Veleno Recensione: il caso dei “diavoli della bassa modenese” su Amazon

Arriva su Amazon Prime Video la docu-serie tratta dall'omonimo podcast di Pablo Trincia, incentrato su una presunta setta di pedofili satanisti.

Veleno Recensione: il caso dei “diavoli della bassa modenese” su Amazon
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Prima che i podcast diventassero un fenomeno diffuso e con numeri in continua crescita anche in Italia, la pubblicazione di Veleno pose senza dubbio l'attenzione del pubblico su questo giovane medium. L'inchiesta condotta da Pablo Trincia e Alessia Rafanelli, infatti, fu il primo podcast di successo nel nostro paese e raccontava una vicenda torbida e agghiacciante - avvenuta in tempi recenti, eppure quasi dimenticata a livello nazionale - portando alla luce nuove incredibili rivelazioni. Ci riferiamo al caso dei Diavoli della bassa Modenese, espressione che i giornalisti usarono per riferirsi a una presunta setta di pedofili satanisti che commettevano atti atroci ai danni di bambini.

Forte dell'impatto avuto, nel 2019 Veleno è diventato anche un libro, edito da Einaudi e scritto dallo stesso Trincia. In questi giorni, invece, il reportage ha assunto una terza forma, quella della docu-serie, che è arrivata su Prime Video il 25 maggio, insieme alle ultime uscite Amazon di maggio, per un totale di cinque episodi. Scritta e diretta da Hugo Berkeley e prodotta da Freemantle, Veleno vede la collaborazione di Trincia (in veste sia di narratore che di intervistato) e fa un passo in più rispetto all'opera originale, non limitandosi a riproporre pedissequamente quanto già raccontato. Insomma, Veleno è una serie che si rivolge tanto a chi è a digiuno di questa incredibile vicenda, sia a chi ha ascoltato le puntate del podcast e ora potrà assistere anche agli effetti che ha avuto sulla vita dei diretti interessati, oltre a poter dare un volto a quelle che finora erano solo voci.

I Diavoli della bassa modenese

Tra il 1997 e il 1998, sedici bambini vengono allontanati definitivamente dalle proprie famiglie: l'accusa è di violenze e abusi sessuali. Tutto parte dalle dichiarazioni di Dario, quello che potremmo definire il "bambino zero" della storia. Dario fa dei nomi, racconta episodi raccapriccianti e ben presto non è l'unico bambino a parlare di festini sadomaso, compravendita di foto, cimiteri, messe nere, sacrifici di neonati, maschere da diavoli, tutti elementi che sembrano appartenere più a un racconto dell'orrore che non alla placida realtà di una provincia in cui la nebbia sfuma i confini e rende tutto ovattato, non alla realtà di due paesi - Mirandola e Massa Finalese - dove tutti conoscono tutti e nessuno si era accorto di nulla. Sulla base di questi racconti che si fanno via via più inquietanti (e a tratti inverosimili), dalle indagini emerge una presunta rete di pedofili satanisti con a capo don Giorgio Govoni.

Dopo una prima condanna di tutti gli adulti coinvolti, però, l'impianto accusatorio inizia a cadere, anche perché si regge sostanzialmente sulle sole testimonianze dei bambini ma non c'è nessuna prova fattuale che ne dia conferma: nessun cadavere, nessun cimitero con la terra smossa, nessuna foto o filmato o ancora nessuna traccia di compravendita. In più, cominciano a sorgere dubbi sulle tecniche usate dagli psicologi durante i colloqui con i minori, che comporterebbero una vera e propria distorsione dei ricordi.

La ricostruzione di Pablo Trincia arriva a provocare uno scossone, generando una voragine nella comunità e contribuendo alla creazione di due schieramenti, in particolare tra le vittime: alcune di loro hanno iniziato a mettere in dubbio quanto pensavano di aver vissuto, altre hanno istituito il comitato "voci vere, vittime della Bassa modenese", per ribadire l'esistenza degli abusi e la ricostruzione a senso unico fatta da Trincia, il quale è stato definito addirittura un "negazionista" degli abusi.

Un approccio diverso

La docu-serie ovviamente parte dal lavoro di Trincia e Rafanelli, ma presenta delle grandi differenze. Prima di tutto, laddove il podcast era critico sulla metodologia usata dagli psicologi e dava una propria interpretazione dei fatti, qui l'approccio è più imparziale. Gli autori, infatti hanno cercato di dare voce a tutti i protagonisti della vicenda e di fornire i vari punti di vista, incluso quello della psicologa Valeria Donati, colei che per prima iniziò a raccogliere le testimonianze dei bambini e a sospettare l'esistenza di abusi, oltre che una delle figure principali di cui viene messa in dubbio la deontologia professionale. Inoltre, c'è la partecipazione di alcuni di quei bambini - ora adulti - che avevano rifiutato di parlare con Trincia all'epoca del reportage.

In secondo luogo, le persone coinvolte nella vicenda hanno avuto modo di ascoltare il podcast, ne sono state influenzate e hanno reagito in maniera diversa, tutti elementi che tornano nei due episodi finali di Veleno. Per quanto riguarda questo aspetto, infatti, la serie non si è limitata a ricostruire gli accadimenti, aggiungendoci testimonianze che non erano presenti nel podcast, ma nei due episodi sopracitati dà spazio al racconto di Trincia e Rafanelli - i quali espongono le loro motivazioni così come i loro dubbi ed illustrano il percorso che li ha portati alla creazione del podcast, mostra l'impatto avuto sui protagonisti e su tutta la comunità della bassa modenese e traccia anche dei collegamenti a una vicenda più recente e altrettanto sconvolgente, ossia quella di Bibbiano. Le due storie hanno in comune non solo alcune dinamiche, ma anche alcuni dei nomi o delle associazioni coinvolte.

Il racconto della serie segue un andamento cronologico e alterna interviste a video d'epoca, ricostruzione di alcuni di alcuni momenti chiave - che spariscono progressivamente con l'evolvere della storia - e gli stralci dei colloqui dei bambini, che rappresentano sicuramente i momenti più duri e difficili da mandare giù. Vista la divisione che si è creata tra chi reputa di essere stato suggestionato dagli psicologi - una delle vittime definisce i colloqui avuti con Donati una "tortura" - e chi ribadisce la realtà di traumi e abusi, è in parte difficile tracciare una linea tra cosa è vero o no.

Come spiega Trincia, in uno scenario di ricordi così confusi e confessioni al limite dell'incredibile (un bambino raccontava di aver ucciso diversi neonati con una cadenza spaventosa) l'immagine che risalta di più è quella di un bicchiere d'acqua dove vengono versate delle gocce d'inchiostro; l'acqua diventa nera e non si riesce più a distinguerla dall'inchiostro. Un prodotto del genere avrà sicuramente un impatto diverso tra chi ha già ascoltato il podcast e chi non l'ha fatto. Il nostro consiglio è di recuperare prima i sette episodi - più uno extra - del podcast e poi di avvicinarsi alla serie, che sembra più un arricchimento del materiale di partenza.

Abbiamo trovato la ricostruzione delle vicende giudiziarie più confusionaria e meno approfondita rispetto al materiale originale e le scene ricostruite non ci hanno convinto del tutto, per quanto quest'ultime servano a ricostruire episodi privi di documentazioni filmate. Però, ascoltare la versione di persone non presenti nel podcast e vedere l'impatto che quest'ultimo ha avuto sulle vite dei bambini, dei genitori a cui sono stati sottratti, dei genitori a cui sono stati affidati, i muri alzati e i tentativi di riconciliazione, sono tutti elementi importanti che allargano la prospettiva della vicenda.

In tal senso, abbiamo apprezzato l'intento di valorizzare la parabola umana delle persone coinvolte. L'intero progetto Veleno pone anche interrogativi sul funzionamento della giustizia e su come gli esiti possano cambiare a seconda della prospettiva adottata, ma anche su tutto il sistema dei servizi sociali e degli affidamenti. Gli autori hanno specificato di non essere alla ricerca della verità assoluta, ma di aver provato a fornire agli spettatori tutti gli elementi utili per farsi un'idea di una storia che ha sconvolto tante vite e mostrato una realtà fatta di mezze verità e tante zone buie.

Veleno Nella docu-serie targata Amazon Prime Video, la storia dei Diavoli della bassa modenese si arricchisce di nuove testimonianze e allarga il quadro già tracciato dal podcast e dal libro di Pablo Trincia. La ricostruzione delle vicende giudiziarie risulta meno approfondita, ma la possibilità di dare un volto alle persone coinvolte, così come di assistere ai dolorosi colloqui dei bambini e alle conseguenze che ci sono state in seguito alla pubblicazione del podcast, sono un valore aggiunto e pongono nuove riflessioni su eventi strazianti e dolorosi.

7.5