Vikings 5x11: si ricomincia

Dopo una lunga pausa, riparte una quinta stagione ricca di colpi scena e aspettative future. L'universo di Vikings ha ancora molto da raccontare

recensione Vikings 5x11: si ricomincia
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"Momenti di visione", la decima puntata della quinta stagione, aveva regalato ai fan di Vikings una battaglia epocale, non solo per i partecipanti in essa coinvolti ma anche per la sua tanto particolare quanto eccellente modalità di narrazione. La serie nata su History Channel, distribuita in Italia Tim Vision, aveva concluso il primo ciclo di episodi nel migliore dei modi, con un progressivo crescendo di intensità e una lunga serie di domande per le cui risposte gli spettatori hanno dovuto attendere diversi mesi. Il silenzio però è destinato ad avere fine, e il 29 novembre (a sole 24 ore dalla messa in onda negli USA) potremo riabbracciare i freddi territori vichinghi. Quelle stesse lande desolate che, nutrite dalla pioggia e dal sangue dei combattenti morti in battaglia, nella scorsa stagione hanno visto concludersi la storia di Ragnar Lothbrok e iniziare un nuovo ciclo di odio, scontri e tradimenti.

Un nuovo inizio

Proprio la costruzione della decima puntata, l'ultima prima di una pausa di dieci mesi, aveva creato una notevole sorpresa sia nel pubblico che nella critica, per l'eleganza e la teatralità con cui era riuscita a presentare la battaglia combattuta per il dominio di Kattegat. Sia le singole parole pronunciate dai personaggi che la continua traslazione del focus dal clangore delle spade e delle asce verso i momenti preparatori della battaglia avevano permesso di comprendere a fondo l'importanza dello scontro e l'enorme posta in gioco. Allo stesso tempo, gli sceneggiatori erano riusciti a raggiungere una dimensione più intima, destinata poi ad allargarsi sotto la pioggia di frecce e le mura di scudi che mettevano in pericolo o proteggevano il destino di migliaia di combattenti.

La seconda parte di stagione riprende esattamente dal momento critico con cui i precedenti episodi si sono conclusi, cioè dalla ritirata delle forze guidate da Bjorn, Lagertha e Ubbe; dall'entrata trionfale a Kattegat dei soldati franchi, alleati tanto insoliti quanto essenziali; dal successo di Ivar. È proprio lui il vero vincitore, nuovo re della propria terra natia. La sorte, tanto favorevole a lui, è stata meno benevola con altri, sia dalla parte dei vinti che dei trionfatori. Ne è un esempio Harald, che ha perso ogni cosa per non guadagnare nulla, se non una promessa tanto fragile quanto poco credibile, e ha dovuto dare il proprio addio a fratello, moglie e figlio. L'impeto di questo nuovo ciclo di episodi ha il suo punto di origine radicato nelle conseguenze che una simile guerra civile e fratricida si trascina appresso. I ruoli si sono definitivamente invertiti ed ora non è più Ivar a dover inseguire il rispetto che crede di meritare o la vendetta che vuole spietatamente calare sulla testa di Lagertha. Ora il compito della passata regnante di Kattegat, di Bjorn e di Ubbe è quello di sopravvivere e tentare di sfuggire ad un nefasto destino.

Danza di re

Quella che si è articolata nella patria di Ragnar Lothbrok è una danza di regnanti che raggiunge le lontane terre inglesi. Con l'estinguersi delle fiamme di Ecbert e Aethelwulf, è ora il tempo per un nuovo re di guidare la resistenza contro le persistenti e irruente invasioni vichinghe, con l'obiettivo di far ritornare la pace su delle terre martoriate da morte e saccheggi e lasciare lontani, nelle memorie popolari, i ricordi delle sconfitte subite, degli assassinii, dei furti, delle devastazioni. Le storie del Wessex e di Kattegat non possono però procedere parallele e sono al contrario destinate a intrecciarsi ancora per molto tempo. Per quanto siano distanti le terre che si intersecano lungo il racconto di Vikings, ogni cosa è, prima o poi, destinata a ritrovarsi. Diventerà fondamentale, nel corso di questa seconda parte di stagione, cercare di discernere quale possa essere il peso ricoperto dai vari personaggi per quanto riguarda il futuro della serie. Partendo da Ivar, che è riuscito a raggiungere solamente uno dei propri obiettivi e che non sembra affatto sazio di vittorie e vendette, ma senza dimenticare Harald, che rischia di vedere sfumare di fronte ai propri occhi ciò per cui ha sacrificato ogni cosa, oppure Bjorn, Lagertha e gli altri fuggitivi.

Il calo di ritmo che contraddistingue l'undicesima puntata, inevitabile se rapportato ai precedenti episodi concentrati quasi esclusivamente sulle battaglie, diventa appunto più sostenibile se valutato in un'ottica futura, come parentesi di un nuovo ciclo di leggende e personaggi. Non è d'altronde una novità che nelle ultime stagioni di Vikings l'attenzione degli spettatori sia stata diretta verso personaggi che prima ricoprivano un ruolo più marginale. Dalla parentesi (per ora di dubbio fascino) che ha portato Floki in terre ancora più lontane e inospitali all'importanza che hanno raggiunto personaggi come Heahmund, capaci di influenzare pesantemente anche il destino dei protagonisti principali. Questa seconda parte di stagione si colloca in un regime di continuità con una simile tendenza, legando a doppio filo la sopravvivenza di Bjorn e Lagertha con quella del sacerdote inglese. Come anticipato anche dallo stesso creatore della serie, Michael Hirst, le possibili ritorsioni di Ivar e il rapporto instauratosi tra la regina guerriera ed il personaggio interpretato da Jonathan Rhys Meyers faranno da trait d'union tra Kattegat e le lande inglesi, oramai ultimo rifugio per le prede cacciate dal re senz'ossa e dai nuovi vincitori.

Vikings - Stagione 5 Era difficile mantenere lo stesso livello di tensione che aveva contraddistinto il decimo episodio di questa quinta stagione. E in effetti, pur dando il via a un nuovo ciclo di avventura, il ritmo cala sensibilmente e ci presenta una puntata più dialogata, i cui rari momenti di noia lasciano il campo a quelli che saranno i primi passi verso nuovi conflitti e colpi di scena. I personaggi (e lo spettatore) hanno il tempo per raggruppare le proprie idee e capire come affrontare una nuova svolta che, seppur lontana per importanza dalla morte del carismatico Ragnar, non mancherà sicuramente di segnare il futuro di una serie così longeva.

7