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L'Uomo delle Castagne Recensione: com'è il nuovo thriller danese su Netflix

Un poliziesco dallo sviluppo classico sorretto da un'ottima regia, che tiene incollati allo schermo ma non riesce a brillare.

L'Uomo delle Castagne Recensione: com'è il nuovo thriller danese su Netflix
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L'Uomo delle Castagne è il protagonista di una filastrocca danese, una di quelle cantilene recitate dai bambini che assume note inquietanti quando viene trasportata fuori dal suo contesto infantile. Non a caso diventa il soprannome dato al serial killer che terrorizza la città di Copenaghen: l'autore degli omicidi lascia infatti sul luogo del delitto dei piccoli omini fatti di castagne, un altro gioco da bambini privato dalla sua spensieratezza e trasformato in orrendo presagio. Toccherà a due agenti poco motivati seguire le tracce dell'assassino e cercare di anticiparlo per mettere la parola fine alla sua sanguinosa baldoria nel nuovo show che si aggiunge alle altre novità Netflix di ottobre.

Il brutale nord Europa nelle pagine dei giallisti

La penisola scandinava ha assunto già da anni lo status di patria del thriller, grazie a numerosi autori di romanzi gialli che invadono gli scaffali delle librerie con le loro storie di killer e di detective.

Al grande clan degli scrittori nordici si aggiunge Søren Sveistrup, che va ad affiancarsi ad alcuni nomi altisonanti come quello di Camilla Lackberg, Jo Nesbo e del compianto Stieg Larsson (dal romanzo di Larsson è tratto un magnifico film di David Fincher, se non lo conoscete qui trovate la nostra recensione di Millennium - Uomini Che Odiano Le Donne). La nuova serie Netflix, un prodotto originale danese, è infatti tratta dal libro d'esordio di Sveistrup, conosciuto prima di quest'incursione nella letteratura per il suo lavoro come creatore e sceneggiatore di The Killing. L'autore danese prende a cuore una situazione che lo tocca da vicino, quella dell'adozione, per dipingerle intorno un thriller dagli sviluppi classici, nel quale un assassino senza volto sembra alla caccia di madri che maltrattano i propri figli. Sulle tracce del killer vengono sguinzagliati due segugi poco coinvolti nel loro lavoro, i detective Naia Thulin e Mark Hess.

Entrambi hanno intenzione di lasciare la squadra di polizia, Thulin per avere più tempo a disposizione da passare con sua figlia, ed Hess per ritornare a L'Aia dopo che l'Europol l'ha allontanato per motivi disciplinari. Costretti a lavorare insieme per risolvere quest'ultimo caso, rimarranno invischiati nelle indagini quando il ritrovamento di un omino delle castagne sul luogo del delitto collegherà il primo caso di omicidio alla sparizione di Kristine Hartung, la figlia del Ministro agli Affari Sociali Rosa Hartung.

La bambina è scomparsa già da un anno e per questo dichiarata morta, nonostante non sia stato ritrovato il suo cadavere. Lo sviluppo delle ricerche li porterà a riaprire quel fascicolo archiviato donando nuova speranza ai genitori della bambina ma mettendo a serio rischio la vita della madre.

Un intreccio prevedibile

L'evolversi della trama de "L'uomo delle castagne" non sorprende, seguendo i soliti binari dei polizieschi che comprendono una fase iniziale di brancolamento nel buio prima che gli indizi lasciati dal killer facciano nascere ipotesi complesse e scomode. C'è anche spazio per una chiusura delle indagini prematura ed insoddisfacente creata ad hoc per dare un senso di risoluzione che però non è abbastanza per i detective, i quali vogliono solo la verità per il proprio caso e non si accontentano di una comoda bugia.

La vita dei due agenti al di fuori delle indagini non è molto interessante, ma viene abbandonata in fretta per lasciar spazio all'evolversi della trama, rendendo la serie un continuo crescendo di tensione e di complessità degli argomenti: partendo dall'adozione si passa infatti alla misoginia, al diritto ad essere genitori ed alle violenze sui bambini.

La prima puntata è puramente conoscitiva dei personaggi che si muoveranno sullo schermo, nessuno dei quali è unico o particolare, rendendo l'episodio iniziale il peggiore dei sei. Oltre ai due investigatori incaricati di arrestare l'assassino, interpretati da Danica Curcic e Mikkel Boe Forsgaard, già protagonista in un'altra serie danese (qui trovate la nostra recensione di The Rain 3), la trama segue le sofferenze di Rosa Hartung (Iben Dorner) e di suo marito Steen Hartung (Esben Dalgaard Andersen), i genitori di Kristine ancora in lutto per la scomparsa della loro figlia, ma costretti a riprendere le redini delle proprie vite cercando di andare avanti.

I dialoghi che coinvolgono le quattro figure principali e i pochi personaggi secondari sono asciutti e veloci, rendendo semplice per lo spettatore seguire il corso delle indagini e capire l'importanza di determinate prove.

Regia americana tra le foreste danesi

L'evoluzione della storia di L'Uomo delle Castagne è affidata completamente alle indagini della polizia, attraverso i ritrovamenti dei detective, e alle loro ipotesi, senza lasciare mai spazio all'azione vera e propria se non negli ultimi minuti della stagione.

Questa soluzione dona alla trama un forte senso di realismo, privandola però di dinamicità e rischiando di renderla troppo statica. Brilla in questo contesto la regia di Mikkel Serup, già al lavoro su The Killing, che riesce a dare grinta alle riprese con qualche espediente semplice ma efficace, utilizzando con intelligenza la camera a mano e giocando spesso con le messe a fuoco per tenere gli occhi dello spettatore sempre in movimento. Molto evocative le panoramiche dall'alto sulle foreste della Danimarca durante l'autunno, ogni episodio ne ha almeno una e contribuisce a dare respiro alla visione lottando con gli ambienti chiusi che si susseguono, come è giusto che sia, quando si realizza un poliziesco. La colonna sonora accompagna tutte le scene di intermezzo e i ritrovamenti più importanti, sempre infausta con le sue tonalità gravi anche quando non c'è nulla di particolare sullo schermo, contribuendo alla tensione ma risultando a volte un po' fuori luogo.

L'uomo delle castagne L'Uomo delle Castagne è una visione piacevole per il genere thriller. Nonostante un primo episodio lento riesce ad intrattenere lo spettatore grazie al suo fascino danese e ad una regia molto intelligente. La trama non brilla per originalità, ma è ben scritta e tanto basta per portare avanti i sei episodi dello show con leggerezza.

6.5