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Voir Recensione: la docuserie Netflix sul cinema prodotta da David Fincher

Sei piccoli saggi sul cinema e su ciò che ci fa amare questo mondo tra celluloide e streaming. Obiettivo centrato? Non completamente.

Voir Recensione: la docuserie Netflix sul cinema prodotta da David Fincher
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Chi ama il cinema sa quanto possano essere preziose le occasioni di confronto e di approfondimento sulle pellicole più amate e sull'essenza stessa dell'immergersi nel buio della sala al cospetto di opere che non rappresentano solo un modo per intrattenere e distrarre lo spettatore dalla routine, ma aprono squarci nel tessuto della società, infiltrandosi nell'ordito del quotidiano in maniera ipodermica, facendo baccano o muovendosi come il proverbiale elefante nella cristalleria.

Voir è la miniserie Netflix che parla di cinema agli appassionati - e non solo - prodotta da David Fincher e David Prior (che avevamo già incontrato nella nostra recensione di The Empty Man , che vale davvero la pena recuperare). Se il colosso di Reed Hastings ha già esplorato i dietro le quinte di alcuni dei lungometraggi più amati di sempre con le varie stagioni de I Film della Nostra Infanzia (tornate indietro nel tempo con la nostra recensione de I Film della Nostra Infanzia 2), con quest'operazione cambia il tono e l'intento nel trattare l'argomento.

Un'ispirazione nemmeno troppo lontana?

Voir potrebbe rappresentare il passo successivo proprio per coloro che hanno amato lo show più scanzonato sul making of dei nostri cult preferiti. La differenza risiede nel fatto che nel caso della serie prodotta da Fincher ci troviamo di fronte ad una raccolta di sei saggi diversi che affrontano ognuno l'esperienza personale di figure peculiari appartenenti al mondo del cinema - ai più sconosciute - relativa a determinate pellicole, generi e tematiche, prendendo spunto da un singolo film per poi solitamente ampliare il raggio d'analisi.

Sei piccoli viaggi molto personali conditi da una dose di storia del cinema, di messinscena e con punte di retorica nemmeno troppo velata. Un prodotto non perfettamente a suo agio nel panorama Netflix questo Voir, che pare più una playlist di YouTube o di Vimeo, fatto non casuale visto che metà degli episodi sono realizzati da Taylor Ramos e Tony Zhou, fautori dell'esperimento Every Frame a Painting, un canale di - sigh - saggi sul cinema, alcuni dei quali danno filo da torcere alla miniserie di Fincher e Prior, che sembrano puntare su un reboot patinato e intimista dell'idea di Ramos e Zhou (è loro uno dei migliori episodi).

Una vita per il cinema

C'è una certa varietà formale di fondo nell'alternarsi nel corso dei vari capitoli; di ricostruzioni delle vicende passate dei narratori, di immagini di repertorio, di spezzoni di pellicole e di viaggi all'interno delle realtà produttive.

Si parte con "L'estate dello squalo", resoconto di Sasha Stone di quei mesi caldi del 1975 quando la pellicola di Spielberg cambiò per virtù e necessità il modo di raccontare le paure dell'inconscio e la loro rappresentazione, aprendo forse involontariamente la strada ai blockbuster che domineranno i boxoffice di tutto il mondo proprio a partire da Jaws, per poi esplodere con Star Wars. Si passa perciò ad analizzare il tema della vendetta e la sua particolare declinazione nel terzo capitolo della trilogia di Park Chan-wook, per poi occuparsi del motivo per il quale amiamo tanto alcuni titoli nonostante i loro protagonisti remino contro di noi, con Lawrence d'Arabia come stella polare. Ci tuffiamo quindi nel mondo dell'animazione alla scoperta delle infinite sfumature del disegno bidimensionale e della modellazione 3D. L'occasione è buona per lanciarsi in un confronto abbastanza spento e poco ispirato sulla dialettica spettatoriale tra cinema e televisione (con un delizioso dissing sul finale di Game of Thrones), per chiudere sul valore sociale e per certi versi politico di 48 Ore di Walter Hill, il cult con Eddie Murphy e Nick Nolte.

Non proprio quello che si aspettavano coloro che cercavano in Voir una masterclass di storia del cinema e di filmmaking o, per lo meno, non sempre. Perché la natura intima e personale delle esperienze presentate dai vari ospiti, spesso presenti in prima persona nell'oscurità di una sala rotta dal fascio di luce di un proiettore, pur sconfinando a tratti nell'empatia e nella piacevole dissertazione, non riesce forse a catturare mai pienamente per via di qualche reiterazione di troppo e di un approccio eccessivamente sinestetico che avrebbe meritato maggiore varietà espositiva e tematica, al di là alla buona messinscena. Il rischio concreto è infatti quello di compromettere la godibilità dei seppur brevi episodi e quello dedicato a Lo Squalo o al confronto "TV vs cinema" ne sono esempi lampanti.

Voir - Docuserie Fincher Netflix Voir è una buona raccolta di saggi impreziosita dall'esperienza personale di alcune personalità del mondo del cinema, sconosciute ai più. Il coinvolgimento dello spettatore non è cosa scontata in questo excursus cinematografico a tratti filologico e a tratti aleatorio, che nel suo sviluppo fatica a carburare e a regalare piena soddisfazione, complice anche un pizzico di fan service di troppo nei confronti di Fincher, che oltre al nome mette veramente poco. Un paio di capitoli sono davvero degni di nota, ma il piatto della bilancia pende un po' troppo dall'altra parte.

6.5