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Vampiri: Recensione della nuova serie horror di Netflix

Perfidi Sicchiasangue invadono Parigi. Dalla Francia, su Netflix, arriva Vampiri, serie che racconta lo scontro tra due famiglie vampiriche.

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Li abbiamo visti romantici, depressi, crudeli, lussuriosi, vecchi, giovani, divertenti ed antipatici. Tutto si può dire dei Vampiri, fuorchè che siano stati assenti dai nostri media negli ultimi decenni. Dai film ai libri, dai cartoni animati alle serie tv, gli amati o odiati succhiasangue hanno affollato il nostro immaginario ed ancora oggi sembrano non volersi arrendere. Dalla Francia arriva proprio "Vampiri", serie horror che va ad aggiungersi alle tante già presenti nel catalogo Netflix a pochi mesi dal deludente V-Wars.

Mutazioni genetiche

Il vampirismo è una mutazione genetica che è avvenuta cinquecento anni fa. Da allora le creature della notte hanno creato una comunità chiusa che si difende dal sole e dagli umani. Tra essi vi sono i Radescu, famiglia di paria, in quanto la capofamiglia, Martha (Syzanne Clèment) ha avuto uno scontro violento con Csilla Nemeth, potente esponente della comunità. Diciassette anni dopo la fuga dei Radescu, Doina (Oulaya Amamra), la più piccola della famiglia, tenta di vivere come una ragazza umana ed in effetti, lo è solo in parte. Doina è infatti la figlia di Martha e di Radouane.

Dall'unione, oltre a lei, è nato anche Andreas, anche lui umano, ma a caro prezzo: i due sono costretti ad assumere delle pillole, inventate dal padre, che aveva fatto ricerche sul vampirismo, per far mantenere ai vampiri mezzosangue le prerogative umane. Eppure Andreas non le assume e nulla gli sta succedendo, a questo punto anche Doina sceglie la strada dell'astinenza, ma con effetti ben differenti, inizia, infatti a mutare in vampiro. Ciò si ripercuote sulla sua vita sociale e soprattutto sui rapporto con il ragazzo per cui le batte il cuore, Nancer, che preferisce starle alla larga dopo averla vista azzannare un piccione.

Non va meglio ai suoi fratelli maggiori, figli di Martha e di un altro vampiro: Irina e Rad, i quali vorrebbero tornare a far parte della comunità ufficiale dei succhiasangue. Andreas, invece, inizia ad indagare sulle ricerche del padre: voleva davvero cercare una cura oppure aveva altri propositi sicuramente meno nobili?

Stile e raffinatezza

Ciò che colpisce maggiormente nella visione dei sei episodi di cui si compone la prima stagione di Vampiri è lo stile della regia e della fotografia. Entrambe rifuggono la verosimiglianza e cercano solo di immergere lo spettatore in un'atmosfera surreale e lontana dalla normalità comune, in cui le sensazioni visive diventano emozioni che vanno al di là dell'immagine e si traducono per mezzo degli altri sensi.

La fotografia mette da parte il realismo per creare un cromatismo che dimentica la realtà per portare agli occhi dello spettatore un punto di vista sovrumano, in cui la scala dei colori non è composta solo da quattro elementi che si mischiano, ma un ventaglio di possibilità che solo chi non è umano può percepire e capire.
Per avere tale effetto, ogni ambiente è intriso di sfumature colorate, dall'esterno arrivano luci multicolori, mai luminose, ma sempre smorte e ed oscure. In un mondo di vampiri non c'è spazio per la luce: in alcuni passaggi la fotografia di Vampiri sembra ricordare, senza citarla direttamente, quella del maestro Dario Argento.

La regia, da par suo, con movimenti di macchina a scatti ed improvvisi cambi di velocità del girato, tenta la medesima operazione, per dare un senso di inquietudine e di perenne precarietà cognitiva, per riuscire a far intendere che le percezioni vampiriche sono così diverse da quelle umane. La produzione francese ricerca, quindi, una certa dose di autorialità che rende Vampiri molto raffinata nel suo comparto tecnico.

Vampiri e metafore

Se dal punto di vista visivo Vampiri riesce ampiamente a distinguersi, dal punto di vista narrativo soffre il riciclo di luoghi comuni e tematiche relative al mito del vampiro. La comunità dei succhiasangue sembra ispirarsi al gioco di ruolo Vampire - The Masquerade e relativi videogiochi. Esseri notturni decadenti e lussuriosi, che si danno ad una vita fatta di feste estreme, in un contesto gothic punk piuttosto abusato. Anche la metafora del momento dell'assunzione di sangue come rapporto sessuale non aggiunge nulla di originale alla produzione, e contribuisce a rendere "Vampiri" un vortice di continui cliché di genere.

Il vampirismo come mutazione genetica mostra una certa ricercatezza in un fondamento che non sia così abusato, ma il vero elemento interessante, anche se non di grande originalità, è nella storia di Doina, in cui la presa di coscienza del suo essere umana e vampira, un unione tra due mondi, coincide con la sua crescita personale, con il passaggio dall'età adolescenziale all'età adulta. Basta confrontare la Doina della premiere con quella dell'ultimo episodio, in cui è lei che guida, di fatto, la famiglia verso decisioni che riporteranno i Radescu nelle grazie della comunità.

Doina esplora il suo lato vampiresco come un adolescente esplora la sua sessualità, il suo essere parte di una società, con la consapevolezza che dalla vastità del mondo non si può essere protetti dai genitori, ma ci si devono guadagnare gli strumenti per camminare da soli.
Il resto dei personaggi si limita a ripetere stereotipi dei vampiri, si va dal dannato tenebroso, al tossico che si droga di sangue, dal lussurioso gaudente all'elegante signora che vede solo il potere.

vampiri "Vampiri" non aggiunge niente al genere di appartenenza. È perlopiù un raffinato esercizio di stile con un’atmosfera inquietante, torbida ed oscura al punto giusto. Ma se la forma è invidiabile, la sostanza non lo è affatto: la serie Netflix si riduce ad una storia di formazione piena di luoghi comuni e di caratterizzazioni già viste, leziose e prive di mordente. Il finale aperto alimenta comunque la curiosità per gli sviluppi futuri ed anche la durata complessiva della serie, limitata a sei episodi, permette agli autori di non dilungarsi, ma di restare concentrati sulla storyline principale. "Vampiri" può essere consigliata ai fan del sottogenere horror di appartenenza, ma serve di più per rivoluzionare un genere fin troppo inflazionato.

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