Unbreakable Kimmy Schmidt: recensione della quarta e ultima stagione

Sono finalmente arrivati su Netflix gli attesi episodi conclusivi di Unbreakable Kimmy Schmidt, una delle comedy più amate in catalogo

recensione Unbreakable Kimmy Schmidt: recensione della quarta e ultima stagione
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Appare ancora un po' insolita la modalità con cui Netflix ha deciso di distribuire la stagione conclusiva di Unbreakable Kimmy Schmidt, ovvero dividendola in due tranche a diversi mesi di distanza l'una dall'altra. È vero, non è una pratica insolita negli ultimi anni, basti pensare alla programmazione di Vikings o alla strategia adottata dallo stesso colosso dello streaming con Disincanto, di cui stiamo attendendo la seconda parte. Ma questi sono due prodotti fortemente narrativi, è facile vederci un modo per aumentare la suspense, senza contare che dieci puntate hanno la capacità di reggersi da sole al pari di una stagione regolare a sé stante. La squisita comedy ideata da Tina Fey no, e forse far aspettare così tanto i fan per una degna conclusione li ha più che altro allontanati dalle atmosfere ironiche e volutamente ingenue della serie, oltre che far perdere il filo delle varie situazioni venutesi a creare. La domanda, però, rimane la stessa: Unbreakable Kimmy Schmidt, con la sua freschezza, sarà riuscita a rompere la maledizione delle comedy e a chiudere in bellezza? Sì e no, vi spieghiamo il perché.

Basta un attimo

La serie riprende esattamente da dove l'avevamo lasciata lo scorso maggio: Kimmy (Ellie Kemper) è intenta a promuovere il suo libro dedicato ai giovanissimi; Titus (Tituss Burgess) è diviso tra assurdi stratagemmi per riconquistare il suo ex Mikey (Mike Carlsen) e ancora più esilaranti tentativi di diventare una star del cinema e del teatro; Lilian (Carol Kane) si ritrova a dover gestire la problematica figlia del suo amato Artie (Peter Riegert), l'irresponsabile e viziata Sheba (Busy Philipps); e Jacqueline (Jane Krakowski) continua a tentare di farsi un nome come agente di potenziali stelle del cinema. Passano i mesi, eppure risulta davvero difficile non farsi coinvolgere per l'ennesima (e ultima) volta dalle peripezie di un gruppo di protagonisti costruito meravigliosamente nel corso degli anni. Che sia un improvviso ammiratore segreto per Titus, un rivale in affari di Jacqueline o una nuova incomprensione ingenua di Kimmy alle prese con internet, Unbreakable Kimmy Schmidt riesce sempre a catturare lo spettatore con il suo fascino allegro e genuino, quasi incantevole, basato su valori universali. Tutti cerchiamo di comprendere cosa dobbiamo fare della nostra vita, trovare la nostra strada e magari realizzare qualche vecchio sogno rimasto troppo tempo nel cassetto, quindi è immediato empatizzare con le lotte dei personaggi. E in questa quarta stagione il messaggio viene veicolato persino con maggiore chiarezza e forza, anche grazie a un episodio magistrale, estremamente lungo, diverso e particolare incentrato sull'importanza delle nostre scelte. Ma la creazione di Tina Fey non è solo virtuosismo e semplicità: a spiegare il successo di una delle comedy più popolari del catalogo di Netflix interviene la sottile ironia che pervade lo show, una voglia di parodiare chiunque e qualunque cosa.

Nel bene e nel male

Allora si sale su una giostra potenzialmente infinita di parodie, da una versione fittizia di Netflix al movimento MeToo, da una ben nota figura di spicco della politica americana alla frenesia recente di ricercare scandali nel passato delle celebrità; nulla e nessuno viene risparmiato dalla satira. E il risultato è come sempre brillante e semplicemente inebriante, per un prodotto che alterna di continuo registri differenti, sketch da Late Show americani (il passato della Fey al Saturday Night Live incide molto), momenti di comicità più infantile in particolare con Titus e Kimmy, battute e situazioni marcatamente ironiche e gag più "classiche". Ecco, si può assolutamente dire che la varietà non manchi. Il problema rimane purtroppo lo stesso che affligge ogni comedy: giungere al finale e concludere la serie. Non fraintendete, il finale in sé di Unbreakable Kimmy Schmidt è sincero e soddisfacente come non capitava da anni, ma il modo in cui si giunge a quelle scene non tanto, anzi. Silicon Valley e The Good Place stanno continuamente rischiando con la loro voglia di uscire dagli schemi classici del genere, mentre la comedy di Netflix fino agli ultimi cinque minuti sembra star proponendo una normalissima puntata, attanagliata dalla paura di osare.

Stessa cosa si può dire per gli episodi immediatamente precedenti al series finale. Si è deciso di puntare sulla strada sicura, senza stravolgere nessun equilibrio o proporre cambiamenti rilevanti di sorta, una cosa che lascia un po' di amaro in bocca. Ci sono anche altre scelte piuttosto difficili da digerire, come l'assenza totale del reverendo Richard Wayne Gary Wayne (Jon Hamm) dopo il falso documentario che lo riguardava nella prima metà di stagione. Insomma, non tutto torna sul versante narrativo, con strane mancanze o decisioni e coincidenze improbabili dell'ultimo secondo. Non è l'aspetto che conta di più in un prodotto del genere, ma sarebbe servita una dose aggiuntiva di coraggio in una stagione che, sotto ogni altro punto di vista, resta maestosa.

Unbreakable Kimmy Schmidt - Stagione 4 Nel bene e nel male, Unbreakable Kimmy Schmidt non cambia. La comedy ideata da Tina Fey rimane un prodotto meraviglioso, solare e ricco di virtuosismi come pochissimi altri. E anzi, in questa stagione finale tutti questi aspetti sono portati al loro massimo splendore. Purtroppo, nemmeno questa brillante visione è riuscita a scalfire totalmente la maledizione del genere, perché c'è sempre una difficoltà a chiudere una comedy. Unbreakable Kimmy Schmidt si chiude in maniera eccellente, ma con qualche piccolo neo e una voglia di giocare troppo sul sicuro. Rimane un'ottima stagione di chiusura e un saluto ben più che degno a degli straordinari compagni di tante avventure.

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