Utopia Recensione: il remake Amazon che tradisce le aspettative

Gillian Flynn rielabora la serie di Dennis Kelly con qualche idea vincente, sacrificando però lo smalto dell'originale.

recensione Utopia Recensione: il remake Amazon che tradisce le aspettative
Articolo a cura di

Le aspettative c'erano tutte. Anche dopo aver perso il dream team Fincher/HBO, il progetto di remake della serie cult britannica aveva stimolato la nostra curiosità, sebbene il dubbio sulla reale necessità di quest'operazione non avesse mai abbandonato i nostri pensieri. Poi, la doccia fredda. Le prime impressioni su Utopia ci avevano restituito una visione slavata dell'originale, che mancava di tutti quegli elementi caratteristici della serie, pur mantenendone l'ossatura.

Quello che doveva in sostanza essere il cavallo di razza tra le uscite Amazon di ottobre, rischiava di rivelarsi un fallimento su tutta la linea e anche il prosieguo della stagione rischiava di confermare queste conclusioni. Per fortuna siamo stati in parte smentiti. Siamo onesti; il remake Amazon è ancora lontanissimo dall'eguagliare lo stile, l'originalità e l'essenza della serie del 2013, ma l'operazione di Gillian Flynn riesce a restituirne in parte il fascino, con qualche valore aggiunto. È arrivato il momento di scoprire insieme cosa ha fatto il remake di Utopia per meritarsi un posto nel catalogo Amazon Prime Video.

Un remake "pop"

Una delle prime critiche che avevamo posto in essere nella nostra anteprima riguardava la crisi d'identità di questo remake di Utopia, il suo perdere quello smalto di cruda originalità che tanto aveva contribuito al successo della serie originale. La scrittura di Dennis Kelly trovava nella regia sicura di Marc Munden una traduzione estrosa nell'uso del grandangolo e nel ricorso alla palette Technicolor. Nel remake Amazon tutti questi elementi vengono appiattiti o scartati. Scegliendo di non ricorrere ad uno stile caratteristico e caratterizzante quanto quello di Munden, la serie di Gillian Flynn vive degli stilemi di genere che spaziano dal thriller al distopico.

Nonostante i buoni sforzi sul fronte della scenografia, tutto il resto risulta insomma più in linea con altri prodotti che già affollano il numeroso catalogo dell'offerta streaming e questo è un vero peccato. Inoltre assistiamo ad un tentativo di rivoluzionare la scrittura dei protagonisti principali - ovvero dell'improbabile gruppo che cerca nel fumetto Utopia una risposta all'imminente minaccia pandemica e al ruolo di Jessica Hyde -, cadendo però nell'impossibilità di conferire alla maggioranza di questi ultimi un solido background e una motivazione ferrea nel perseguire i propri intenti.

Nonostante quindi il tentativo di espandere l'universo narrativo di Utopia, mantenendo i cardini narrativi originali invariati - magari un azzardo a tal proposito forse avrebbe pagato maggiormente, con tutti i rischi del caso -, il remake Amazon si scontra con un lavoro di scrittura scostante che trova nei suoi protagonisti il punto debole dell'intricata struttura narrativa, nonostante l'evidente impegno nel rendere giustizia all'opera di Dennis Kelly.

Fatta eccezione per il Wilson Wilson di Desmin Borges e per Jessica Hyde (Sasha Lane), gli altri personaggi ed interpreti del gruppo non riescono ad emergere in maniera coerente nel tessuto narrativo, rischiando di venirne fagocitati. Cosa che fortunatamente non avviene per gli antagonisti della serie, che sono i veri e propri vincitori di questo remake.

Il lato oscuro

Lo avevamo già accennato nelle nostre prime impressioni, ma ci ritroviamo qui a dover confermare quella che ormai è una certezza: gli antagonisti di Utopia sono il cuore pulsante del remake Amazon; la parte più riuscita. I motivi di questo successo sono diversi, ma partono tutti da un'ovvia evoluzione della serie originale, operata attraverso una serie di sovrastrutture che in qualche modo ne arricchiscono la mitologia nella forma e nella sostanza. Da una parte c'è da tener conto di quanto l'identità inglese della Utopia del 2013 abbia influito non solo sulla scrittura, ma anche sulla messinscena originarie, con uno stile grintoso, ma crudo e scarno al tempo stesso; vero e proprio distillato di spirito britannico.

Dall'altra il respiro più ampio, l'apertura di tempi e spazi e una leggerezza che, come abbiamo visto, si traduce in un passo falso sul piano dei protagonisti, ma che si arricchisce di sfumature nel caso degli antagonisti, sfiorando il perturbante.

A partire dall'Arby di Cristopher Denham, più morbido, ma non meno inquietante, determinato e per questo forse più accattivante anche dell'originale. Passando per il Kevin Christie di John Cusack, deliziosamente a suo agio nei panni del villain, che riesce a fare da collante tra il raziocinio di una mente brillante e l'orientamento distopico delle sue intenzioni.

La rappresentazione stessa di Home e di tutto il microcosmo che vi ruota attorno, assume una connotazione conturbante, che richiama molto nella messinscena e nella scrittura quelle comunità fuori dal tempo e dall'ordinario, al tempo stesso affascinanti e respingenti nella loro natura (come riportato nelle prime impressioni su The Third Day).

Sotto questo aspetto il merito del remake di Utopia è quello di smussare in maniera interessante gli angoli coriacei dell'originale, per restituirci un quadro degli antagonisti più completo e sfaccettato, che contribuisce ad innalzare la qualità degli ultimi episodi a vette insperate.

Cosa rimane di Jessica Hyde

Quella che ci ritroviamo tra le mani è un'arma a doppio taglio, perché una rappresentazione così vicina alla realtà contemporanea rischia di diminuire la portata non solo del concept stesso alla base della serie, ma anche di creare una certa distanza da parte di alcuni spettatori che potrebbero preferire altri generi o trame di diverso tipo in questo determinato momento storico. A tal proposito non aiuta il disclaimer iniziale che nega ogni connessione con l'attuale situazione pandemica.

La declinazione cospirazionista dello show pecca inoltre di qualche ingenuità di troppo, al punto che la realtà dei fatti degli ultimi mesi minaccia anche in quest'occasione di imporsi in maniera preponderante, con tutti i parallelismi del caso. Una sorte né certa né scontata, chiariamoci, perché i fan del genere o i semplici curiosi potranno trovare in queste dinamiche un'ulteriore via di fuga dalla quotidianità, nonostante - o in virtù di - alcune analogie con la situazione attuale.

Il dubbio è che il remake di Utopia, non essendo abbastanza corazzato a livello narrativo e troppo omologato nella messinscena, rischi di scivolare in secondo piano in questo ottobre di crisi e semi-lockdown. Mentre il vantaggio dell'originale stava nella fortuna di potersi porre come puro intrattenimento di genere con un pizzico di edonismo, lo show di Amazon deve per forza di cose fare i conti con una realtà che sta superando le fantasie di molti.

Utopia Remake - Stagione 1 Il remake di Utopia targato Amazon riesce a riprendersi in una seconda parte dove gli antagonisti, vero cuore pulsante della serie, la fanno da padrone, mettendo in ombra quelli che dovrebbero essere di fatto i protagonisti, che non possono purtroppo avvantaggiarsi di uno sviluppo adeguato, salvo rare eccezioni. Visivamente questa nuova Utopia gioca in sottrazione rispetto all'originale, che era riuscito a sfruttare la messinscena in maniera intelligente, in continuità con la narrazione. L'impressione è che la serie di Gillian Flynn cerchi di omologarsi ad alcuni prodotti dello stesso genere, pur non tradendo l'impalcatura narrativa dell'originale britannica. Un vero peccato, perché sarebbe bastato poco per rendere questo remake un buon remake e non uno che cerca di guadagnarsi il suo posto nel mondo e rimane sospeso, sul bordo del precipizio.

6.8