Vikings 6x06 Recensione: un epilogo sconclusionato

La sesta puntata di Vikings appare sicuramente in crescita rispetto alle precedenti, ma la gestione scellerata di un personaggio non va perdonata.

recensione Vikings 6x06 Recensione: un epilogo sconclusionato
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Abbiamo passato il giro di boa di questa midseason di Vikings, a dir la verità abbastanza in sordina. E l'aspetto più problematico, oltre la staticità delle due puntate precedenti (qui la recensione di Vikings 6x04 e la recensione di Vikings 6x05), ad aggravare ulteriormente la situazione già precaria è un altro: Hirst sta palesemente avendo difficoltà a gestire in maniera ordinata le diverse storyline.

Insomma, è l'ennesimo difetto che sta condizionando, dopo un inizio incoraggiante e a tratti sorprendente, questo preoccupante preambolo al gran finale di Vikings. Chiariamo, almeno la sesta puntata porta decisamente avanti le vicende dei più celebri vichinghi del piccolo schermo, fatto che di per sé rappresenta un bel miglioramento. Lo fa, però, con una qualità piuttosto altalenante e vedremo il perché. Ma c'è un malessere generale che pervade ancora questa serie e purtroppo ancora non se ne vede via d'uscita.

Chi sarà Re?

L'episodio si incentra in particolare su due storyline: il risultato dell'elezione del primo Re norvegese, che vede con sorpresa premiare Harald (Peter Franzen) a discapito del favorito Bjorn (Alexander Ludwig), deluso e amareggiato dal trattamento riservatogli dall'amico; la chiusura dell'arco narrativo di Lagertha (Katheryn Winnick), in procinto di affrontare per l'ultima e decisiva volta i banditi che minacciano i pacifici villaggi vicino la sua remota fattoria. Effettivamente intriganti sono i risvolti intorno al figlio di Ragnar, che raramente nella sua vita ha dovuto affrontare delle sconfitte tanto ingombranti e un tradimento cosi repentino. D'altronde sono stati i suoi sforzi a salvare proprio Harald dalla prigionia di Olaf (Steven Berkoff) e la rabbia mista a disgusto dipinti sul suo volto necessitano di poche spiegazioni. Che si stia preparando una lotta di potere? Qualunque cosa sia, finalmente Vikings dischiude prospettive interessanti e inedite, lasciando intravedere un assaggio del futuro e oltretutto introducendo un nuovo personaggio che potrebbe persino rappresentare il ponte di collegamento con lo spin-off annunciato qualche tempo fa, Valhalla.

Gestioni non adeguate

Il tasto dolente, dal principio fino alla conclusione insipida, è stata la vicenda di Lagertha, che si è mostrata per ciò che davvero è: un accanimento terapeutico contro un personaggio straordinario che aveva già dato tutto. Lento, prevedibile e a tratti poco ispirato - ed è un eufemismo - nei dialoghi, anche in questa sesta puntata non fa altro che trascinarsi verso la sua ineluttabile fine.

L'esito, infatti, venne predetto tempo addietro dal veggente ed è stato inscenato in modi scellerati, privato di ogni briciolo di pathos. A nulla serve la costruzione suggestiva della sequenza finale, la battaglia era già persa in partenza e forma una macchia nera indelebile su tutta la serie, una mancanza nei confronti di una protagonista che meritava ben altro rispetto.

L'altro e più recente campanello d'allarme è destato dalla macro-gestione, poco lungimirante, dei differenti scenari che si stanno alternando nella midseason. Ora, è ovvio che ogni settimana non si può pretendere che chiunque abbia uno svolgimento e un tempo su schermo adeguato.

Tuttavia ci sono numerose vie di mezzo e non è accettabile, a nostro avviso, che ad esempio un personaggio critico come Ivar (Alex Hogh Andersen) possa usufruire di solo pochissimi minuti di scena spalmati su più episodi. Non è una gestione virtuosa e a tratti sembra più un contentino per i fan che un passo in avanti. Stesso ed identico discorso può essere fatto per Ubbe (Jordan Patrick Smith), a riprova di una stagione che fino ad ora non appare studiata meticolosamente.

Vikings - Stagione 6 Vikings procede la sua corsa con un episodio ambivalente: da un parte, infatti, le novità introdotte nella storyline di Bjorn sono interessanti e per la prima volta dischiudono le porte a qualche prospettiva futura; dall'altra la gestione del personaggio di Lagertha non è soddisfacente, perché sminuisce un personaggio ben scritto che aveva già dato tutto. Vogliamo, però, rimanere positivi, anche quando la gestione dei diversi archi narrativi scricchiola, poiché finalmente si vede qualcosa di nuovo. Rispetto alla staticità devastante delle scorse puntate, si tratta di un gran passo in avanti, seppur minato da errori clamorosi.