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Virgin River Recensione: il fiacco ritorno della serie romance di Netflix

Virgin River, il romance ispirato ai romanzi di Robyn Carr, torna su Netflix con una nuova stagione, dove la qualità è buona, ma la sostanza è scarsa

Virgin River Recensione: il fiacco ritorno della serie romance di Netflix
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In fuga dalla propria vita a Los Angeles, l'infermiera Melinda Monroe (interpretata da Alexandra Breckenridge) si trasferisce a Virgin River, un paesino sperduto in mezzo alle montagne della California del Nord. Lì accetta un impiego come assistente ostetrica del medico Vernon "Doc" Mullins e cerca di adattarsi a un ambiente del tutto nuovo. La vita di paese - nella quale non sembra esserci molto da fare e tutti sanno tutto di tutti - non è infatti semplice per chi proviene da una grande città, ma Mel è intenzionata a ricominciare da capo, per lasciarsi alle spalle un doloroso passato.

Arrivato - con qualche ammaccatura, ma tendenzialmente ben accolto - alla terza stagione, Virgin River continua a rappresentare un titolo dalla buona qualità tecnica, ma animato da una sceneggiatura sotto tono e poco originale che qui trova nuovamente conferma. Nonostante questo, i nuovi episodi hanno permesso alla serie di entrare nella classifica dei titoli più visti della piattaforma, anche ora che le uscite Netflix di agosto iniziano a spopolare.

In attesa di scoprire i punti forti e le debolezze dei nuovi episodi, vi invitiamo a recuperare prima la nostra recensione di Virgin River 2. È bene inoltre ricordare che il testo contiene spoiler per chiunque non abbia visto la serie!

Una trama senza meta, che sceglie di non correre troppi rischi

Fin dalla sua prima stagione, Virgin River si è rivelata subito una di quelle serie senza troppe pretese, perfetta per una domenica pomeriggio in completo relax. Con la sua fotografia luminosa, le ambientazioni da sogno e la storia d'amore zuccherosa tra i protagonisti, questo prodotto Netflix ha voluto prendere le distanze dalle centinaia di titoli impegnativi sparsi sulle varie piattaforme, rappresentando così una sorta di valvola di sfogo, un guilty pleasure grazie al quale sgonfiare la tensione della settimana.

Se questa componente sonnacchiosa poteva funzionare all'inizio - vacillando, ma resistendo nella seconda - con la terza si è dovuta scontrare con la necessità di portare un po' di novità nella trama, o quantomeno di chiudere alcune questioni aperte. Negli episodi precedenti non solo la relazione tra Mel e Jack (Martin Henderson) è stata messa a repentaglio dall'ex moglie di lui, Charmaine (Lauren Hammersley), ma un'attività illegale è anche stata avviata nella cittadina, minando la tranquillità dei suoi abitanti. Lo stesso Jack, coinvolto indirettamente nella vicenda, ha rischiato la vita a causa di una sparatoria che ha chiuso la scorsa stagione con un cliffhanger.

In apertura del terzo ciclo di episodi, Jack viene soccorso e portato d'urgenza all'ospedale, dove sembra essere a un passo dalla morte. Qualche istante dopo un flash forward ci porta avanti di tre settimane: il pericolo è scampato e il co-protagonista non ricorda quasi nulla dell'accaduto. Proprio da qui cominciano a emergere i problemi strutturali della serie, che tende ad aprire sottotrame e a creare conflitti senza la capacità o la volontà di approfondirli adeguatamente. Senza aver fatto una lettura attenta dei romanzi è difficile stabilire quanto Virgin River sia fedele ai libri ai quali si ispira, ma il gioco fatto di problemi, rivelazioni, colpi di scena e intrighi comincia a farsi debole, a causa di una trama che non decolla, che non si prende i giusti rischi e che non mette quasi nulla a repentaglio.

La gelosia di Charmaine, potenzialmente pericolosa per la relazione tra Jack e Mel, ora sembra appianata grazie alle future nozze con un avvocato (che vorrebbe estromettere Jack dalla custodia dei figli). Doc (Tim Matheson) lotta contro la malattia da poco scoperta, la degenerazione maculare senile, che però nel corso della stagione sembra non causargli problemi capaci di tenere gli spettatori sulle spine. La sua relazione con Hope, conquistata con tanta fatica nella scorsa stagione, viene accennata a malapena a causa dell'assenza sul set dell'attrice Annette O'Toole (che a causa della pandemia non ha potuto viaggiare e raggiungere fisicamente il set).

Nel frattempo Brie (Zibby Allen), la sorella di Jack, si nasconde anche lei a Virgin River per fuggire da un momento difficile della propria vita e instaura una relazione con Brady, coinvolto nello spaccio di sostanze illegali che ha portato al ferimento di Jack. Quest'ultimo non sembra particolarmente sconvolto dall'aggressione e dall'incendio che gli ha distrutto casa, mentre altre vicende poco chiare sembrano essere passate sotto silenzio senza una spiegazione (o senza l'intervento più che giustificato della polizia).

In tutto questo continua la relazione tra i protagonisti, Mel e Jack, fatta di regali, sorprese, momenti di grande dolcezza, ma anche incomprensioni e timori. Il genere d'appartenenza di Virgin River (il romance puro) si respira a ogni scena che li vede coinvolti: tra Mel e il riservato Jack c'è romanticismo e passione, complicità e gioco, senza però dimenticare le difficoltà che i loro diversi caratteri potrebbero causare. Questi elementi danno vita a una coppia interessante, anche se poco originale, ma ciò che penalizza di più la serie è l'incapacità di sfruttare al meglio le potenzialità di protagonisti e comprimari, nonché il fascino emotivo dei conflitti che sono stati creati e degli ostacoli che le figure in gioco si trovano inevitabilmente ad affrontare.

Una qualità che non riesce a rimediare al ritmo lento e a una scrittura poco originale

Le difficoltà della serie non possono essere corrette dalla buona qualità tecnica della stessa, ma è proprio il pacchetto a non deludere. La cittadina fittizia nata dalla fantasia dell'autrice dei romanzi viene rappresentata perfettamente dai paesaggi lacustri e boschivi del Canada, che danno vita alla tipica serie tv "comfort", perfetta per chi desidera impegnarsi emotivamente con i protagonisti senza dover vivere la pesantezza di un intreccio eccessivamente complesso. Accanto alla bellissima ambientazione continuano a essere valide le interpretazioni degli attori - tanto dei protagonisti quanto dei comprimari - , il doppiaggio italiano, affidato a un cast vocale credibile e la regia, che sa sottolineare prontamente i momenti emotivamente più carichi della serie. La scelta musicale è anch'essa ben bilanciata e in linea con un prodotto romance che cerca di coinvolgere ed emozionare anche con la colonna sonora.

Virgin River si rivela dunque una serie sia tecnicamente ponderata che visivamente accattivante, nonché caratterizzata da un sistema di personaggi che non faticano a entrare nel cuore degli spettatori. Le potenzialità non mancano, ma purtroppo non vengono adeguatamente sfruttate per portare avanti una narrazione sufficientemente appassionante.

Tra svolte poco originali, colpi di scena spesso prevedibili, sono i personaggi a risentire di più di questa debolezza, soprattutto quando non si rende giustizia alla loro interiorità sfaccettata o ai conflitti che si creano tra di loro. Litigi e incomprensioni durano talvolta il tempo di un episodio (o anche meno), mentre alcune situazioni non sembrano avere conseguenze a lungo termine. Jack, per esempio, è un ex marine che sembra inizialmente soffrire di stress post-traumatico, ma non risente a livello psicologico né della sparatoria, né delle minacce, né tantomeno dell'incendio avvenuto in casa sua. Non si fa abbastanza riferimento all'attacco che lo ha quasi ucciso, se non quando strettamente necessario per creare tensione o mettere in dubbio le scelte di altri personaggi secondari.

Anche il personaggio di Mel ne soffre, a causa di un ritmo narrativo discontinuo, lento all'inizio e affrettato alla fine, tanto che il cliffhanger che chiude questa terza stagione riguarda proprio lei e una scelta che - a giudicare dal suo carattere spesso insicuro - risulta troppo impulsiva e poco credibile. Ne parliamo più nel dettaglio in questa spiegazione del finale di Virgin River 3!

Questa serie può, insomma, dare molto di più ai propri fan e ha l'occasione di farlo in una quarta stagione già annunciata. Si tratta di un prodotto costruito per essere gradevole e poco impegnativo, ma queste etichette non devono impedirgli di brillare e di mostrarsi per quello che è: una storia d'amore emozionante e spesso ostacolata dagli eventi della vita. Con un tocco di originalità in più, l'abbattimento di qualche stereotipo e la capacità di approfondire le questioni che toccano i personaggi principali e secondari, Virgin River può essere una buona serie: pur sempre un guilty pleasure, ma di qualità.

Virgin River Dopo due prime stagioni interessanti, seppur poco originali, Virgin River sembra ancora scivolare sugli stessi errori. La trama poco innovativa emoziona grazie a delle storie d'amore accattivanti, ma sceglie di non correre i rischi necessari a dare vita a una narrazione più avvincente. Le vicende che coinvolgono i personaggi risultano talvolta stereotipate e poco approfondite, mentre non aiuta nemmeno il ritmo discontinuo, tendenzialmente lento per la gran parte della stagione e affrettato alle battute finali. Nonostante questo, Virgin River si conferma un titolo ben realizzato, che poggia su una recitazione valida, una regia e una scelta musicale adeguate al genere e la scelta di un'ambientazione che lascia senza fiato.

5.5