Trying: recensione della comedy di Apple TV+ sull'essere genitori

Una serie che parla di famiglia, ma anche di paure, insicurezze e di progetti di vita più complicati del previsto.

recensione Trying: recensione della comedy di Apple TV+ sull'essere genitori
Articolo a cura di

Ci sono questioni delicate di cui non è semplice parlare. I film e le serie tv migliori sono quelle che sono in grado di trattare le difficoltà personali, i traumi e le paure senza mai ridicolizzarle, dando vita a prodotti credibili che non manchino di rispetto a chi quel dolore lo affronta tutti i giorni. È un po' la cifra delle migliori serie Apple TV+, che abbiamo avuto modo di esplorare anche nella nostra recensione di Dear. È ancor più complicato trattare argomenti difficili nel genere comedy, ma Trying riesce a farlo degnamente, con un tono leggero, ma anche con tanta maturità. Con situazioni credibili mai banalizzate e una coppia vincente di protagonisti, questo show Apple supera facilmente la mancanza di originalità della sua trama per offrire una storia di insicurezze, amore e dolcezza. Dall'1 maggio 2020 su Apple Tv+!

Genitorialità: consigli per l'uso

Jason (Rafe Spall) e Nikki (Esther Smith) vogliono assolutamente diventare genitori - anche a costo di approfittare dei giorni di ovulazione su un autobus -, ma il percorso sembra essere pieno di ostacoli. Impossibilitata a concepire per vie naturali o ad affidarsi alla fecondazione assistita, la coppia ha un'ultima alternativa per coronare il loro sogno: l'adozione. Per Nikki e Jason ha inizio un iter difficile, fatto di insicurezze, di tentativi di rientrare nei canoni richiesti dalle agenzie, di percorsi di autoanalisi e di cambiamento. Ma è davvero necessario cambiare radicalmente se stessi per dare amore?

Trying ci catapulta in una storia semplice, dolce e credibile, che parla di sogni, ma anche di quel senso di inadeguatezza che ostacola la loro realizzazione. L'etichetta "comedy" non deve trarre in inganno. Questa serie di produzione britannica ha un tono leggero e risulta spesso divertente, ma non ha certamente lo scopo di fare dell'ironia su una situazione seria o sul travagliato percorso di due aspiranti genitori.

In questo Trying mostra una certa maturità stilistica, ma anche qualche limite, se ciò che lo spettatore si aspetta è un prodotto esilarante. Ciò che invece la serie offre è un elemento di riconoscibilità: l'esperienza di Nikki e Jason è condivisa da moltissime altre persone che ricorrono all'adozione, che possono rivedere nei protagonisti le loro stesse insicurezze. Questo obiettivo viene in primo luogo raggiunto grazie ad una coppia ben bilanciata di protagonisti.

Esther Smith e Rafe Spall riescono a trasmettere un'ottima chimica e a navigare nelle complesse questioni relazionali in modo spontaneo. Sono persone imperfette, con pregi e difetti, con vizi e paranoie e per questo motivo sentono addosso la paura di non essere abbastanza per il delicato compito di crescere un bambino. La loro umanità, connotata da errori del passato e del presente, fa sì che il prodotto sia realistico, mentre le loro interazioni e creano una generale atmosfera di dolcezza e familiarità.

Una serie poco originale, ma dal gradevole realismo

Normalmente sono due le strade che si decidono di intraprendere quando si parla di bambini, adozione, gravidanza o genitorialità. Da un lato ci sono storie che puntano direttamente al cuore dello spettatore, per commuoverlo e per dare all'esperienza genitoriale un tono quasi idilliaco. Dall'altro c'è la rivisitazione ironica della situazione, per svelare il lato più dissacrante dell'essere genitore. Trying non rivoluziona il genere, basandosi su una trama e su un concetto tutt'altro che innovativi, ma si inserisce tra le due tendenze portando avanti l'obiettivo di essere un racconto il più possibile realistico. Partendo dal sogno di creare una famiglia da favola, Jason e Nikki si trovano a sbattere contro un sistema burocratico ostile, basato su criteri di valutazione troppo standardizzati.

Essere all'altezza di ciò che viene richiesto è difficile, tanto che per realizzare il sogno di diventare genitori i protagonisti fanno di tutto per rivoluzionare la loro vita, arrivando addirittura a mentire o a voler sembrare ciò che non sono. Il lungo percorso che porta all'adozione mette la coppia a dura prova, suscitando in loro profonde riflessioni sul loro carattere, sulla loro possibilità di crescere e cambiare e sull'effettiva idoneità al ruolo genitoriale.

Senza dire nulla di particolarmente nuovo, Trying può sembrare a prima vista una serie poco appetibile. In realtà, al di là della trama e dei momenti comici - che suscitano sorrisi più che vere e proprie risate -, ci troviamo di fronte ad un titolo dall'animo profondamente umano, vincente proprio perché credibile. Non si esalta l'epicità dell'esperienza dell'adozione, ma le insicurezze di chi vuole mettersi in gioco per formare una famiglia, la voglia di migliorarsi e un terribile senso di inadeguatezza, tipico di chi non sa se è pronto o meno ad affrontare l'esperienza genitoriale. La capacità di prendersi cura di un bambino è misurabile? Chi ha il diritto di diventare genitore e chi no? Quando si tratta di un sentimento delicato e inspiegabile come l'amore forse una vera risposta non c'è.

Trying Trying è una serie che non spicca per originalità o per contenuti particolarmente divertenti, ma che affronta con la giusta maturità le numerose difficoltà dell'iter di adozione di un bambino. L'ottima interpretazione di Esther Smith e di Rafe Spall permette la creazione di una coppia di protagonisti dalla forte chimica, il cui rapporto sfocia in situazioni riconoscibili. Con battute migliori e un pizzico di comicità in più la serie avrebbe potuto risultare più spassosa, ma in linea di massima Trying è un prodotto che vuole parlare con leggerezza, ma anche con realismo, di un problema frequente. E lo fa nel modo giusto.

7.5