti principali dello show e le conseguenze psicologiche per la dipartita del controverso asso di footbal della Liberty si abbattono prepotentemente su di essi: è stato Alex, in preda alla furia, a provocare l'annegamento della vittima, mentre Jessica ha assistito alla scena senza battere ciglio. Zach sapeva dov'era Bryce prima di morire e, in qualche modo, ha provocato lui stesso la ferita che ha impedito alla vittima di salvarsi. Ani, con una falsa dichiarazione, ha scagionato sia Clay sia tutti gli altri, incolpando dell'omicidio Monty De La Cruz, già in prigione per la violenza sessuale eseguita ai danni del povero Tyler.

Tutti complici, portatori di un segreto indicibile e supportati dall'agente Standall, padre di Alex. Montgomery è poi morto in prigione, ma la verità non è del tutto seppellita con lui: Winston, giovane fotografo con cui De La Cruz stava intrattenendo una relazione, è l'alibi che avrebbe scagionato il giovane dall'accusa di omicidio; Diego, inseparabile compagno di squadra di Monty, sente che il suo amico è stato in qualche modo incastrato.

Ed è quando qualcuno imbratta i muri della scuola inneggiando all'innocenza di Montgomery, insieme ad alcune drastiche misure di sicurezza indette dal preside della Liberty High, che il peso insopportabile del contrappasso investe Clay e i suoi amici, ciascuno alle prese con i propri drammi personali e con l'oppressione schiacciante del segreto.

Sin dal primo episodio, la stagione finale di Tredici dimostra di voler invertire la marcia rispetto alle precedenti, e lo fa con un drastico cambio di tono. Tutta l'attenzione della storyline principale si concentra su Clay, tormentato dalla depressione e da un fortissimo stress post-traumatico: il protagonista inizia ad avere visioni, attacchi di panico e gravi flash che vengono ben messi in scena con una regia che diventa claustrofobica e opprimente, unico perno di una narrazione attorno alla quale ruotano le vicende (più o meno interessanti, a seconda dei casi) degli altri personaggi.

Aria di cambiamento?

C'è voglia di cambiare, e in un certo senso anche di stupire costantemente il pubblico. E non essendoci più spazio per grandi rivelazioni o segreti da scoprire (il grande tema portante di questa stagione è infatti la custodia di un segreto, non il suo svelamento) gli showrunner di Tredici confezionano un colpo di scena dietro l'altro, ma è sempre in fase di scrittura che sono emersi numerosi problemi.

La serie di Brian Yorkey, pur tentando di innovarsi, compie le solite ingenuità che hanno penalizzato le precedenti stagioni: evolve troppo velocemente alcuni personaggi, ne stravolge altri, il tutto senza un filo conduttore realmente logico. Rispetto alle iterazioni passate, poi, gli autori hanno scelto di spingere prepotentemente l'acceleatore sulla spettacolarità, confezionando una serie di trovate narrative che abbiamo trovato fin troppo esagerate e, in alcuni casi, ben lontane da una tragica realtà sociale che il prodotto vorrebbe criticare per portare alla riflessione. La forma, galvanizzata da una buona regia e da alcuni momenti al cardiopalma, prevarica troppo spesso sulla sostanza, con una sceneggiatura non sempre convincente e alcune scelte che penalizzano la scrittura di alcuni personaggi.
Si arriva ad un finale lunghissimo (il decimo episodio dura quasi 2 ore) e sofferto, ma emozionante, commovente e sorprendentemente ben scritto. Il series finale di Tredici ricorda con convinzione tutti i punti di forza del prodotto: una storia di adolescenti che hanno vissuto drammi insopportabili, eppure coloro che riescono a sopravvivere intravedono una luce alla fine del tunnel.

Dopo una stagione fatta di esperimenti formali ma anche di scarsa coerenza narrativa, Yorkey e il team di sceneggiatori giungono ad un epilogo che ci è sembrato in linea col percorso di ciascun protagonista, chiudendo tutto sommato degnamente una serie costellata di pochi alti e troppi bassi, ma che ci ha in qualche modo accompagnati in un percorso che almeno agli inizi affermava con forza il proprio intento educativo.

Tredici - Stagione 4 Arriviamo alla fine di un percorso che ci ha lasciato emozioni indubbiamente importanti e personaggi da ricordare. Purtroppo, di Tredici, ricorderemo anche la forte inadempienza narrativa in alcune fasi specifiche del racconto, una serie di messaggi preziosi veicolati non troppo efficacemente e alcune scelte davvero controverse in fase di scrittura. L'andamento a tratti mediocre delle stagioni precedenti, nella quarta e ultima iterazione della serie Netflix, viene salvato in angolo da un finale tanto lungo quanto struggente. Un epilogo sofferto ed emozionante che, almeno, saluta degnamente tutti i protagonisti di Thirteen Reasons Why.

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