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V Wars: recensione della nuova serie Netflix a tema vampiresco

Addentriamoci nei meandri di una serie tutt'altro che gradevole con protagonisti i vampiri. Siamo davvero sicuri di volver vedere una seconda stagione?

recensione V Wars: recensione della nuova serie Netflix a tema vampiresco
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Un famoso detto insegna che la speranza è sempre l'ultima a morire e infatti, nonostante V Wars non sia iniziato al meglio, abbiamo prego fino all'ultimo che la nuova serie originale Netflix si risollevasse dal baratro. Purtroppo la produzione con protagonista Ian Somerhalder (noto al grande pubblico soprattutto peri ruoli che ha rivestito in Lost e in The Vampire Diaries) fornisce allo spettatore un numero davvero elevato di situazioni estremamente sottotono.
Non possiamo fare altro che addentrarci nell'analisi della serie completa elencando tutto ciò che non ha funzionato nei vari episodi, sperando (in caso di una futura stagione) di veder quantomeno appianati i difetti più importanti.

La calma dei giusti

La serie, seppur in realtà si basi su un concept relativamente interessante (cioè modernizzare la figura del vampiro trattandolo quasi come un'evoluzione genetica), fin dai primi episodi non riesce a risultare incisiva, mettendo via via sempre più carne al fuoco da un punto di vista narrativo non riuscendo però a dare il giusto respiro a ogni singolo elemento messo in campo.

La pandemia globale in grado di tramutare gli esseri umani in vampiri viene infatti trattata in modo esageratamente superficiale; il dottor Luther Swann, protagonista delle vicende, è infatti il primo a prendere sottogamba il potenziale rischio di contagio su vasta scala.
Allo stesso modo, tutti gli altri personaggi presenti sembrano addirittura ignorare i legittimi dubbi messi in piedi dal dottore, fin quando la presunta epidemia inizia a diventare sempre più reale.

L'entrata in scena delle forze governative non fa che peggiorare l'intera situazione, soprattutto per la calma con cui qualsiasi personaggio decide di trattare il fenomeno epidemico. In un clima assolutamente irreale, infatti, i numerosi comprimari che interagiscono con il dottore si comportano come se la situazione fosse in realtà assolutamente gestibile, impegnandosi al massimo per non far intervenire l'esercito (o altre forze nazionali) nel momento del bisogno.

Lo stesso co-protagonista Michael Fayne non riesce a catturare l'attenzione dello spettatore in nessun modo, dato che per tutta la serie si limita a compiere omicidi assumendo la carica di leader dei nuovi mutanti/vampiri senza quasi rendersene conto. L'intero sviluppo narrativo segue un percorso a tratti frammentato e poco armonico, in cui ci vengono presentati vari personaggi a tratti insignificanti, di cui non si riesce a capire l'effettiva utilità neanche vedendo l'ultimo episodio.
Più volte lo spettatore potrebbe infatti trovarsi davanti a una moltitudine di situazioni che poco o nulla hanno a che fare con la trama principale, soprattutto quando l'attenzione si sposta verso personaggi secondari, tra cui l'ex moglie del protagonista o la giornalista Kaylee Vo.

Le sequenze con protagonista quest'ultima sono forse quelle peggio concepite dell'intera serie; la stessa relazione tra lei e il suo stagista è gestita in malo modo, con dialoghi fuori contesto. Si tratta forse del problema principale di V Wars: in numerose occasioni i personaggi si comportano (e si esprimono) in modo banale.

Dalla pseudo componente crime del primo episodio (oltretutto bellamente ignorata con il proseguire degli eventi) alle improbabili linee romance tra i numerosi personaggi, fino ai prevedibili colpi di scena e cambi di fronte nel rapporto buoni/cattivi, la sceneggiatura non riesce a convincere.
La stessa rivoluzione (o presunta tale) messa in piedi da Michael Fayne e dai suoi seguaci risulta, dall'inizio alla fine, priva di mordente, incapace di coinvolgere lo spettatore in maniera adeguata nonostante il conflitto sociale tra umani e vampiri sia in realtà il fulcro dell'intera opera.

Facce, faccine e faccette ovunque

Spesso, quando si parla di recitazione, si fa molto in fretta a etichettare un determinato attore come bravo o non bravo, salvo dimenticarsi che, nella stragrande maggioranza dei casi, chi ricopre un ruolo di finzione sono portate per forza di cose a seguire le direttive del regista quando si ritrovano sul set.
In V Wars, infatti, tralasciando le skill dei singoli attori (più o meno accentuate a seconda del loro personale background artistico), risulta palese l'assenza di una direzione attoriale soddisfacente.
In modo a tratti inspiegabile, molti personaggi della serie si prodigano in sequenze di overacting talmente palesi da risultare involontariamente comiche. Allo stesso modo, alcuni attori agiscono invece in modo opposto, mantenendo la stessa identica espressione dall'inizio alla fine quasi come se fossero degli automi insensibili.

Ma il premio alla peggior performance va sicuramente al protagonista delle vicende; Ian Somerhalder (che figura anche come uno dei registi della serie), in ogni singola inquadratura, si sforza al massimo per ampliare il suo ventaglio di espressività.
Il risultato è un vero e proprio concentrato di faccette (involontariamente) buffe spammate dall'inizio alla fine senza alcun ritegno, che via via che la narrazione prosegue non possono che diventare forse l'unico motivo per continuare a guardare la serie.

L'opera inoltre si sforza di avvicinarsi a una moltitudine di generi diversi senza svilupparne in maniera adeguata nessuno, spaziando dal genere fantascientifico al crime, al romance, al road movie, al drammatico, all'horror, al thriller (e involontariamente anche al comico) non permettendo allo spettatore di capire in nessuno modo dove voglia andare a parare davvero la serie.

Purtroppo, anche da un punto di vista tecnico, l'opera risulta piena di problematiche: in V Wars abbiamo anzitutto un montaggio incapace di mettere in scena sequenze fluide e montate in maniera soddisfacente.
In varie occasioni più di qualcuno potrebbe infatti notare la poca cura riposta nei raccordi tra le varie inquadrature (in cui a volte i visi dei personaggi o i loro movimenti non si legano in maniera armonica) o la fotografia sottotono, spesso molto cupa - e non per una particolare scelta stilistica - anche nelle sequenze diurne.

Unica nota positiva è la durata degli episodi, mai troppo lunghi o verbosi, fortunatamente spesso al di sotto dei 40 minuti complessivi, così da permettere anche ai più temerari di godere di questa prima stagione senza troppa fatica.

V Wars Difficile per noi classificare V Wars come una serie da consigliare. Un prodotto nato non si sa bene per quale motivo, capace in poco tempo di mostrare a chiunque come non si dovrebbe gestire un'idea interessante e innovativa. Vampiro avvisato, mezzo salvato.

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