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Vendetta: guerra nell'antimafia, recensione dell'intensa docuserie Netflix

Dopo SanPa e Veleno, anche con Vendetta: guerra nell'antimafia Netflix continua nelle sue docuserie tra crimini celati e doppie verità.

Vendetta: guerra nell'antimafia, recensione dell'intensa docuserie Netflix
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"Se tutti sono colpevoli, allora tutti sono innocenti". Lo afferma Antonio Ingroia durante una delle puntate di Vendetta: guerra nell'antimafia (tra le novità di settembre di Netflix). Ex magistrato e avvocato dell'imputato Pino Maniaci, Ingroia è pedina nella causa che vede il suo cliente citato per estorsione e diffamazione.

Un'accusa di cui è Silvana Saguto l'altra protagonista della serie, indagata per comportamenti illeciti verso i beni confiscati sotto il suo operato nelle procedure di Prevenzione indette presso il Tribunale di Palermo. Prevenzione che dovrebbe arrestare i traffici criminosi delle organizzazioni di Cosa Nostra, misure per assicurare un rallentamento nelle pratiche avanzate dalla mafia e riuscire così un giorno ad estirparla dalle sue fondamenta.

I paladini della (anti)mafia

Una mafia contro cui lo stesso Maniaci ha sempre combattuto con i suoi modi coloriti e l'intraprendenza del giornalismo d'inchiesta, che cerca di praticare con pochi mezzi grazie alla sua conduzione di Telejato, canale di terra sicula radicato nel comune di Partinico e da sempre in lotta contro le malefatte e il terrore perpetrati dai boss locali. Ma se "Tutti sono colpevoli, allora tutti sono innocenti" è perché invece di essere unificata, la battaglia dell'ex magistrato Saguto e di Maniaci si è dimostrata divisoria e, ancor più, corrotta.

Corrotta nelle menti, nell'ambiguità delle maniere usate, nei procedimenti avvalorati e sostenuti da uno Stato che sembra aver generato un "cerchio d'oro" in cui poter far fruttare i propri interessi instaurando un metodo di potere similare a quello di chi avevano condannato. E, soprattutto, è perché le due personalità al centro di Vendetta: guerra nell'antimafia hanno rivolto l'uno verso l'altra le proprie sferzate, portando all'evidenza i peccati di entrambi e scalfendo ancora di più un'isola in cerca di pace come la martoriata Sicilia. Uno sdoppiarsi continuo che va decretando dall'inizio del 2021 le caratteristiche richieste alle docuserie italiane, che continuano così su di una formula ben rodata che conquista effettivamente l'attenzione del pubblico. È la dicotomia tra luci e ombre, verità e menzogne, versioni di chi è a favore e versioni di chi è contro a sospingere prodotti che non ricercano più la verità assoluta al di sopra del fatto di cronaca, ma vertono sulla possibilità di un banco mediatico in cui esporre ognuno la propria visione.


È SanPa in cui Vincenzo Muccioli è sia santone che truffatore, è Veleno in cui i Diavoli della bassa modenese molestavano o meno i bambini( qui la nostra recensione di Veleno). Sono le due sponde, le divergenze, le posizioni differenti. È Netflix che tenta il confronto come nell'aula di un processo in cui si fa giudice lontano e silenzioso, puro ascoltatore e revisore degli eventi su cui sarà poi il pubblico a dover dare il proprio verdetto.

L'unico giudice è il pubblico

Non ci sono esattezze nelle serie contemporanee della piattaforma, non c'è il disvelamento del colpevole, bensì l'angoscia costante di non poter sapere, anche in quanto spettatore, in quale anfratto si cela l'onestà delle persone. "Non si sa più di chi ci si deve fidare" va constatando il medesimo Maniaci e di riflesso è il pubblico che non può credere a nessuna delle affermazioni lapidarie dei personaggi reali che ha davanti.

Un'insofferenza nella mancanza di chiarezza sul determinare i ruoli giocati all'interno dei reportage seriali che viene sopperita dalla comprensione della mobilità delle storie e da come questa possa smuovere o modificare le idee altrui. Intento che Vendetta: guerra nell'antimafia riconferma, improntandosi proprio sullo sviluppo bilaterale delle vicende, manifestando l'intenzione di porsi come bilancia di una sentenza che, questa volta in particolare, la telecamera va a scoprire all'unisono con chi sta guardando. Gli anni infatti passano, le accuse si susseguono, anche il Covid sopraggiunge e ogni coinvolto deve indossare la mascherina. La serie documentaria riporta le asprezze di Silvana Saguto e Pino Maniaci, apparentemente paladini della giustizia e perseguiti dalla legge. Allora sono tutti colpevoli? Tutti innocenti? Vendetta: guerra nell'antimafia non sa rispondere, non può rispondere. E, alla fine della stagione, quello che conta è solo cosa ne pensa ogni singolo spettatore.

Vendetta: guerra nell'antimafia Sulla stessa scia di SanPa e Veleno, anche Vendetta: guerra nell'antimafia intriga lo spettatore che vede dispiegarsi di fronte a sé due poli opposti. Due versioni differenti della stessa storia, in cui non c'è verità se non quella ambigua che il pubblico può provare a districare alla fine della stagione. Una serie che riporta le accuse contro l'ex magistrato Silvana Saguto e quelle di diffamazione e estorsione contro Pino Maniaci. Due esponenti dell'antimafia i quali sembrano più vicini a quei boss che tanto disprezzavano rispetto a quanto volessero far credere. Ma è davvero così? Queste due figure sono vittime o criminali? Vendetta: guerra nell'antimafia non può saperlo, il suo compito è soltanto quello di esporre i fatti.

7.5