Vikings 6: recensione dei primi due episodi dell'ultima stagione

Abbiamo visto in anteprima le prime due puntate della sesta stagione di Vikings, capaci di imprimere delle buone sensazioni per il finale della serie.

recensione Vikings 6: recensione dei primi due episodi dell'ultima stagione
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E alla fine giunse anche l'ultimo atto. D'altronde persino le più imponenti epopee devono, ad un certo punto, trovare la loro conclusione e Vikings non è un'eccezione. Una sesta stagione che però inizia sotto auspici di forte dubbio: non è un mistero che l'ultima tranche di puntate non abbia ricevuto un'accoglienza delle più calde (qui la recensione di Vikings Stagione 5), anzi, andavano a formare uno degli archi narrativi più deboli di tutta la serie. Insomma il finale della quinta stagione non era altro che una lunga e irritante attesa di uno scontro che chiunque sapeva sarebbe arrivato. Pochi elementi si salvavano, il più intrigante dei quali era sicuramente la crescente follia di Ivarr (Alex Hogh). Adesso il cerchio va chiuso e il destino degli eredi di Ragnar deve raggiungere il suo compimento, si spera, nella maniera più soddisfacente possibile.

Bisogna dare un senso agli eventi accaduti dopo la tragica morte di uno dei vichinghi più leggendari di tutti i tempi, quello che fino ad ora si è visto soltanto ad intermittenza. Se Michael Hirst, deus ex machina di Vikings, riuscirà a sorprendere ancora una volta, è tutto da vedere. Nel frattempo abbiamo visto in anteprima i primi due episodi di questa sesta stagione, che in Italia debutterà il 5 dicembre su TimVision.

Un primo passo incoraggiante

La celebre battaglia tra fratelli è ormai alle spalle e, con la vittoria di Bjorn (Alexander Ludwig), sembra essersi ristabilito un fermo equilibrio a Kattegat e nella regione circostante. Il nuovo sovrano viene accolto come un eroe che ha finalmente spezzato il dominio tirannico di Ivarr, premesse migliori per una transizione di potere non ne esistono. Eppure, ribadendo un concetto fondamentale, Vikings mostra che la realtà non è mai così semplice: Bjorn, infatti, sente molto più di altri l'ombra del padre Ragnar, una vera spada di Damocle pendente sulla sua testa, e ricoprire lo stesso e identico ruolo di re non può non acuire tale sentimento. Nel frattempo neanche Ivarr ha ancora concluso la sua parabola, impegnato in un viaggio lunghissimo che lo condurrà direttamente in Russia.

È un curioso parallelo che la storyline finale ci porti immediatamente nelle regioni che Ragnar ha voluto con decisione evitare nelle prima stagione, ritenute povere e inadatte per delle incursioni fruttuose. E proprio in queste terre il Senz'ossa stringerà amicizie molto particolari e affini al suo carattere sadico, mostrando subito un Vikings in grande forma per ciò che riguarda ricostruzione storica, caratterizzazione dei personaggi e messa in scena di sequenze dal notevole impatto. I punti precisi che sono venuti a mancare nella scorsa annata, ad esempio è vivo e doloroso nei fan l'utilizzo scellerato di una delle new entry più interessanti come il vescovo Heahmund.

Tirare le somme

Da questo punto di vista la serie di Hirst ha l'obbligo morale di riprendersi e dare il meglio di sé e l'incipit è effettivamente incoraggiante. Non meno affascinanti dei viaggi esotici di Ivarr sono i dilemmi che tormentano Bjorn, costretto continuamente ad interrogarsi su quanto e come il potere possa eclissare la moralità, aspetti che il possente guerriero ed esploratore non ha mai dovuto affrontare, in un certo senso persino evitandoli ad ogni occasione. E una Lagertha (Katheryn Winnick) nella fase ormai finale della sua vita, a tratti stanca dopo numerose battaglie e delusioni, non può essere la panacea di tutti i mali.

È vero, è ampiamente presto per comprendere quali direzioni Vikings voglia prendere - dettaglio preoccupante poiché si tratta di una stagione finale - e numerosi elementi devono ancora entrare in gioco, dal destino di Floki (Gustav Skarsgard) alle scelte maturate da Hvisterk (Marco Ilso) e Ubbe (Jordan Patrick Smith). Quindi un potenziale letteralmente abissale è inespresso al momento, eppure si può lasciare questa doppia premiere con un crescente senso di fiducia.

Vikings - Stagione 6 Vikings è sempre Vikings, nel bene e nel male. Ma la doppia premiere di questo sesto e conclusivo atto ci restituisce una serie che sembra aver compreso a fondo i propri errori: i personaggi, i loro dilemmi e follie tornano a regnare sovrani dopo una stagione fatta di attese, di momenti vuoti e poca sostanza. Bjorn, alle prese con i tormenti che derivano dall'essere re, è la naturale evoluzione delle stesse pene affrontate dal padre Ragnar. Non meno intriganti risultano i viaggi e le nuove amicizie molto distanti strette da Ivarr, la cui parabola è ben lungi dall'essere conclusa. Insomma, è solo un primo passo, ma si può essere fiduciosi per la conclusione di questa epopea.