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Turning Point Recensione: Netflix ricorda l'11 settembre

Turning Point: l'11 settembre e la guerra al terrorismo è la docuserie Netflix che vuole far chiarezza su una delle pagine nere della storia moderna.

Turning Point Recensione: Netflix ricorda l'11 settembre
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Ci sono eventi storici che in qualche modo hanno cambiato il volto del mondo. Oggi, a vent'anni dalla tragedia del 11 settembre 2001, facciamo chiarezza su alcune dinamiche del dietro le quinte che ha portato all'attentato più scioccante e clamoroso del nuovo millennio. Quando si affronta il delicato argomento del terrorismo, la mente viaggia per ricongiungersi al ricordo che ha scosso il mondo Occidentale: il crollo delle Torri Gemelle. Nessuno era pronto a quell'orrore ma, soprattutto, nessuno si aspettava che si potesse anche solo concepire un turpe atto di proporzioni titaniche. Come prepararsi a un'eventualità così barbara e senza scrupoli? Il mondo e l'America in primis piangono i loro morti, mentre la serenità quotidiana è stata ricostruita sulla necessità di svegliarsi da un incubo impensabile.

Tra le novità Netflix di settembre, la docuserie Turning Point: l'11 settembre e la guerra al terrorismo, prova a dar voce a chi, in prospettive diverse, ha orbitato intorno alla vicende dell'attentato, ricostruendo le cause e gli effetti della pagina più nera della storia moderna. Un tipo di intrattenimento decisamente diverso rispetto a quelli descritti nella recensione de La Casa di Carta 5 - Parte 1 e nella recensione di Lucifer 6; ai quali potrete ritornare dopo la visione della docuserie per alleggerire l'atmosfera.

L'asfissiante nube del caos

Dalla coltre di fumo bianco giunge barcollante una persona in cerca d'aiuto. Il boato che ha messo in ginocchio due tra i più imponenti edifici d'America, ora vuole inghiottire la città in un cimitero di cenere e polvere. Non c'è molto tempo per ragionare. Il fumo dilaga e lo shock del Paese ne ha atrofizzato la reazione. Si cerca disperatamente riparo, annaspando tra i pochi luoghi sicuri in città, mentre si incrocia lo sguardo con passanti terrorizzati e sotto shock.

Il racconto dei sopravvissuti è un vivido incubo siglato dalla polvere e dal sangue, in cui non vi sono vere e proprie scappatoie, ma solo un dolore snervante e un trauma recondito. Le sequenze del caos che hanno in pochi minuti annichilito una delle super potenze mondiali sono l'amaro sipario di chi da quel giorno ha capito che la libertà non è poi così scontata. Le cinque parti Turning Point: l'11 settembre e la guerra al terrorismo, che vantano la toccante regia di Brian Knappenberger, sono un dolorante viaggio tra le memorie di chi ha deciso di far riaffiorare le vicende di quelle ore cruciali.

Gli ospiti, anche per una saggia scelta narrativa, sono degli esponenti di reparti diversi delle forze speciali e dell'ordine in servizio in quel periodo, ma anche persone comuni che si sono trovate semplicemente nel posto sbagliato. La scelta di spostare i riflettori su un campione di testimoni così eterogenei ha permesso all'andamento della docuserie il lusso di analizzare delle situazioni di profonda complessità da prospettive assai diverse. Noi che abbiamo assistito al tragico accadimento solo tramite cronaca o in video raccapriccianti, ora possiamo vivere in prima persona quelle ore, scivolando tra i ricordi dei protagonisti delle cinque puntate.

Le origini del disastro e l'odissea dei superstiti

L'andamento e la ricostruzione temporale del momento non è solo una riesamina dell'atto terroristico cristallizzato e fine se stesso, ma vuole abbracciare uno studio più ampio. A distanza di vent'anni si pensa ancora che fosse un caso isolato e non un anello in una serie di causa-effetto con radici più profonde. La storia e chi ne ha fatto parte non era conscia che nel lontano 1979 il destino del mondo stava già per sfilare inesorabilmente. L'invasione sovietica in Afghanistan ha fatto dilagare l'indifferenza e la sfiducia tra i due fronti.

I Paesi Orientali, stanchi di sottostare a delle regole esterne e di essere sfruttati in nome del consumismo, hanno trovato nel terrorismo la valvola di sfogo a una situazione insostenibile perpetuata da decadi. La morte e il dolore sono stati solo i risultati di un'equazione che non ha vincitori né vinti, ma solo pedine sotto scacco dall'ingombrante egoismo umano.

La costruzione della docuserie è un piacevole excursus sulle ambientazioni e scorci dei luoghi protagonisti della vicenda. Lo stacco netto tra le prove multimediali e il montaggio moderno ha reso la storia meno asfissiante e più appetibile anche per un pubblico più giovane. L'arma vincente che ha permesso a Turning Point: l'11 settembre e la guerra al terrorismo di ritagliarsi uno spazio nella classifica del catalogo Netflix non è il banale contesto temporale, ma la straordinaria efficacia nell'unire i vividi sentimenti degli intervistati con delle sequenze video di grande qualità.

Bastano pochi minuti per lasciarsi coinvolgere empaticamente dai protagonisti e il montaggio certosino riesce ad alzare ulteriormente l'asticella dell'attenzione. Perfino lo spettatore più disattento ne uscirà rapito dal meticoloso lavoro compiuto in fase di produzione e dall'intelligenza nel mostrare ogni penombra storica in una sorta di narrazione speculare. Non si pone solo l'accento sulla reazione in territorio americano, ma ci si sofferma sui motivi e sulla situazione precaria in Oriente, intervistando anche alcuni veterani di guerra. L'evolversi delle tensioni politiche e il crescendo di sfiducia sono poi marcati da una fotografia studiata con grande intelligenza.

turning point 11 settembre "Turning Point: l’11 settembre e la guerra al terrorismo" è una docuserie di una qualità encomiabile, capace di coinvolgere e travolgere, ma anche di far leva con intelligenza sul piano empatico. Non siamo al cospetto del classico documentario monocorde, che si attiene a una narrazione semplice e lineare, ma ad uno studio meticoloso delle ore cruciali della vicenda. La girandola di emozioni che ruota tra i vari protagonisti delle intervista, incuriosisce sin da subito e permette all’intera intelaiatura narrativa di godere di una lettura su più piani temporali. Non mancano dei dietro le quinte esclusivi che fanno chiarezza su alcune dinamiche sociopolitiche dal fascino indubbio. La fotografia e la regia impreziosiscono la vicenda con una presa sensibile e magnetica sulla spettatore, tenendo perfettamente bilanciati il fattore educativo con quello umano. La serie si fa carico dell'onore e dell'onere di dar voce anche a chi non ce l'ha fatta, valorizzando l'aspetto emotivo di chi è rimasto travolto dalla vicenda. Una scorcio storico da imprimere con giudizio nella mente di tutti, anche solo per ricordate il giorno in cui la fittizia invulnerabilità del mondo occidentale è venuta meno, pagando il prezzo più alto.

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