Unbelievable: recensione della nuova serie Netflix

Una storia vera di violenza, sospetti e rassegnazione, che denuncia con determinazione un sistema approssimativo e impersonale

recensione Unbelievable: recensione della nuova serie Netflix
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Non è facile credere nella giustizia in un mondo in cui la vittima non sempre viene presa sul serio. Lo si sente ai notiziari e lo si legge sui giornali: in molti Paesi considerati civilizzati la condanna per alcuni crimini - come per esempio la violenza sessuale - talvolta non mostra sufficiente severità o risulta frutto di indagini sommarie. Che ciò sia dovuto a errori o a una mentalità ancora troppo radicata, che fa del mancato consenso della vittima una fonte di dubbi, i numerosi casi archiviati di stupro anche solo in Italia sono la prova che è necessario che qualcosa cominci a cambiare.
La storia di Marie Adler, raccontata nella nuova serie Netflix Unbelievable, è un triste esempio della disattenzione di un sistema investigativo che non riesce ad andare oltre i preconcetti e la confusione della vittima per ricercare la verità.

I fatti reali alla base di Unbelievable

Unbelievable - miniserie in otto puntate, creata e diretta da Susannah Grant - mostra una narrazione dai ritmi piuttosto lenti, capaci di esplorare con precisione i risvolti investigativi e giudiziari della vicenda. Ad aggiungersi alla validità della sceneggiatura e della recitazione delle protagoniste, Kaitlyn Dever, Toni Collette e Merritt Wever, è la veridicità dei fatti raccontati.
Unbelievable narra infatti la vera storia di Marie, una vittima di violenza sessuale accusata di aver inventato l'aggressione. L'agghiacciante realtà di una vicenda di stupro contribuisce ad alimentare il coinvolgimento emotivo dello spettatore, che empatizza con le vittime e le figure coinvolge nell'intricato caso.
Era una notte d'agosto quando Marie Adler (interpretata da Kaitlyn Dever) venne aggredita in camera sua da uno sconosciuto mascherato, legata, imbavagliata e violentata. Dopo essersi liberata, l'adolescente avvertì le forze dell'ordine solo dopo aver tentato di contattare un amico e la madre affidataria, ma nel corso della ricostruzione fu in grado di fornire dettagli incoerenti. Questo sollevò numerosi dubbi tra gli agenti che si occuparono del caso, sospetti che portarono all'ipotesi che Marie si fosse inventata tutto. Fu proprio il passato della ragazza, fatto di abbandoni, delusioni e tentativi di attirare l'attenzione su di sé, a rappresentare l'elemento più rilevante per l'accusa di falsa testimonianza.
Solo una serie di aggressioni simili in Colorado spinsero la polizia a valutare con più attenzione il caso, finendo con l'ipotesi di uno stupratore seriale.

Dopo When They See Us, resoconto di una vicenda giudiziaria ingiusta, veicolata da un clima tristemente razzista, Unbelievable mira a rimarcare il dolore delle vittime di fronte alla gestione scorretta di testimonianze e prove.
La scrittura, affidata alla sceneggiatrice che già nel 2000 si è occupata di portare sul grande schermo la vicenda di Erin Brockovich, si basa sull'articolo An Unbelievable Story of Rape, di T. Christian Miller e Ken Armstrong, vincitore nel 2016 del premio Pulitzer.

Donne alla ricerca della verità

Unbelievable gioca su un cast vario, ma si concentra con particolare enfasi sulla componente femminile, incarnata dalle vittime e dalle due detective impegnate nella risoluzione nel caso. Da un lato la determinazione delle investigatrici Grace Rasmussen (Toni Collette) e Karen Duvall (Merritt Wever) simboleggia la dedizione con cui molti rappresentati delle forze dell'ordine si impegnano a combattere il crimine, cercando la verità con onestà e apertura mentale, dall'altro Marie è l'emblema della vittima rassegnata, che si trova costretta a mentire pur di scappare alle pressioni psicologiche degli agenti.
La narrazione spazia totalmente dall'uno all'altro di questi poli, abbracciando il caso nelle sue varie sfaccettature. Il cambio di punto di vista dona dinamismo a una serie che, a livello di ritmi, corre il rischio di mostrarsi a tratti un po' lenta, ma che non ha di per sé lo scopo di sfruttare una narrazione concitata per incatenare allo schermo lo spettatore. Il taglio drammatico sovrasta spesso quello crime, richiedendo spazi più dilatati per l'esplorazione attenta dell'interiorità dei personaggi, in particolar modo di Marie. Centrale in questa forma di denuncia contro un sistema disattento è la sensazione di impotenza dell'adolescente di fronte alle accuse di falsa testimonianza, accuse che sottolineano l'assurdità di un mondo in cui è la vittima a pagare - tramite l'isolamento, la diffamazione e la conseguente depressione - più che il reale aggressore.

Alle donne spetta però anche la rivalsa. Le detective Rasmussen e Duvall mettono in gioco la loro capacità di andare oltre le apparenze e di lottare - superando anche i limiti imposti dal regolamento - per uno scopo che dovrebbe essere la priorità delle forze dell'ordine: la salvaguardia degli innocenti. La loro sola caratteristica di essere donne le avvicina alle vittime e amplifica la loro capacità di empatizzare con loro, laddove il sistema stesso aveva impedito proprio questo. La quasi totale preponderanza delle figure femminili si mostra tuttavia come un'arma a doppio taglio: sebbene sia significativa la presenza di donne forti che prendano a cuore il caso di Marie e delle altre vittime, i personaggi maschili risultano messi eccessivamente da parte, risultando nel complesso niente più di un elemento d'appoggio o, come nel caso dei responsabili delle accuse di falsa testimonianza - quasi degli antagonisti.

Una narrazione tra crime e drama, per denunciare la violenza di un sistema inadeguato

Giocando molto sul binomio verità-menzogna, memoria-suggestione, Unbelievable presenta molti punti in comune con When They See Us, con cui condivide una chiara denuncia a un sistema che non si prende la responsabilità di proteggere gli innocenti né di riabilitarli in caso di colpevolezza. Marie Adler non solo si trova ad affrontare quasi del tutto da sola il trauma di una violenza sessuale, ma viene sottoposta a pressioni psicologiche tali da portarla a ritrattare e ad ammettere la falsità del crimine. Non è una discriminazione etnica o di genere che spinge la polizia ad accanirsi contro la giovane (anche se non si può non considerare la componente sessista che vede le vittime di stupro spesso additate come inaffidabili o bugia), bensì gravi errori di valutazione e una giustizia sommaria.
Ragazza problematica e dal passato davvero difficile, Marie sembra non scrollarsi mai di dosso il proprio retaggio di bambina affidataria. La colpa degli agenti che archiviano la sua aggressione è quella di chi non sa andare oltre l'apparenza e di chi considera un essere umano come un numero da analizzare, un caso da risolvere il prima possibile.

A un sistema investigativo razzista e corrotto si sostituisce un errore prevalentemente umano (ma non per questo meno grave), rappresentato dalla mancanza di rispetto per il trauma di una giovane confusa e spaventata e dall'uso di un approccio analitico che rifiuta l'ascolto, la comprensione e l'empatia.
La profondità di questa denuncia delicata e sensibile rende la serie una visione consigliata, sia per gli amanti del drama che del crime. Sebbene i ritmi leggermente lenti non garantiscano il mantenimento costante dell'attenzione, l'interpretazione eccellente delle interpreti e una componente emotiva che non può lasciare indifferenti contribuiscono a rendere Unbelievable una miniserie da non perdere.

An Unbelievable Story of Rape Unbelievable si arma della narrazione di fatti reali e tristemente attuali per dirigere un'amara denuncia verso un sistema investigativo e giudiziario negligente. La storia vera di Marie Adler, giovane vittima di violenza sessuale, dà vita a una trama che mescola crime e drama e che mira, con toni pacati e ritmi lenti, a stabilire una connessione emotiva tra spettatore e protagonisti. Al giudizio affrettato di agenti frettolosi e poco inclini all'apertura mentale si oppone la determinazione delle due detective protagoniste, a cui danno vita le interpretazioni sensibili di Toni Collette e Merritt Wever.

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